Contro Francesca Albanese "la lobby francese delle armi all'Idf". Per carità, il Fatto quotidiano ha tutto il diritto di difendere la relatrice speciale all'Onu sui territori palestinesi, idolo dei pro-Pal caduta un po' in disgrazia. D'altronde, è una questione di bandiera e di lettorato. Tuttavia, sarebbe consigliabile aggrapparsi ad argomenti un po' più solidi rispetto a quelli da bieco "complottismo" usati da Marco Travaglio in prima pagina sul suo giornale. E facilmente smontabili: ammettiamo pure che la fantomatica "pista francese" abbia un fondamento.
Che dire allora delle proteste formali al Quirinale delle autorità di Germania e Austria? Tutte le cancellerie europee sono schiave delle lobby? Oppure, molto più ragionevolmente, gli attacchi frontali della Albanese a Israele, le sue critiche più che parziali su Gaza e la guerra nel Medio Oriente, il suo essere apertamente, totalmente "embedded" con le autorità palestinesi (secondo i più maliziosi e critici, direttamente con Hamas) l'ha resa incompatibile con un ruolo alle Nazioni unite che dovrebbe essere super partes?
Il titolo di prima del Fatto parla di un vero e proprio "linciaggio" per la Albanese, una "caccia alla strega". "L'esperta - recita il catenaccio - denunciò l'export di armi a Tel Aviv da un colosso d'Oltralpe, Elnet ha pagato i viaggi pure a deputati di Macron". A pagina 2 e 3 imbastisce quindi una passante al servizio di Francesca, colpendo scientificamente tutti coloro che l'hanno critica per i suoi eccessi verbali, le sue prese di posizione radicali, la sua scarsa moderazione. A cominciare dalla stampa italiana: "Denigrata dal Foglio al Giornale", una "campagna di balle". Sottolineano anche come il Corriere della Sera l'abbia definita "filo-Hamas, poi cambiato in pro-Pal". Sono dettagli, in fondo.
Lei, ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita, su La7, respinge le accuse. Smentisce di avere definito Israele "nemico dell'umanità". "Critico lo Stato di Israele così come tutti gli organismi indipendenti criticano gli Stati di competenza, è nel processo di scrutinio dell'Onu. Ho detto che Israele commette genocidio, apartheid e crimini di guerra, non ho detto che è un nemico dell'umanità". Anche qui, verrebbe da dire, dettagli. Ma la relatrice insiste: "Tutto ciò che è stato detto di me è falso, quindi è diffamatorio".
Dal canto suo, Travaglio sposa su tutto il fronte la linea difensiva della Albanese, tanto da far venire il dubbio che sia stato lui, involontariamente, a suggerirgliela.
"Nel breve volgere di 24 ore, i ministri degli Esteri francese e tedesco, Barrot e Wadephul, chiedono le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice Onu sui territori palestinesi, per una frase che non ha mai detto. Cioè i capi della diplomazia di due governi che la menano ogni giorno sulle fake news di Putin ne sposano una della lobby israeliana: il taglia e cuci di un discorso dell'Albanese per farle dire che 'Israele è nemico dell'umanità' (invece ha detto che 'il nemico comune dell'umanità è il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina', con i 'media occidentali che hanno amplificato la narrazione pro apartheid e pro genocidio' spalleggiati da chi 'controlla grandi capitali finanziari, algoritmi e armi'). Meloni o Tajani sono arrivati buoni ultimi: non hanno mosso un dito contro lo sterminio a Gaza, non hanno smesso di fornire armi a Netanyahu, non hanno detto una parola contro le sanzioni Usa all'Albanese, ma hanno atteso il buon esempio altrui per chiederne le dimissioni per 'antisemitismo'. Un francese, un tedesco e un italiano, come nelle barzellette". Su una cosa si può concordare con il direttore del Fatto: non c'è nulla da ridere.