Francesca Albanese la puoi trovare ovunque, ora anche al forum di Al Jazeera. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, incarico che riveste dal 2022, durante la giornata di ieri ha preso parte alla tre giorni di convegni organizzata dal media qatariota.
L’avvocato irpino, in video-collegamento, ha puntato il dito contro i silenzi e le complicità dell’Occidente nei confronti della Palestina. «La maggior parte del mondo», dice, «ha armato Israele, fornendo al Paese scuse politiche, rifugio e sostegno economico, invece di fermarlo durante la guerra genocida a Gaza».
Il suo intervento non si è concluso qui. «Il fatto che la maggior parte dei media occidentali abbia amplificato la narrativa genocida è una sfida. Ma, allo stesso tempo, qui risiede anche un’opportunità. Perché se il diritto internazionale è stato pugnalato al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale ha visto le sfide che tutti noi dobbiamo affrontare». La Albanese dice che l’umanità «ora ha un nemico comune. E il rispetto delle libertà fondamentali è l’ultima via pacifica, l’ultimo strumento pacifico che abbiamo per ottenere la nostra libertà». In conclusione, manco fosse Spike Lee, invita tutti ad alzarsi in piedi perché «dobbiamo fare la cosa giusta».
La partecipazione al dibattito ha suscitato veementi reazioni da parte di Israele. In un post su X Avi Nir-Feldklein, ambasciatore israeliano presso l’Ue, ha chiamato in causa Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, chiedendosi come possa giustificare la partecipazione della Albanese «a un forum organizzato da Al Jazeera, braccio propagandistico dei Fratelli Musulmani, insieme al ministro degli Esteri del regime terroristico iraniano, reduce dall’uccisione e dall’esecuzione dei propri cittadini, e insieme a un alto dirigente di Hamas, una delle organizzazioni terroristiche più letali al mondo, responsabile del massacro del 7 ottobre».
Parliamo, sul fronte iraniano, di Abbas Araghchi, mentre sul fronte Hamas la figura chiamata in causa è il capo all’estero del Movimento islamico di resistenza, la traduzione dall’arabo, Khaled Meshaal.
David Saranga, ambasciatore e direttore per conto del ministero degli Esteri israeliano dell’ufficio per la diplomazia digitale, scrive sul social di Elon Musk che «non c’è bisogno di satira: la realtà la scrive meglio. Francesca Albanese», sottolinea, «condivide il palco dell’Al Jazeera Forum con il leader di Hamas Khaled Meshaal e il ministro degli Esteri iraniano Araghchi. Meshaal, uno degli artefici dell’attacco del 7 ottobre. Araghchi, rappresenta un regime accusato di aver ucciso decine di migliaia dei propri cittadini. Albanese, finalmente la maschera è caduta».
La giurista prosegue imperterrita la propria missione. Solo alcuni giorni fa parlando alla Camera - in una conferenza dal titolo “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo” organizzata dalla deputata M5S Stefania Ascari - aveva asserito che «l’Italia è partner chiave per i bombardamenti a Gaza». L’eterna colpa, mentre su Instagram ha condiviso un post di Tomaso Montanari contro la delegazione di Israele alle Olimpiadi di Milano-Cortina scrivendo «un vertiginoso senso di nausea».
In quest’opera di polarizzazione del dibattito, da parte di Albanese, diventa difficile riscontrare gli ipotizzati benefici portati alla causa del popolo palestinese.