"Ritengo che Sigfrido Ranucci debba essere sempre e comunque difeso. Quando vuole lo invito a venire a Lo stato delle cose, già oggi , a spiegare questa vicenda. Io ho fatto un editoriale di cinque minuti, a lui ne offro dieci. Però poi si deve confrontare con me, con Michele Santoro come moderatore. Se accetta di venire, le porte sono aperte".
Quella di Massimo Giletti più che una mano tesa al conduttore di Report sembra una sfida. Intervistato dal Corriere della Sera, torna infatti sulle gravi accuse del giornalista di Rai 3 e ribatte: "Sono un uomo libero, non appartengo ai servizi segreti né a nessuna lobby". Finito il silenzio, comincia insomma il contrattacco.
"Due settimane fa, la mattina in cui Il Giornale di Cerno ha pubblicato le chat tra Ranucci e Maria Rosaria Boccia - ricorda Giletti -, ho ricevuto un messaggio da Sigfrido: 'Usano te per colpire me, è una totale manipolazione. La mia solidarietà'. Mi fido, credo a quello che mi dice. Sono abituato a vedere battaglie tra giornali di destra e personaggi di sinistra e viceversa, quindi credo a Ranucci".
Poi l'amara scoperta: "Faccio il mio mestiere e riesco ad avere i documenti giudiziari, quindi originali, e scopro che è esattamente l’opposto di quello che sostiene Ranucci. Non c’è stata nessuna manipolazione, lui quelle cose le ha scritte davvero. Non potevo rimanere in silenzio. Ho voluto rimarcare l’ipocrisia di chi mi ha mandato un messaggio personale dove negava di aver mai scritto una cosa del genere, ma in realtà lo aveva fatto. Per paradosso avrei preferito che Ranucci mi dicesse che aveva fatto una caz***a oppure che ammettesse: sì, l’ho detto. E la questione si chiudeva lì".
Quello di Ranucci era qualcosa in più del "solito" tentativo di compiacere la sua interlocutrice. "Se l’obiettivo era fare una puntata contro il ministro Sangiuliano, Ranucci non doveva usare me per fare breccia nel cuore di Maria Rosaria Boccia. Io sono abituato a sentirmi dire di tutto, del discorso dell’omosessualità non mi importa, ci rido su, ma la questione della lobby non la accetto".
L'accusa di essere "uomo dei servizi" secondo Giletti nasce da una vicenda professionale e personale. "Ranucci fa riferimento a una storia che ho diffusamente trattato nella mia trasmissione, l’incontro tra Renzi e Mancini. Io ho dimostrato ampiamente che la ricostruzione della professoressa che ha girato quel filmato aveva troppe inesattezze e incongruenze. All’epoca Ranucci si offese molto e mi mandò un messaggio pesantissimo. Credo che tutto nasca da lì, perché ho dimostrato in modo chiaro che la professoressa non raccontava tutta la verità". Anche l'incontro con Mancini, effettivamente avvenuto, non basta a dare un fondamento alle accuse di Ranucci: "Se ti occupi di certe inchieste è normale incontrare i protagonisti: questo vuol dire lavorare per i servizi? Io ricordo a Sigfrido che quando un pm chiese all’allora capo dei servizi segreti italiani, alla dottoressa Belloni, quali fossero i loro rapporti con Sigfrido Ranucci, lei rispose: oppongo il segreto di Stato. Quindi ognuno si faccia delle domande e si dia delle risposte".