Federico Rampini a tutto tondo. Il giornalista si sofferma sui nuovi equilibri e non può fare a meno di non notare che "questa convergenza di vedute tra il cancelliere Merz e la presidente del Consiglio Meloni è interessante". I motivi? "Sono i due Paesi che in questo momento stanno facendo in concreto le cose più utili per salvare l’Alleanza Atlantica. La prima è aumentare la spesa militare per riequilibrare gli oneri della sicurezza europea. Cosa che gli americani ci stanno chiedendo, letteralmente, dai tempi di Eisenhower. L’altra cosa è riformulare il modello economico e passare da un’economia trainata dalle esportazioni ad un’economia che abbia un motore di domanda interna molto forte. Così non saremo più percepiti come 'parassiti' – parassiti della spesa militare americana e parassiti del mercato di consumo americano – che crescono solo nella misura in cui riescono a esportare".
Insomma, rimarca intervistato dal Secolo d'Italia, "Merz sta cercando di fare tutte e due le cose, con Giorgia Meloni c’è chiaramente un’intesa, una comune veduta del rapporto transatlantico: è una direzione di marcia molto interessante. Mi sembra che sia la strada giusta venire incontro a delle esigenze di fondo che Trump pone. Certo il tycoon ha la colpa di urlare ad alta voce, sbattendo i piedi sul tavolo e rivendicando cose che tanti presidenti americani hanno pensato prima di lui. Però, ecco, cominciare a farle è il modo migliore per aprire una nuova pagina della storia dell’Occidente, perché è vero che la Nato in larga parte coincide con l’Occidente ma abbiamo degli alleati molto distanti che sono il Giappone, la Corea del sud, Taiwan: partner interessantissimi perché sono partecipi del nostro sistema di valori, pur non essendo occidentali".
Intanto, ad aggiungersi a tutto questo, ci sono i files di Epstein che non risparmiano nessuno. Soprattutto il mondo progressista. Per Rampini "non è uno scandalo politico, anche se per una parte dei media in piena ossessione Trump-centrica l’unica cosa che sembra contare è se finalmente in quelle carte c’è qualcosa che possa distruggerlo. Questo, invece, è uno scandalo di tutta l’élite. Di tutta, cioè di un pezzo consistente patologicamente criminale, sessualmente malato ma profondamente criminale perché dei reati gravissimi sono stati commessi". Un’élite - la definisce - "che non è particolarmente politica. Ci sono talmente dentro tutti: da progressisti leader democratici come Bill Clinton fino al reale d’Inghilterra. È vero che se uno ha l’ossessione di misurarlo col bilancino politico ci sono più democratici che repubblicani, ma per una ragione molto banale: che Jeffrey Epstein, essendo un ebreo neworkese ed essendo New York prevalentemente un feudo democratico progressista, frequentava più democratici che repubblicani. All’epoca tra l’altro lo stesso Trump era democratico e pagava le campagne elettorali dei Clinton. All’epoca Epstein era una stella, una star dei salotti mondani delle serate. La sua è una storia orribile, da basso impero. Però guardate, non è che l’Occidente sia particolarmente depravato dal punto di vista morale e gli altri no. Si narravano perversioni sessuali di Mao Zedong che aveva anche lui un harem a sua disposizione. I dittatori semplicemente queste cose le fanno di nascosto, impuniti. E i moralisti, fra di loro, sono i peggiori, sono i più pericolosi. Tipo Khamenei: che probabilmente non non si porta a letto delle ragazzine, in compenso le fa massacrare sulle piazze dell’Iran".