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Sanremo 2026, Aldo Cazzullo contro Laura Pausini: "Ha scelto la destra anti-antifascista"

di Annalisa Terranova venerdì 27 febbraio 2026

3' di lettura

Certi copioni si rispettano. Sanremo perde spettatori? Mica è colpa di Carlo Conti, che ha fornito il suo disciplinato tributo ai partigiani e all’antifascismo. Di chi la colpa allora? Indovinate un po’: ma di Laura Pausini. Quella che osò commentare lo scandalo di Bibbiano e che fece il gran rifiuto. Cioè non volle cantare durante un’ospitata alla tv spagnola “Bella ciao” perché canzone «troppo politica». L’incauta Laura dovette subito fronteggiare le ire dei socialisti spagnoli che sentenziarono che l’episodio non diceva nulla di positivo sull’artista. In Italia le cose andarono peggio. Repubblica si affrettò a etichettare la Pausini come il “Mariano Apicella della Meloni”. Ben presto giunse la vendetta del Pd con apposita proposta di legge: facciamo eseguire “Bella ciao” subito dopo l’Inno nelle sedi istituzionali e didattiche. Da quel momento la Laura nazionale si è portata appresso il marchio dell’anatema antifascista. Lo ha voluto ricordare ieri sul Corriere Aldo Cazzullo rispondendo a un lettore sui motivi del calo di ascolti per Sanremo 2026.

Una vera e propria bolla di scomunica la sua, dove elenca con pignola minuzia i “peccati” dell’eretica: «Ma la Pausini si è schierata. Rifiutandosi di cantare “Bella ciao”, in un contesto innocuo come la tv spagnola, ritenendola una canzone politica e divisiva — mentre è un inno alla libertà, che tra l’altro nessun partigiano ha mai cantato, a differenza di “Fischia il vento” che è, quella sì, una canzone “di sinistra” — ha scelto la destra; e non quella democristiana, liberale, conservatrice, ma la destra anti-antifascista, che peraltro oggi è molto di moda. Schierarsi è legittimo, per carità; ma in questo modo si rinuncia a piacere a tutti». Non so se è chiaro: Carlo Conti potrà pure portarla all’Ariston come co-conduttrice ma una così, con quella lettera scarlatta che ricorda il suo diniego dinanzi al voto d’obbedienza antifascista, mica si può perdonare, senza una espiazione, senza un minimo di purgatorio. Argomenti in cui Cazzullo è magister theologiae, reduce com’è dal suo romanzo biblico che deve avergli fatto credere di poter aprire a piacimento le porte della città di Dite. Ma vediamo che cos’è questa destra anti-antifascista da lui evocata e nella quale ha arruolato l’incolpevole Pausini. Si tratta di quella nutritissima schiera di persone che pensano che il fascismo sia finito nel 1945 e che essere “anti” qualcosa che è morto, concluso, storicamente collocato, è solo un modo per perpetuare i risentimenti scaturiti dalla guerra civile che concluse il secondo conflitto mondiale.

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A costoro (dove c’erano nomi come Ignazio Silone, Augusto Del Noce, Indro Montanelli e Leonardo Sciascia) si oppongono i fautori dell’Ur-fascismo alla Umberto Eco, l’idea cioè che incomba sull’umanità questo male assoluto che sempre si ripresenta a minacciare i buoni democratici con caratteristiche che guarda caso sono sempre le stesse ma affibbiate a nemici diversi: ora Fanfani ora Craxi, ora Nixon, ora Berlusconi, ora Vannacci, ora Trump per non dire della perfida Meloni. Immaginiamo che Laura Pausini sia terrorizzata all’idea di essere tirata in ballo in questa disputa e che per questo lei, di formazione cattolica (cantava in parrocchia e non in un centro sociale mannaggia) si sia tirata indietro dinanzi alla non innocente “Bella ciao” divenuta inno delle piazze disobbedienti. Ma l’inquisitore Cazzullo la tira in mezzo senza alcuna pietà proprio come quelli che brandivano il malleus maleficarum contro le disgraziate streghe (siamo in età moderna, tra l’altro, e non nell’oscuro medioevo, per intenderci), maliarde, incantatrici e seguaci “delli spiriti malefici”. Pausini ha scelto il lato oscuro della storia, è dichiarata anti-antifascista ex cathedra da Cazzullo, qualcosa di molto, molto più grave di un tweet di una Lucarelli qualunque. A questo punto Pausini ha poca scelta: o si converte o sarà dannata per sempre dal temibile nuovo Tribunale del Bene.

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