Un quadruplo cortocircuito si è consumato ieri nel mondo femminista, esempi concreti di intolleranza e oscurantismo, due episodi che fanno emergere la contraddittorietà del movimento che da un lato invoca la non violenza, dall’altro dissemina cumuli di letame sotto lo studio milanese di una donna, la senatrice Giulia Bongiorno, da sempre in prima linea per la difesa delle donne. A Bologna, altre femministe che sulla carta parlano di confronto e inclusione, impediscono a due filosofe femministe, Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo, di presentare il loro libro. Un saggio che esalta la società patriarcale o propone il necessario ritorno dell’angelo del focolare? No, un libro dedicato alle donne dal titolo Donne si nasce (e qualche volta si diventa, Moncon la stessa materia di cui, secondo loro, è fatta la legge.
«Senza consenso è stupro», scrivono le studentesse del collettivo “Non una di meno”. Nel testo approvato a Montecitorio si parlava della necessità di un «consenso libero e attuale» per un rapporto sessuale (ritenuta troppo generica e indeterminata) in quello riformulato si parla di «dissenso» e «volontà». Il punto qui non è la legge, ma il confronto politico che diventa attacco personale, il gesto violento e vile di alcune femministe contro un’altra donna che, anche se politicamente dall’altra parte della loro barricata, non può essere accusata di indifferenza verso la causa femminile. Nel 2007, quando nessuno parlava di femminicidio, ha fondato con Michelle Hunziker l’associazione “Doppia Difesa” che dà sostegno alle vittime di uomini, mariti e compagni violenti. In prima linea per introdurre il reato di stalking, nella primavera del 2018 ha proposto anche l’introduzione del “codice rosso”, una corsia preferenziale per le denunce per maltrattamenti e atti persecutori che in pochi mesi è diventato disegno di legge.
E poi i libri (Con la scusa dell’amore, Longanesi, e Le donne corrono da sole. Storie di emancipazione interrotta, Rizzoli), i convegni, le manifestazioni... Il mucchio di letame è uno sfregio contro una delle politiche che invece di urlare slogan ha materialmente scritto nuovi diritti per le donne. Di quale colpa si sarebbero invece macchiate le filosofe? Alle femministe è bastato forse solo il titolo del libro che rivede e corregge l’affermazione di Simone de Beauvoir «Donna non si nasce, lo si diventa». Perla scrittrice l’identità femminile era il risultato di una cultura patriarcale, male due studiose hanno osato mettere in discussione, quasi ottant’anni dopo la pubblicazione de Il secondo sesso, il dogma della femminista francese. Pretendevano addirittura di presentare un libro con quel titolo- «Donne si nasce» e poi, solo tra parentesi, «e qualche volta si diventa» - inaccettabile per le neo-femministe. Confrontarsi? No, meglio censurare.