"Al referendum non si vota sulla premier, ma sulla giustizia". Giorgia Meloni lo ha detto e ripetuto, eppure c'è chi come Roberto Saviano continua a considerare il referendum esclusivamente un voto politico. Per lo scrittore, strenuo sostenitore del "no", "è caduto il mito dell’invincibilità di Giorgia Meloni. Questa vittoria straripante del 'No' va letta come una vittoria politica - rincara la dose sui social -, non è semplicemente una valutazione referendaria. È un messaggio a tutto il Governo: finisce ora la strategia di manomissione della Costituzione. Il percorso reazionario e illiberale di Giorgia Meloni ha avuto, con questa sconfitta referendaria, una battuta di arresto importantissima".
Da qui l'appello a Pd, M5s e compagni vari: "Ora sta alle opposizioni, sta a chi vorrà proporre un'alternativa incredibile, non populista, non estremistica, non velleitaria". E ancora, altri insulti all'esecutivo attuale. E ancora, guardando al futuro: "Che non ci siano come al solito furbe fazioni, rivolte semplicemente all'accrescimento di sé, del piccolo potere giornalistico, del piccolo potere imprenditoriale, dell'orto parlamentare, che ci sia finalmente una confederazione che possa unirsi e trasformare lo schifo che sta accadendo con questa estrema destra al governo in qualcos'altro, che possa partire dall'Italia, un percorso nuovo in Europa, riformista".
Insomma, per Saviano "questo è l'inizio della fine dell'era Meloni. Sta a noi, essere uniti. Sta a noi, immaginare percorsi diversi. Sta a noi non essere furbescamente divisi. Ognuno per il proprio orto, mostrando una superiorità morale che non esiste. Mostrare diversità, nuova visione, nuova possibilità. Questo forse è possibile. Viva l'Italia antifascista!".