Il 25 aprile romano diventa il palcoscenico perfetto per il grande ribaltone: da un lato un’aggressione (a Parco Schuster un 21enne ha esploso alcuni colpi con un’arma softair contro due manifestanti), dall’altro la narrazione che la trasforma quasi in legittima difesa. E così i conti non tornano più, la riscrittura creativa della realtà entra in gioco, ma poco importa. I fatti direbbero di due partigiani aggrediti.
La versione alternativa, invece, costruisce un’altra trama: il problema non è l’odio, ma chi lo denuncia. E allora via con l’equazione da smontare – “ebrei uguale sostenitori del governo di Israele” – che diventa il pretesto per giustificare tutto il resto, perfino l’allontanamento della Brigata ebraica dalle celebrazioni.
A guidare l’offensiva – si legge sul Tempo - è la solita Ilaria Salis, che non usa mezzi termini: “La Brigata ebraica ha tentato di infangare la manifestazione di Milano… ed è stata allontanata dal corteo da migliaia di persone inorridite”. Tradotto: le vittime diventano provocatori. E ancora: “Quanto accaduto a Roma il 25 aprile ha i tratti di una grave intimidazione fascista…”. Fino al gran finale: “Non ci faremo sparare addosso… torneremo in piazza”.
Sulla stessa linea Angelo Bonelli, leader di AVS: “Non si può ignorare” la mancata condanna della comunità ebraica verso Israele. Ed ecco Gad Lerner con un post su Facebook: “Da tempo denunciamo una degenerazione squadristica di elementi che, in nome dell’autodifesa, minacciano e aggrediscono nelle scuole e per strada chi individuano come nemico di Israele. Basta omertà dall’alto per questi estremisti, sospinti al fanatismo da leader irresponsabili. Chi sa parli. Vengano disciolti questi nuclei paramilitari. E chi ha accusato l’Anpi di antisemitismo chieda scusa”.
Insomma, colpevoli per associazione. E chi non si dissocia, finisce nel mucchio. Poi entra in scena l’Anpi, che parla di “deriva estremistica e intimidatoria” e affonda: “Se dalle parole si passa alle pistole cambia tutto”. Già, peccato che nel frattempo qualcuno le minacce le riceva davvero. Come Cristina Miriam Chiaffoni, della Brigata ebraica, bersagliata da un messaggio firmato “Cacciatore di ebrei” con un augurio di morte, più una valanga di insulti social. Ma questa parte scivola via, quasi invisibile. Meglio il grande racconto collettivo: gli aggressori diventano “angeli”, gli aggrediti un problema politico. E così il miracolo è servito: il 25 aprile che trasforma i “diavoli” in santi.