C’è qualcosa di più surreale della vicenda della grazia con giallo a Nicole Minetti. Ed è la puntata di Otto e mezzo, su La7, in cui si discute a senso unico della vicenda. Un minestrone avvelenato in cui si buttano in pasto ai telespettatori, senza ritegno, concetti esplosivi come «polpette avvelenate» per Sergio Mattarella, «regolamenti di conti», addirittura «ricatti». In pochi, sconcertanti minuti, Lilli Gruber e Tomaso Montanari, davanti a un Marco Travaglio gongolante, esibiscono tutto il repertorio con stupefacente nonchalance.
Si parte con la conduttrice che ricorda le parole di Giorgia Meloni: «Il governo non c’entra, Nordio non si dimette, lei si fida del ministro della Giustizia». Ancora: «A domanda sul Quirinale ha risposto: “Non mi fate dire cosa doveva fare il presidente perché mi mettete in difficoltà”». Lilli esita, la mimica facciale esprime perplessità: «C’è qualcuno che ha piazzato una polpetta avvelenata al Quirinale per Mattarella? C’è tutta una parte di questa destra-destra al potere oggi che vede il capo dello Stato come fumo negli occhi. Diciamo che è un pasticcio istituzionale...». Più che una domanda, è una pistola carica passata a Montanari.
E il rettore e storico, agitprop rosso, spara subito: «Prima della conferenza stampa della Meloni avrei detto che si sarebbe dovuto dimettere Nordio e magari fare ministro della Giustizia Marco Travaglio e capo di gabinetto Thomas Mackinson», cioè il giornalista del Fatto Quotidiano che ha seguito il caso Minetti. «Pare siano gli unici in grado di fare un’istruttoria in questo Paese», conclude Montanari, che del Fatto è pure collaboratore e opinionista di punta. Il suo direttore Travaglio ride di gusto. Il limite del cattivo gusto è abbondantemente superato, si travalica nell’assalto proditorio: «C’è un abisso impressionante, si grazia una persona legatissima a una stagione in cui Giorgia Meloni era già molto attiva politicamente, votò per dire che Ruby era la nipote di Mubarak». Segue una raffica di fiele: «Non è estranea alla sua storia, io non so che regolamenti di conti... Marina Berlusconi... Non so cosa ci sia dietro, ricatti...». In ogni caso, «quando si scoperchia questa fognatura la responsabilità è del governo». Per la milionesima volta, Montanari chiede le dimissioni di Meloni, che «ha colto la palla al balzo per attaccare i suoi due grandi nemici, i magistrati e Mattarella». Il caso è chiuso, toghe rosse televisive in festa al grido «chi non salta Meloni è». Scena già vista, peraltro.