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Solovyev, tappeto rosso al propagandista di Putin: il "Fatto" si smaschera

di Giovanni Sallusti giovedì 30 aprile 2026

3' di lettura

Non fatevi distrarre dai bollori dell’affaire-Minetti, quello è intrattenimento, richiamo della foresta dell’antiberlusconismo, forse residua nicchia di mercato. Il vero pezzo “di linea” sul Fatto Quotidiano di ieri, quasi un manifesto politico-editoriale, era l’intervista a tutta pagina a Vladimir Solovyev, solennemente annunciato nell’occhiellone come «La voce di Putin». Cioè di colui che ha riportato dopo decenni la guerra nel cuore fisico e politico dell’Europa, e che spedisce gli oppositori in quella particolare variante dei villaggi-vacanze che sono i gulag artici, ma non vogliamo rovinare la festa con fastidiosi dettagli. Stiamo al punto: anzitutto, il primo amplificatore mediatico del verbo del Cremlino («istrionico e marpione», ci fa sapere l’intervistatore Stefano Citati, in pratica una simpatica canaglia che un paio di volte a settimana minaccia in tivù di nuclearizzare il Vecchio Continente) tiene a chiarire che non si «deve scusare» con la premier.

ANIMALE TELEVISIVO
Durante il programma che tiene su Russia 1 da «animale televisivo», come da didascalia del Fatto (a ciascun lettore la possibilità di dirimere se per la pregnanza dell’epiteto pesi più il sostantivo o l’aggettivo), Solovyev aveva rivolto le seguenti, continenti, critiche politiche: «Vergogna della razza umana, idiota patentata, bestia, Giorgia putta...Meloni, brutta donnuccia, cattiva». Non si ravvisano in effetti toni insultanti, tanto che il cronista travagliato passa agevolmente oltre, non facendo un plissé nemmeno di fronte alla spiegazione dadaista, acrobatica, col linguaggio stilnovista dell’intervistato potremmo dire da “presa per il culo”, di quel “Putta”. «Se ci si riferisce alla parola in spagnolo, o in italiano, vuol dire una cosa; se invece si considera la lingua russa, putta è in realtà putanitsa, che significa “confusione”, non sapere di quel che si parla».

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Ecco, la sua era una valutazione psicologica e fin epistemologica delle posizioni di Meloni, che per colmo di sfortuna rimandava foneticamente a quello che nella nostra lingua è un sinonimo più esplicativo di “cortigiana”, per dirla alla Landini. Probabilmente anche gli altri graziosi termini usati per interloquire col presidente del Consiglio in russo significavano tutt’altro, ma Citati non approfondisce. Ributta solo là timidamente l’ipotesi delle “scuse”, e qui il conduttore putiniano scalza Ugo Tognazzi in quanto ad arte della supercazzola: «Penso che prima di scusarmi, dovreste scusarvi voi per quel che è stato fatto in questi anni... l’Italia è il paese del diritto ereditato dai Romani che sono i padri della civiltà, ma di questo non resta più molto». Capite che leggere il principale anchorman organico alla dittatura postsovietica e cleptocratica di Putin che scomoda lo Ius romano e occidentale sfonda la soglia del ridicolo. La quale viene addirittura frantumata quando Solovyev decanta l’attitudine umanitaria dell’esercito russo (giuriamo che è vero, chi scrive non ha fatto il pieno di vodka, almeno lui): «Pensi ai danni collaterali nei conflitti. Bene, l’esercito russo è attento al collateral damage, a ridurre al limite le vittime civili. Aspettano che tutti evacuino prima di attaccare».

MATTANZE
Certamente, le mattanze di Bucha e di Mariupol, insieme ai bombardamenti su scuole, ospedali, mercati, stanno lì a testimoniarlo. In ogni caso, «le nostre armi migliori le conserviamo per gli europei», assicura Solovyev in un impeto dialogante. Ma tranquilli: «Non saremo certo noi ad attaccare per primi. Perché mai dovremmo invadervi? Non certo per le vostre donne, le vostre materie prime (che non avete) o la vostra tecnologia (che importate dalla Cina)». Ehm, qui qualcuno potrebbe dedurre che quindi questi tre elementi possono in altri casi, nel pensiero solovyeviano, giustificare un’invasione, ma è eccesso di malizia. Lui invece ci tiene, dalle sue origini ebraiche, a dichiarasi «molto deluso da Israele». Soprattutto, «i massacri contro i palestinesi avrebbero dovuto aprire gli occhi ai vostri leader che invece sono bloccati nel doppio standard». Come no, la classe dirigere europea è evidentemente costituita da groupie di Netanyahu. Per dire il tasso di ancoraggio alla realtà che circola sulla tivù putiniana (e su certe succursali italiche).

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