Un avviso pubblicato sul sito web del Dipartimento del Tesoro americano ha reso noto che è stata reintrodotta la designazione di Francesca Albanese nell'elenco delle sanzioni, inserendola in una lista nera a livello globale che le impedisce di utilizzare le principali carte di credito o di effettuare transazioni bancarie. Inoltre, alla relatrice Onu è vietato l'ingresso negli Stati Uniti.
Le sanzioni erano stato rimosse sette giorni fa, quando il giudice Richard Leon aveva stabilito che l'amministrazione Trump aveva con ogni probabilità violato i diritti di Albanese garantiti dal Primo Emendamento quando le aveva imposto le sanzioni a luglio del 2025. Tuttavia, la sospensione era solo temporanea. Ed ecco che, dopo appena una settimana, la relatrice Onu è stata nuovamente inserita nella black list. Al momento, non sono state rese note le motivazioni che hanno portato a questa decisione.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, annunciando le sanzioni contro di lei nel luglio dello scorso anno, ha affermato che la donna ha "diffuso un antisemitismo sfacciato, espresso sostegno al terrorismo e aperto disprezzo per gli Stati Uniti, Israele e l'Occidente". Albanese aveva negato le accuse di antisemitismo, mosse anche da Israele.
La reintroduzione delle sanzioni ha suscitato lo sdegno di Nicola Fratoianni, di Avs: "Che l’attuale amministrazione Usa fosse arrogante, immorale, incompetente e irresponsabile lo sapevamo da tempo e tutta l’opinione pubblica mondiale se ne è resa ormai conto. Nient’altro che un gruppo di speculatori e di fanatici raccolti intorno a Trump: lo abbiamo visto con l’Ice, con i dazi e con l’offensiva contro l’Europa, con il cosiddetto Board of Peace, con il Venezuela e l’Iran, con Cuba. La scelta di ripristinare le sanzioni nei confronti Francesca Albanese è un’ulteriore atto della loro protervia".