Fausto Gianelli non è un avvocato qualsiasi: nel senso che Salim, il falciatore di Modena, non può averlo scelto per caso. Il suo curriculum, infatti, parla per lui: un penalista militante col cuore che batte a sinistra. Premessa doverosa: Gianelli è un professionista che fa il proprio lavoro e come tale è libero di difendere chi vuole. È però altrettanto vero che c’è una sempre più folta schiera di legali a completa disposizione di quell’ampia galassia che va dai centri sociali ai pro-Pal. Sarà l’innata qualità nell’aiutare i “repressi” o una più studiata contiguità con certe realtà anti-sistema?
Coordinatore provinciale dei Giuristi Democratici di Modena, membro del Comitato esecutivo dell’Associazione Europea degli Avvocati per la Democrazia e i Diritti Umani, esponente della rete Giuristi e avvocati per la Palestina (Gap) e del movimento Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) in Italia, già osservatore internazionale in Medio Oriente, Asia e Sudamerica, l’attuale avvocato di El Koudri ha un passato politico come consigliere comunale in quota Ds (i Democratici di sinistra pre Pd) a Pavullo nel Frignano.
NELLA MISCHIA
Già nella torrida estate del 2001 lo troviamo nella mischia come difensore di tutti gli antagonisti che si erano costituiti parte civile per i fatti della scuola Diaz e della caserma Bolzaneto, a Genova, durante il G8. Quasi un quarto di secolo dopo (è il dicembre del 2025) lo ritroviamo al fianco di Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa e Riyad Abdelrahim Jaber Albustanji, entrambi accusati di raccogliere fondi per Hamas attraverso associazioni umanitarie. È l’operazione “Domino” in cui si trova invischiato anche Mohammad Hannoun, colui per il quale è giusto «uccidere i collaborazionisti di Israele». Gianelli, criticando le prove basate sui documenti forniti dall’intelligence israeliane, chiede e ottiene la scarcerazione dei due.
Nel 2020, tra l’altro, aveva già rappresentato l’Api, ovvero l’Associazione dei palestinesi in Italia, e l’Abspp, ovvero l’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, nella causa contro la Rai colpevole di avere definito “Gerusalemme capitale d’Israele”. Gaza, per lui, è una questione di vita. E non è un caso che abbia firmato un esposto indirizzato alla Corte penale internazionale contro Meloni, Tajani e Crosetto accusandoli di concorso in genocidio nella Striscia.
Di Gianelli, la regina pro-Pal Francesca Albanese, aveva detto: «Fausto mi segue da quando ho iniziato il mio mandato perché di fatto è il mio avvocato». Quello con la relatrice speciale delle Nazioni Unite (“sui territori occupati”) è un rapporto molto solido. Erano insieme, lo scorso febbraio, dentro ilpalazzone occupato abusivamente da Spin Time a Romaper un convegno dal titolo “Genocidio a Gaza. La Costituzione italiana e l’attacco alle libertà personali”.
E pure alla Camera, sempre a febbraio, per la conferenza “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo” che ha visto la presentazione dell’ultimo rapporto di Santa Francesca alla presenza di illustri esponenti del campo largo, come Arturo Scotto (Pd), Peppe De Cristofaro (Avs), Stefania Ascari (M5S) e pure l’altro grillino Dario Carotenuto, fresco dell’esperienza fallimentare a bordo del circo natante chiamato Flotilla. In quella relazione, Albanese aveva candidamente dichiarato che il nostro Paese era «complice» della distruzione di Gaza.
Alleanza Verdi Sinistra, a livello locale, difende Gianelli: «È uno stimato avvocato e giurista democratico, da anni impegnato nella difesa dei diritti umani e della causa palestinese. Un impegno che molti condividono, ma che nel suo caso si distingue per la qualità, la profondità e la coerenza delle parole e delle azioni. Non si comprende, dunque, quale elemento possa legittimamente essere utilizzato per definirlo “estremista”». I Giuristi Democratici avvisano che «insieme a lui decideremo le forme per impedire che questi assalti razzisti proseguano nei confronti suoi e di tutti noi avvocate e avvocati impegnati nella tutela dei diritti». Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, si chiede se «c’è quindi una rete di persone che si muove intorno a Salim El Koudri» e se «ci sono contatti e rapporti con chi sostiene determinate tesi politiche», perché «ciò di per sé non eliminerebbe il problema del disagio psichico ma metterebbe in luce altri elementi che devono essere pur valutati».