Oriana Fallaci avrebbe compiuto ieri 97 anni. Che solo due leader - Giorgia Meloni e Matteo Salvini - la ricordino nell’anniversario della nascita dice molto su quanto l’autrice de La rabbia e l’orgoglio fosse scomoda per la politica italiana. Lo confermano le volte in cui le giunte progressiste, a Livorno, Trento, Cremona e altrove, hanno bocciato le proposte per intitolarle una strada, e i giudizi emessi su di lei da sinistra (Fausto Bertinotti: «Dare l’Ambrogino alla Fallaci è un danno per l’Ambrogino»; Gianfranco Pagliarulo: «Una povera donna fondamentalista, circondata da incubi, fantasmi e mostri»).
Già evocarla, insomma, e mettere lì, al centro della propria libreria, l’italiana filoamericana che con più forza ha preso posizione contro l’islamizzazione dell’Europa cristiana e gli «ipocriti difensori dell’Islam», nemica del fascismo quanto del comunismo e dei «preti rossi», è un atto identitario. Farlo quando manca meno di un anno al voto e mentre il legame che tiene insieme le due sponde dell’Atlantico si riduce a brandelli, lo è ancora di più. Per la premier, ricordare l’anniversario della scrittrice è come scrivere metà del programma elettorale. Un atto politico, non solo un omaggio.
IL PERIMETRO DELLA CIVILTÀ
È la stessa Meloni a dirlo. «Nel giorno della nascita di Oriana Fallaci», scrive sui social network, «viene naturale tornare a uno dei temi che ha attraversato gran parte della sua attività, come scrittrice e giornalista, e che oggi appare più attuale che mai: il destino dell’Occidente e della sua identità». Quell’Occidente che, anche per la premier, «non è soltanto uno spazio geografico o un sistema di alleanze. È una civiltà costruita nei secoli attorno alla libertà, alla dignità della persona, alla democrazia e al diritto. Un’eredità che appartiene a popoli diversi, ma legati da valori comuni». Al suo interno, riconosce, ci sono «idee e interessi differenti», ma «c’è qualcosa che viene prima di ogni distinguo: la consapevolezza di appartenere a una stessa civiltà e la responsabilità di custodirla».
Per la premier non è solo una professione di conservatorismo e di atlantismo, ma di prassi quotidiana. «Viviamo un tempo segnato da guerre, instabilità e profondi cambiamenti», avverte Meloni. E «le grandi sfide del nostro tempo non ci chiedono di essere tutti uguali. Ci chiedono di restare uniti e fedeli a ciò che siamo. Perché gli scenari mutano, i governi si alternano, il mondo evolve, ma ciò che non può cambiare è la fedeltà ai principi che hanno fatto dell’Occidente la più grande esperienza di libertà della storia».
Discorso simile per Salvini, che della lezione della fiorentina apprezza soprattutto la parte riguardante l’immigrazione islamica: «Che senso ha rispettare chi non rispetta noi? Che senso ha difendere la loro cultura o presunta cultura quando essi disprezzano la nostra?». E quindi, scrive il leader della Lega, buon compleanno alla «libera, coraggiosa, controcorrente» Oriana.
MESSAGGIO ALL’AMERICA
Non è la prima volta che Meloni cita in pubblico Fallaci. Nel suo primo discorso da presidente del consiglio, nell’ottobre 2022, la ringraziò insieme ad altre quindici donne per aver «costruito con le assi del proprio esempio la scala» che le aveva consentito di «rompere il pesante tetto di cristallo». E nel luglio 2023, davanti ai membri del Congresso a Capitol Hill, a Washington, nella prima trasferta americana da capo del governo, parlò della «grande scrittrice e giornalista italiana» che seppe spiegare bene «perché gli italiani amano questa nazione», l’America: «Perché è un Paese nato dal bisogno dell’anima, dal bisogno di avere una patria e dall’idea più sublime che l’uomo abbia mai concepito: l’idea di libertà.
Ancora meglio: di libertà sposata con l’idea di uguaglianza».
Allora c’era Joe Biden alla Casa Bianca, e i rapporti con la presidenza statunitense erano migliori di quanto lo siano in questo momento con Donald Trump. Citare oggi l’«amerikana» Fallaci, difendere quell’idea identitaria d’Occidente, significa opporsi alla deriva politica dei due continenti alla quale stanno contribuendo lo stesso Trump e una parte della sua amministrazione. Ma vuol dire anche fissare i confini delle possibili alleanze. Chi può sottoscrivere oggi un programma di governo costruito su quelle idee? Nessuno a sinistra. E probabilmente nemmeno Roberto Vannacci a destra, che nei suoi discorsi parla così tanto di Russia e così poco degli Stati Uniti.
Fallaci come bussola della destra di governo, dunque. La risposta a chi dice che il fronte italiano liberal-conservatore, o come lo si vuole chiamare, non ha prodotto pensatori di rilievo (ne avessero una, a sinistra, con quella forza intellettuale e che abbia avuto un simile impatto sul sentire comune). Ma anche una “madre della Patria” da affiancare a tante figure lontane da lei che sono lì da decenni. Motivo per cui i vent’anni dalla scomparsa di Oriana rientrano tra le celebrazioni degli «anniversari d’interesse nazionale» finanziate dalla presidenza del consiglio, con quattro eventi a Roma, Firenze, Milano e Napoli, e altre iniziative organizzate dalla Fondazione Einaudi di Roma.