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De Benedetti e Repubblica, clamorosa offerta a Vittorio Feltri: il direttore "confessa"

mercoledì 10 giugno 2026

2' di lettura

Vittorio Feltri non smette di stupire. L'ultima sorpresa porta il titolo de Il direttore rompiscatole, un'autobiografia in cui il giornalista si racconta senza filtri. Come solo lui sa fare. Ed ecco che nelle pagine del saggio non manca il ricordo della collega e amica Oriana Fallaci. Fu proprio lei a omaggiare Feltri con un regalo inconsueto: una pelliccia di visone. "Mi aveva convocato in un ristorante di piazza Cavour. Io arrivai con tre minuti di ritardo e lei era già seduta, con questo pacco gigantesco accanto. Lo scartai perplesso e trovai una pelliccia di visone da uomo. 'È l’ultima moda a New York', mi disse. Naturalmente non la indossai mai, ma la conservo ancora", ammette in un'intervista al Corriere della Sera

Amici di lunga data i due si erano conosciuti al Corsera, per poi rafforzare il sodalizio a Libero. Prima che morisse, "a giugno del 2006, mi chiamò, disse che aveva delle faccende da sbrigare a Milano, ma di non volersi mostrare fragile. Così mi offrii di ospitarla nella mia casa in piazza Duse, dove rimase per qualche giorno, dopo aver cacciato la governante. Io, per non disturbarla, stavo in mansarda. Aveva sempre il suo bel carattere, fumava di continuo e spegneva le sigarette sul divano, cosa che mi faceva imbufalire". Eppure un rimpianto Feltri ce l'ha: "Ho il rammarico di non averle parlato prima che morisse. Lei mi aveva cercato, ma io ero all’ospedale e non potei richiamarla. Poi, dopo la sua morte, incontrai monsignor Fisichella che mi diede un pacchetto: 'Oriana mi ha chiesto di darglielo'. Lo aprii e dentro c’erano il bicchiere e il cucchiaino". Gli stessi che Oriana chiese prima di lasciare la sua casa milanese per prendere i medicinali. 

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E su Carlo De Benedetti, "mi è sempre stato simpatico, è una persona spiritosa". Da qui l'inaspettato retroscena: "Nel 1996, o nel 1997, mi convocò in pompa magna, c’era pure Caracciolo. Ebbi la sensazione che volessero sondare il terreno, ma io per levarli dall’imbarazzo dissi che se avessi diretto Repubblica, per la prima volta nella mia vita avrei perso copie". Sempre a Feltri si può ricondurre la fondazione di Rete4: "È corretto dire che l’ho venduta io a Mondadori, facendo i primi bei soldi della mia vita. La tv si chiamava Video Delta, prima Video Bergamo. Eravamo io, mia moglie Enoe, Pino Farinotti e pochi altri. La nostra fortuna furono i film di Don Camillo e Peppone, che Angelo Rizzoli praticamente mi regalò, seguendo una intuizione della Bonfanti (Enoe, ndr )". 

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Se ha più sentito Gianfranco Fini? "No, e come potrei? Politicamente l’ho ucciso io. Con l’inchiesta del Giornale sulla casa di Montecarlo. Eppure avevo provato ad avvisarlo. Lui mi aveva dato appuntamento, poi non si presentò. Aveva rinunciato a spiegarsi. E mi sentii autorizzato a pubblicare la notizia". 

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