Eccolo, Marco Travaglio. Dopo una prima pagina “gelida” sul caso Ranucci-Lavitola (edizione di venerdì), ieri il si è mosso in soccorso di Sigfrido. Accusando la Rai di trattare Report come se fosse colpevole dell’attentato. E poi picchiando duro contro il centrodestra. «Il bello è che a chiedere la testa di Ranucci “amico del pregiudicato Lavitola” sono partiti e “giornalisti” di destra che hanno passato la vita alle dipendenze o al seguito di pregiudicati. Sedici anni fa la stampa di destra si abbeverava alla purissima fonte di Lavitola per killerare Fini per conto di B. E ora chiede a Ranucci di “ritirarsi” o alla Rai di cacciarlo perché è amico del pregiudicato sbagliato. O di quello giusto nel momento sbagliato», scrive il direttore.
La difesa di Sigfrido prosegue così: «I giornalisti non sono politici, tenuti a doveri di trasparenza, disciplina e onore. E neppure dame della carità: per procacciarsi notizie devono calarsi pure nei bassifondi. Il rapporto con le fonti è vischioso e rischioso: l’importante è non perderne il controllo, non rendersene ricattabili e non diventarne strumenti per tradire la verità. Solo questo deve interessare al pubblico e alla Rai: Report ha diffuso notizie false o taciuto notizie vere per compiacere Lavitola? Per ora non risulta».
Sul fronte investigativo, «qualcosa potrebbe saltare fuori», filtra da chi indaga sul movente dell’attentato al giornalista. Risposte ed «elementi di chiarezza» potrebbero arrivare dall’analisi dei tre cellulari e delle due “chiavette” trovate nell’abitazione di Valter Lavitola, ritenuto dai magistrati della Dda di piazzale Clodio il mandante del blitz dinamitardo del il 16 ottobre dello scorso anno davanti alla villetta di Pomezia (Roma) dove Ranucci vive con la famiglia. Chat e messaggi, ma non solo.
Dall’attività dei carabinieri sui device trovati nell’appartamento - il 4 luglio scorso - potrebbero emergere atti o documenti utili a definire il perimetro in cui si è consumata la decisione di affidare a una banda di quattro persone l’azione ai danni del conduttore di Report. Di particolare interesse investigativo potrebbe essere ciò che è custodito nelle “memorie esterne” trovate a casa del ristoratore nel quartiere romano di Monteverde.
Materiale che potrebbe avere connessioni coi sette manoscritti vergati da Lavitola e posti sotto sequestro dagli investigatori che hanno accelerato l’attività istruttoria dopo avere visto l’indagato all’esterno della propria abitazione con una valigia, pronto a lasciare l’Italia in direzione dell’Africa. Aveva già acquistato il biglietto aereo... Durante la perquisizione, Lavitola ha contattato lo stesso Ranucci per comunicargli cosa stesse accadendo, così come confermato dal giornalista, che a questo punto potrebbe essere nuovamente convocato dai pm.