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Legge elettorale, la sceneggiata di Schlein e Conte: aula occupata, "crisi di governo" e piazzata

di Elisa Calessi mercoledì 15 luglio 2026

3' di lettura

È intorno alle 19 che salta il banco. Anche se, a dirla tutta, tra i banchi della maggioranza (settore Lega e Forza Italia) sono in pochi a essere stupiti. Era già tutto previsto, per dirla con Riccardo Cocciante. Per un solo voto, beffa del destino, viene bocciato l’emendamento di Fratelli d’Italia che introduce le preferenze: 187 voti a favore, 188 contrari.

Il voto segreto è il Lancillotto della situazione. Tra i parlamentari si parla di 36 o 37 franchi tiratori tra le fila della maggioranza. Trainati, si dice, dalle donne del centrodestra, irritate per l’emendamento dell’ultima ora che toglieva l’alternanza di genere nei capolista e nei secondi in lista.

BAGARRE IN AULA

Quando sul tabellone compare il risultato, l’Aula si infiamma. «Elezioni, elezioni!», gridano dai banchi delle opposizioni. Il primo a prendere la parola è il leader del M5S, Giuseppe Conte: «Avete sfiduciato la vostra presidente del Consiglio. Ora che siete andati sotto vi rimane un’unica cosa: aprire una crisi di governo e andare a casa perché tocca noi». Ancora: «Meloni ha inteso sfidare questo Parlamento poche ore fa dicendo che bisognava metterci la faccia. La faccia ce l’avete messa, siete andati sotto e sfidato la vostra premier».

E ricorda quando, «con senso dell’onore», nel governo Conte 2 «ha aperto una crisi di governo» ed è andato «al Quirinale» pur avendo «la maggioranza sia al Senato che alla Camera». Prende poi la parola Riccardo Magi, leader di +Europa: «Il governo non si era neanche rimesso al volere del Parlamento su questo emendamento, e oggi non ha più i numeri: Meloni ora vada al Colle», grida. Poi tocca a Elly Schlein, leader del Pd, che parla di «un voto contro l’arroganza. Alcuni deputati della loro stessa maggioranza evidentemente hanno pensato di dire no».

Anche lei si unisce alla richiesta di Conte: «È il momento di ritornare a casa per dare finalmente a questo Paese un governo in grado di risolvere i problemi di milioni di italiani che avete ignorato per quattro anni mentre vi occupavate solo dei vostri patti di potere che oggi, sotto gli occhi di mezzo governo, sono saltati». Interviene anche Angelo Bonelli, Avs: «Oggi Giorgia Meloni, con un post sui social, ha chiesto la fiducia al Parlamento. E pensi: è mancato proprio il voto di Giorgia Meloni. Il Parlamento ha sfiduciato Giorgia Meloni. Questa è la più grande sconfitta politica della presidente del Consiglio e non può che trarne le conseguenze». Anche Maria Elena Boschi, pur ricordando che Italia Viva è per le preferenze, ha invitato la premier a salire al Colle. «È evidente che i parlamentari di maggioranza non si fidano di questo governo, dobbiamo andare al voto subito con questa legge elettorale. Meloni vada al Quirinale e si vada al voto a settembre per far decidere gli italiani. Noi non vogliamo governi tecnici».

Nicola Fratoianni, Avs, ricorda che «erano loro che avevano tutti i numeri, come si è dimostrato in tutti gli altri voti segreti, dove avevano dai 60 agli 80 voti di scarto. Stavolta, pur avendo la maggioranza sulla carta, hanno perso clamorosamente: ne prendano atto e ne traggano le conseguenze».

FALCE E MARTELLO

Poi, tutti in piazza. Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni insieme a Magi che ha organizzato con altre associazioni il presidio davanti a Montecitorio - si uniscono al sit-in organizzato contro la legge elettorale. Chiedono che la premier riferisca al presidente Mattarella e si apra una crisi di governo dopo che è stato bocciato l’emendamento sulle preferenze. Intorno, bandiere di Rifondazione comunista e cartelli con l’immagine di Meloni come una carta da gioco e sotto la scritta “No Melonellum”.

In serata, alla Camera diversi deputati di opposizione che hanno chiesto al presidente di turno, Giorgio Mulè, di sospendere i lavori perché i vannacciani si erano filmati in aula durante il voto segreto, hanno occupato i banchi del governo. Mulè ha poi spiegato che oggi si riunirà l’ufficio dei questori per «le eventuali sanzioni». Verificheranno anche il presunto “Hitler, Hitler” pronunciato dal deputato Domenico Furgiuele (Fn) durante l’intervento del deputato dem Andrea Casu che ricordava gli anni bui del fascismo. Furgiuele ha negato tutto.

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