Ormai a strisciare non è più la Notizia ma la sensazione che qualcosa si sia inceppato in Enzo Iacchetti. Salvate Iacchetti da se stesso. Però salvate anche le nostre orecchie da quello che dice. Il suo personalissimo 11 settembre è stato in realtà il 16 dello stesso mese, anno 2025, palcoscenico “È sempre Cartabianca”, su Rete4. Quel giorno l’Enzino leggero e goliardo, apprezzata spalla per decenni di Ezio Greggio, è passato al lato oscuro di qualche cosa, sproloquiando su Israele e il massacro del 7 ottobre. «Cosa hai detto, stronzo? Vengo giù e ti prendo a pugni», esplose contro il presidente della Federazione Amici di Israele, Eyal Mizrahi (reo di avergli dato del «fascista» per le sue posizioni anti-ebraiche su Gaza e averli chiesto «definisci bambino»). I più prudenti avevano immaginato trattarsi di una frizione scivolata, unita a una estremizzata strategia mediatica d’appoggio al libro in imminente uscita. Bontà loro, era solo l’inizio di un’accidentata discesa agli inferi non ancora conclusa, anzi appena approdata ad un altro micidiale girone.
Scaldando i motori nell’incontro pubblico tenutosi a Pratovecchio, in provincia di Arezzo, in occasione della rassegna “Naturalmente Pianoforte”, in un’ora di populismo qualunquista in dialogo con Andrea Scanzi, Iacchetti ha spiegato di essere orgogliosamente un «militante comunista», aggiungendo: «Non trovo assolutamente che sia un’offesa perché, al di là delle milioni di persone che ha ucciso Stalin, io non ho mai più conosciuto un delinquente che facesse parte del Partito comunista». Ci verrebbe da chiedergli “definisci comunista” e rispondere al suo posto: Tito, Mao Zedong, Pol Pot, Ceausescu, Fidel Castro, Che Guevara, Kim Il-sung... Tutti “gentiluomini”. Anche per Iacchetti evidentemente, che nella frescura del Casentino trova il modo di incendiare ancora le parole informandoci che fra i suoi sogni c’è: «Vorrei che i pomodori in Puglia venissero raccolti da quelli che vogliono la remigrazione», mostrando di non aver compreso nulla del tema; «Vorrei vedere il ministro della Sanità andare in un ospedale e avere bisogno di una Tac o di una risonanza magnetica e sentirsi rispondere: “Ci dispiace, la prima libera è fra otto mesi”. E allora voglio vederlo morire prima, come succede in tanti casi da noi».
Qualche applausino - mica troppo convinto, però - prima di riprendere in mano le briglie del cavallo di battaglia di questa disarmante second life movimentista: «Il 7 ottobre? È chiaro che è stata un’evidente mossa per scatenare l’inferno il giorno dopo. Quelle persone morte, ebree, erano quasi tutte contro il governo Netanyahu. Penso un po’... Chissà perché sono andati lì a fare la strage del 7 ottobre. Chissà perché...». Sostenendo che «la storia insegna che da millenni i palestinesi hanno da sempre avuto una terra» (la Storia in realtà racconta che quell’area è sempre stata dominata da potenze diverse e mai da una entità statale palestinese, oltre al fatto che Israele ha già offerto almeno cinque volte nel corso del Novecento la soluzione “due popoli, due Stati”, tutte rifiutate dal mondo arabo) concludendo con degli stanchissimi giochi di parole: «E chi dà le armi ad Hamas? Chi le ha mai date? Merdanyahu, certo. E anche MerdoMelone e il suo governo lasciano andare le armi». Buonanotte.