"L'indagato pur ammettendo di essere il mandante dell'azione delittuosa, ha cercato di ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell'organizzazione dell'azione criminosa, negando di essere a conoscenza delle modalità di esecuzione concretamente messe in atto, negando di avere svolto il sopralluogo in data 15 settembre 2025 e ha offerto un movente diverso, volto evidentemente a dimostrare come avesse agito esclusivamente nell'interesse della persona offesa e non anche per fini personali". È quanto scrive il gip di Roma Iole Moricca nell'ordinanza con cui ha rigettato la richiesta di attenuazione della misura avanzata dal difensore di Valter Lavitola. L'imprenditore ed ex editore, in carcere a Rebibbia da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato ieri di essere il mandante dell'attentato nell'ottobre scorso davanti all'abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci sostenendo di averlo fatto per fargli innalzare il livello di protezione.
"Le dichiarazioni rese in merito al ruolo svolto nell'organizzazione dell'atto intimidatorio appaiono contraddette dalle risultanze in atti che inducono, allo stato, ad escludere che Clesio Tavares possa avere assunto autonome iniziative in merito alle concrete modalità di esecuzione dell'azione delittuosa o, quantomeno che in merito a tali iniziative, l'indagato non abbia dato il suo preventivo consenso'', scrive il giudice. Inoltre con riferimento alle dichiarazioni in merito al movente, si legge nell'ordinanza ''oltre a condividersi la incoerenza, evidenziata dal pubblico ministero, nella ricostruzione offerta dall'indagato, il quale avrebbe sollecitato'' un giornalista di Report ''a ricercare i responsabili dell'azione delittuosa proprio in quell'ambiente da cui aveva tentato, seguendo la sua tesi, di mettere al riparo la sicurezza di Ranucci compiendo l'atto intimidatorio- deve, peraltro, evidenziarsi che trattasi, allo stato, di dichiarazioni fumose, assolutamente generiche e prive qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro".
Sul punto del movente la procura nel dare parere negativo lo definisce "inverosimile ma anche in contraddizione con quanto emerso dalle indagini: Lavitola asserisce che, poco prima dell'attentato, aveva appreso di un non meglio specificato progetto omicidiario nei confronti del Ranucci ad opera dell'intelligence israeliana causato dal servizio realizzato da Report sulla vicenda del cantiere navale 'Vittoria': Tale notizia lo avrebbe fortemente preoccupato per le sorti dell'amico, spingendolo a realizzare l'attentato del 16 ottobre scorso". Un dato definito dalla procura ''privo di riscontro''.
Quanto alle esigenze cautelari "rimane totalmente immutato il rischio di azioni recidivanti, anzi aggravato dalle stesse dichiarazioni dell'indagato che hanno ulteriormente evidenziato la disinvoltura criminale con cui ha programmato l'atto intimidatorio che, comunque, anche seguendo la sua tesi, allo stato priva di qualsivoglia riscontro, avrebbe dovuto essere compiuto mediante l'uso di armi" e scrive ancora il gip "parimenti immutato deve ritenersi il pericolo di inquinamento probatorio a fronte del fatto che l'indagato anche in sede di interrogatorio ha confermato di godere di una fitta e ramificata rete di contatti, sicchè è di tutta evidenza che la sostituzione della misura cautelare agevolerebbe non solo i suoi contatti con Clesio Tavares ancora in libertà (trovandosi in Africa), ma consentirebbe di corroborare la sua tesi difensiva, ostacolando le ulteriori eventuali indagini che il pubblico ministero intenda compiere".
Inoltre "permane invariato anche il pericolo di fuga: la circostanza che l'indagato avesse già programmato il viaggio in Camerun per il 4 luglio scorso per lo svolgimento di una importante conferenza di servizi a cui era stato poi costretto a partecipare in video conferenza e che sia solito acquistare biglietti per voli intercontinentali il giorno prima, come sostenuto in sede di interrogatorio, allo stato non pare assolutamente provata, pertanto l'unico dato oggettivo acquisito e che egli ha acquistato il biglietto aereo solo dopo l'arresto degli esecutori materiali". Infine "è indubbio che Lavitola abbia una rete di contatti in Italia e all'estero che gli consenta con estrema facilità, di allontanarsi dal territorio italiano e far perdere le sue tracce", conclude