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Boccia-Ranucci, ecco la coppia dell'estate

di Alessandro Gonzato mercoledì 19 agosto 2026

3' di lettura

’amore (letterario) è un apostrofo rosso-Report tra le parole Sig e Frido. Brama, Maria Rosaria, di pubblicare il suo libro col Ranucci. Ma questi, cuore ingrato, avrebbe giurato al Comitato etico della Rai – giurato, non spergiurato – di conoscerla appena la signorina Boccia. Dunque come si fa a vergare un’opera a quattro mani con uno semisconosciuto? «Confermo che il libro esiste», ci rassicura la donna di Pompei intervistata dal Corriere, «il progetto è concreto e in uno stato avanzato», e chissà se anche interessante. «Preferisco però non anticiparne contenuti, struttura ed editore», spiega, «perché alcune notizie meritano di essere date quando sono mature e non consumate attraverso indiscrezioni».

POSSIBILI TITOLI
L’opera, fosse incentrata su Ranucci, potrebbe essere “L’amico ritrovato”, pardon, “Lavitola ritrovato”. Fosse su Clesio Gomes Tavares, il factotum espatriato di Lavitola, sarebbe “La mia Africa”, però sarebbe un plagio, e Maria Rosaria è già indagata dalla procura di Napoli secondo cui ha copiato il 91 per cento della tesi per il diploma in Economia e Management. La Boccia è pure rinviata a giudizio per stalking aggravato e lesioni nei confronti dell’ex ministro Sangiuliano, ed è su questo – ma non solo – che sembra incentrato l’imperdibile scritto. Dicevamo che c’è o ci sarebbe molto di più. «Se qualcuno immagina un libro accomodante, celebrativo o scritto per regolare piccoli conti personali, rischia di rimanere deluso». Siamo distrutti.

«L’ambizione è un’altra» ecco, dai Maria Rosaria, tiraci su! – «raccontare fatti, meccanismi e retroscena che aiutino a comprendere meglio alcuni anni della vita pubblica italiana, distinguendo ciò che è stata raccontato da ciò che è realmente accaduto», che è esattamente ciò che stanno facendo i magistrati. Che coppia (letteraria), Maria Rosaria e Sigfrido. Fosse già uscito il libro – maledizione! – ce lo saremmo sciroppati sotto l’ombrellone, nerissimi ma non per questo fascisti: l’amicizia con la tiktoker Rita De Crescenzo e l’invasione barbarica di Roccaraso, il capitolo in cui il segugio Sigfrido costruisce teoremi sul mondo delle wedding planner che votano Meloni, in sottofondo il suono del mare e in cielo gli stipendi di Report che volano. La stima di Maria Rosaria per l’amico forse semi-sconosciuto ma forse no è sconfinata. Un mese fa, in quest’estate rovente, interpellata dal Foglio ha detto «basta invadenza nella vita intima di Sigfrido!». «Giù le mani da un grande uomo!». «Sigfrido è nel mio cerchio magico, è nel mio cuore, e come tutte le persone del “cerchio” anche lui, per me, rasenta la perfezione». “È un santo, un apostolo, evviva il nostro direttore! ”, esclamano Fantozzi e Filini trascinati dal geometra Calboni.
A giugno Maria Rosaria ha scritto una lettera aperta al giornalista senza macchia: «Caro Sigfrido, questa non è una lettera che nasce d’impulso. Non nasce dalla rabbia di un giorno, da una delusione momentanea o dall’ennesimo titolo letto distrattamente davanti a un caffè».

Sentiamo, e da cosa? «Nasce dopo quasi due anni di osservazione, di monitoraggio quotidiano, di raccolta di documenti, di confronto con giornalisti, direttori, avvocati e cittadini; nasce, soprattutto, dalla convinzione che ciò che sto vivendo non riguardi più soltanto Maria Rosaria Boccia ma possa riguardare chiunque, domani, dovesse trovarsi improvvisamente al centro di una vicenda mediatica». Siamo rapiti.

L’INTESA
«Spesso condividiamo riflessioni, dubbi, preoccupazioni sullo stato del nostro Paese e, fortunatamente, anche qualche sorriso e qualche battuta che rendono più leggeri i giorni più difficili. Ed è proprio per questa ragione che oggi mi rivolgo pubblicamente a te. Perché, tra i pochi giornalisti italiani che continuano a praticare il giornalismo d’inchiesta come servizio ai cittadini e non come esercizio di opportunità, ritengo che tu abbia il dovere morale e professionale di osservare ciò che sta accadendo. Non per me, non in difesa di Maria Rosaria Boccia, ma in difesa di un principio che dovrebbe appartenere a tutti gli italiani: quello secondo cui le notizie dovrebbero essere trattate con lo stesso metro». Abbiamo resistito a fatica alla mancata pubblicazione del secondo libro di Soumahoro, “Umanità in rivolta”, prevista un paio d’anni fa ma ancora avvolta nel mistero. Ci eravamo consolati con l’autobiografia di Ranucci in cui Mr Report si vanta delle sue doti amatorie, ma di recente l’autore ci ha detto che erano dettagli romanzati. Si faccia perdonare: scriva questo benedetto libro con Maria Rosaria. O una commedia: “Pane, vongole e fantasia”.

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