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Il messaggio di Ranucci a Lavitola: "Davanti alla villa trovi due auto"

di Roberto Tortora giovedì 20 agosto 2026

2' di lettura

Oltre sette anni di amicizia, eppure c’è un dettaglio che gli inquirenti considerano tutt’altro che secondario nel rapporto tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci: il faccendiere campano avrebbe scoperto dove abitava Sigfrido Ranucci a Pomezia, infatti, soltanto il 7 settembre 2025, appena 39 giorni prima dell’esplosione dell’ordigno. È uno degli elementi ricostruiti dal provvedimento cautelare, come riferisce Il Giornale, nell’inchiesta che individua in Lavitola, detenuto a Rebibbia, il presunto mandante della bomba. 

Il 6 settembre, alle 18:38, Lavitola scrive a Ranucci su WhatsApp: "Domani prima o dopo pranzo riusciamo a vederci 10/15 minuti? Sarò proprio dalle tue parti". Il conduttore risponde: "Si ok ti dico orario tra le 15 e le 16 dovrei essere a Torvaianica, tutto bene?". Il giorno dopo i due concordano l’incontro. Ranucci propone casa propria, spiegando che, per spostarsi, avrebbe dovuto chiamare la scorta. A quel punto Lavitola chiede l’indirizzo, sostenendo di non conoscerlo. Ranucci fornisce le indicazioni e aggiunge: "Trovi villetta bianca con auto posteggiata. Due auto". Proprio quelle due vetture, secondo la ricostruzione, sarebbero poi esplose nell’attentato. Gli inquirenti attribuiscono "rilevanza investigativa" agli incontri tra vittima e presunto mandante prima e dopo la deflagrazione. Il 15 settembre, dalle celle telefoniche, emerge inoltre un possibile sopralluogo a Torvaianica di Lavitola insieme a Clesio Gomez Tavares, indicato come l’uomo che avrebbe arruolato il commando e ora latitante in Africa. Lavitola ha negato il sopralluogo, sostenendo di aver soltanto fornito l’indirizzo. In precedenza aveva però dichiarato: "Se ci fossi andato ci sarebbero tanti i motivi, mia moglie aveva affittato una casetta da quelle parti a 200 euro al giorno, pertanto sono andato varie volte per trovare una casa da comprare".

Prima del 15 settembre ci sono altri incontri: il 13 agosto i telefoni dei due agganciano la stessa cella a Cisterna Latina, il 7 settembre quella di via Mincio e il 9 settembre i due si incontrano al Cefalù Bistrot. Poi il 23 ottobre, sette giorni dopo l’attentato, i cellulari di Lavitola, Ranucci e Laura Cianfoni agganciano contemporaneamente la stessa cella in via Bufalotta. I giudici scrivono: "È verosimile che i tre si trovassero nell’abitazione di Cianfoni". Molti sono i dubbi, innanzitutto Ranucci e Lavitola si vedevano tutte le settimane, si sentivano costantemente, con una frequenza che è andata crescendo nel tempo. Ciò nonostante, colui che lui definisce amico fraterno, il suo migliore amico, per sei anni ha ignorato una delle case? E poi, perché proprio a settembre hanno avuto la necessità di incontrarsi a Torvaianica, visto che il cuore dell’attività di Lavitola si trova nel quartiere romano di Monteverde e quello di Ranucci in Via Teulada, in Rai, la cui sede è sempre a Roma? A queste ed altre domande stanno cercando risposte gli inquirenti.

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