Oltre sette anni di amicizia, eppure c’è un dettaglio che gli inquirenti considerano tutt’altro che secondario nel rapporto tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci: il faccendiere campano avrebbe scoperto dove abitava Sigfrido Ranucci a Pomezia, infatti, soltanto il 7 settembre 2025, appena 39 giorni prima dell’esplosione dell’ordigno. È uno degli elementi ricostruiti dal provvedimento cautelare, come riferisce Il Giornale, nell’inchiesta che individua in Lavitola, detenuto a Rebibbia, il presunto mandante della bomba.
Il 6 settembre, alle 18:38, Lavitola scrive a Ranucci su WhatsApp: "Domani prima o dopo pranzo riusciamo a vederci 10/15 minuti? Sarò proprio dalle tue parti". Il conduttore risponde: "Si ok ti dico orario tra le 15 e le 16 dovrei essere a Torvaianica, tutto bene?". Il giorno dopo i due concordano l’incontro. Ranucci propone casa propria, spiegando che, per spostarsi, avrebbe dovuto chiamare la scorta. A quel punto Lavitola chiede l’indirizzo, sostenendo di non conoscerlo. Ranucci fornisce le indicazioni e aggiunge: "Trovi villetta bianca con auto posteggiata. Due auto". Proprio quelle due vetture, secondo la ricostruzione, sarebbero poi esplose nell’attentato. Gli inquirenti attribuiscono "rilevanza investigativa" agli incontri tra vittima e presunto mandante prima e dopo la deflagrazione. Il 15 settembre, dalle celle telefoniche, emerge inoltre un possibile sopralluogo a Torvaianica di Lavitola insieme a Clesio Gomez Tavares, indicato come l’uomo che avrebbe arruolato il commando e ora latitante in Africa. Lavitola ha negato il sopralluogo, sostenendo di aver soltanto fornito l’indirizzo. In precedenza aveva però dichiarato: "Se ci fossi andato ci sarebbero tanti i motivi, mia moglie aveva affittato una casetta da quelle parti a 200 euro al giorno, pertanto sono andato varie volte per trovare una casa da comprare".
Prima del 15 settembre ci sono altri incontri: il 13 agosto i telefoni dei due agganciano la stessa cella a Cisterna Latina, il 7 settembre quella di via Mincio e il 9 settembre i due si incontrano al Cefalù Bistrot. Poi il 23 ottobre, sette giorni dopo l’attentato, i cellulari di Lavitola, Ranucci e Laura Cianfoni agganciano contemporaneamente la stessa cella in via Bufalotta. I giudici scrivono: "È verosimile che i tre si trovassero nell’abitazione di Cianfoni". Molti sono i dubbi, innanzitutto Ranucci e Lavitola si vedevano tutte le settimane, si sentivano costantemente, con una frequenza che è andata crescendo nel tempo. Ciò nonostante, colui che lui definisce amico fraterno, il suo migliore amico, per sei anni ha ignorato una delle case? E poi, perché proprio a settembre hanno avuto la necessità di incontrarsi a Torvaianica, visto che il cuore dell’attività di Lavitola si trova nel quartiere romano di Monteverde e quello di Ranucci in Via Teulada, in Rai, la cui sede è sempre a Roma? A queste ed altre domande stanno cercando risposte gli inquirenti.




