"Buonasera a tutti e grazie per essere qui. Potrebbe essere il mio ultimo spettacolo da conduttore di Report": con queste parole il giornalista Sigfrido Ranucci ha aperto il suo spettacolo Diario di un trapezista a Cerveteri (Roma). Il riferimento è alla decisione Rai che sembra imminente di un allontanamento di Ranucci dalla conduzione di Report a seguito degli sviluppi dell'inchiesta sull'attentato ai suoi danni per cui è indagato l'imprenditore e faccendiere Valter Lavitola, amico del giornalista. "Sigfrido non mollare!", hanno urlato alcuni suoi sostenitori tra il pubblico.
Circondato dai giornalisti, Ranucci si era già sfogato qualche minuto prima: "Io non sono puro, sono abituato a guardare le più grandi città dalle grate di un tombino. Se potessi andare a cena con Totò Riina, io ci andrei", ha risposto alla domande sui suoi rapporti con il discusso Lavitola. E poi, a chi gli chiedeva del perché non abbia detto ai magistrati dei rischi di un attentato ai suoi danni da cui Lavitola l'aveva messo in guardia, ha risposto: "Questa roba la spiego agli inquirenti. Se avessi percepito un rischio vero dalle parole di Lavitola, avrei denunciato, come ho sempre fatto. Ma non c'erano degli elementi precisi".
"Io sono tranquillissimo perché ho la coscienza a posto, sono 35 anni che sono in Rai, sono nato come assistente al programma, non ho avuto sponsor politici né di sindacato, ho fatto il mio percorso grazie a delle persone che ho incontrato sulla mia strada, Roberto Morrione e Milena Gabanelli", ha quindi rivendicato. "Sono stato inviato, sono stato caporedattore, ho condotto e sono stato autore di varie trasmissioni - ha rivendicato -, tra cui la migliore della storia del giornalismo d'inchiesta italiano perché Report è la trasmissione più premiata e io sono il giornalista più premiato della storia della Rai. Ho attraversato indenne oltre 240 atti di citazione, querele e mediazioni. Ho tenuto alto l'onore della Rai e tutto questo mettendo a repentaglio la mia vita, quella dei miei cari e anche dei miei inviati. Quindi io ho la coscienza a posto", ha concluso.
"Io sono nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai, continuando a condurre e soprattutto continuando a far crescere una squadra che ha già delle qualità importanti e quindi non vedo perché bisognerebbe ricorrere a delle figure esterne - ha poi commentato riguardo alle scelte di viale Mazzini -. Condurre Report significa avere memoria, avere capacità di individuare argomenti che reggono dopo 3-4 mesi". "Non è la prima volta che tentano di mandarmi via", ha aggiunto polemicamente. "Hanno chiesto il mio licenziamento nel 2000 quando ritrovai l'intervista di Borsellino. Hanno tentato di farlo con l'inchiesta su Fallujah nel 2005, poi con la storia dell'Autogrill e adesso ci riprovano".
Il discorso scivola infine sulla politica, inevitabilmente: "Se mi dispiace di non aver ricevuto piena solidarietà dal Pd alla notizia di un possibile mio allontanamento? Ho ricevuto tantissima solidarietà anche da gente di cui non avete idea. Poi la solidarietà io la ricevo dalla gente. Dove vado vado, ho tantissime manifestazioni di solidarietà. Se mi sento isolato in Rai? Ho tanti amici clandestini che mi scrivono, hanno paura".