Quel babbo del mio babbo è un vecchio acciaccatissimo di 90 anni compiuti ma con ancora la mente fresca di un fringuello in Erasmus. Quando alla sera mamma suona la ritirata subito dopo l’ultimo giro di Ruota della Fortuna («Celso, io vado in branda»), lui resta in solitaria sul divano e studia la programmazione-tv. L’altra sera, per dire, in assenza di partite del Milan - sua grande passione - si è buttato sul thrillerone: «Mi sparo il Codice da Vinci su Rai 2 che Tomencs mi piace assai e ho letto il libro del Denbraun». La premessa è importante perché con 90 anni sul groppone la scelta serale è parte significativa della giornata.
Fatto sta che ieri mattina ricevo la telefonata: «Oh, fai qualcosa, questi maledetti mi hanno stroncato il finale del film». «In che senso». «Nel senso che hanno interrotto la messa in onda durante la scena finale e all’improvviso ho visto la faccia del Paganini, quello del Processo del Lunedì. Niente fine del film, ma che roba è?». Già, che roba è?
Mi informo nella semi-certezza che il babbo sia rimasto vittima di un’overdose di grappini serali (altra sua grande passione), ma dopo un rapido controllo scopro che effettivamente l’incazzatura paterna è incazzatura generale tra coloro che hanno scelto di risolvere il succulento mistero parigino. Il tono dei commenti online spazia da «Ma io pago il canone per farmi stroncare i film?» a «Per forza poi la gente guarda solo le piattaforme», fino a «Io voglio sapere come finisce!».
Detto che, ovviamente, “è stato il maggiordomo” e che il dato d’ascolto non è risultato affatto banale (691 mila spettatori “traditi” e 5,8% di share), cerchiamo di risolvere il mistero del film interrotto sul più bello alla maniera del Denbraun: cosa è successo? L’indagine è fitta, complicata, forse irrisolvibile... anzi no, ce lo spiega direttamente la Rai tramite nota grondante pentimento firmata da Adriano De Maio, Direttore Cinema e Serie Tv a Viale Mazzini: «Ieri i telespettatori della Rai non hanno potuto vedere la sequenza finale del film Codice da Vinci in onda su Rai2 in prima serata. Mi scuso personalmente per il disservizio». E ancora: «La messa in onda di un film odi un programma registrato è sottoposta ad una serie di lavorazioni complesse, affidate anche ad alcune sequenze alfanumeriche. Tutto questo per quarantamila ore di cinema l’anno trasmesse da Rai. Ma l’errore umano o delle macchine che noi dovremmo governare non può e non deve ricadere sul nostro pubblico».
Riferisco tutto al babbo ma la supercazzolona sulle “sequenze alfanumeriche” lo convince fino a un certo punto: «C’è sicuramente dell’altro», fino a un esageratissimo «rivoglio i soldi del canone». La sua mente machiavellica mescolata all’intrigo del film lo porta a elaborare teorie complottistiche della peggior specie che mescolano il caso Ranucci al caro benzina «senza ignorare il potere del Paganini, quello del Processo del Lunedì che non me la conta giusta». Provo a placarlo: «Beh, su, quantomeno hai letto il libro e sapevi già come andava a finire». Non lo convinco e mi liquida in fretta: «Ti passo la mamma». E lei, bella paciarotta: «Col Gerry Scotti e la Samira queste cose non capitano». E tanti saluti al Denbraun.