Dopo l’intervista di Libero all’avvocato napoletano Lucio Varriale, la Procura di Roma ha acceso un faro sulle parole dell’uomo. Questo il succo del clamoroso racconto: Valter Lavitola, mandante reo confesso della bomba davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, avrebbe spedito nello studio del legale il suo «factotum» Gomes Clesio Tavares per fargli riscuotere, con le buone o con le cattive, un debito di 450 euro. Il camerunense avrebbe agito in modo minaccioso e avrebbe costretto Varriale a cancellare l’immagine che ritraeva l’«esattore» dentro all’ufficio. L’invio dell’ex guardaspalle ingaggiato dal clan Russo per il recupero di un credito vantato da Lavitola confermerebbe che non solo la camorra, ma anche il faccendiere avrebbe usato il cosiddetto metodo mafioso per risolvere le questioni personali. Se Varriale confermerà e dimostrerà quanto detto, l’inchiesta potrebbe registrare una svolta. «Questa è una delle cose più interessanti che abbiamo letto sino adesso, dal nostro punto di vista» ammette un investigatore. Adesso i pm dovranno decidere quando sentire il settantottenne Varriale. Il quale, ieri, ci ha concesso uno scoppiettante bis, regalandoci altri due interessanti aneddoti sull’ex amico Lavitola: «Un giorno mi disse: “Quattro pallottole (ma il faccendiere avrebbe usato il termine “botte”, ndr) e una molotov e parla tutto il mondo”. Io pensavo fosse solo una battuta, anche perché lo ritenevo un bamboccione incapace di certe cose».
E quando avrebbe pronunciato questa frase? «Quando mi parlò di far candidare un famoso giornalista. Io pensai a Roberto Saviano e gli feci notare che per far vincere un personaggio senza esperienza politica servivano sponsor e la capacità di mobilitare non solo i lettori, ma un pubblico più vasto. Aggiunsi che, per attirare l’attenzione, serviva un coup de foudre, un colpo di fulmine. E lui tirò fuori quella frase sulle quattro botte e la molotov». Varriale ci ha anche svelato ciò che avrebbe subito in prigione Lavitola: «Mi spiegò che era diventato uomo in carcere, quando lo avevano costretto a stare in cella con due uomini di colore che gli vomitavano addosso. Era un modo per farlo parlare. Mi confessò che aveva pensato di ammazzarsi.
Me lo disse tra le lacrime».
«CONFERMERÒ TUTTO»
Ieri l’agenzia Agi ha anticipato che il pm Edoardo De Santis potrebbe convocare Varriale nelle prossime settimane per raccogliere la sua testimonianza. Per questo abbiamo chiesto all’avvocato napoletano se sia pronto a ripetere in Procura quanto riferito a Libero. La risposta è stata questa: «Che problema c’è? Lo farò sicuramente. Io sono sempre a disposizione della magistratura». Ieri abbiamo provato a far commentare l’intervista di Varriale a Sergio Cola, il difensore di Lavitola. Sono credibili le sue affermazioni? «Non glielo so dire» sono le parole del legale, «anche se io conosco molto bene Lucio... si rivolse a me per una causa che aveva a Roma e l’ho indirizzato a un collega della Capitale, che considero un figlio, l’avvocato Salvatore Sciullo». Insistiamo: ma mandare Clesio Tavares nello studio di Varriale per recuperare del denaro, non conferma l’utilizzo da parte di Lavitola del metodo mafioso contestato nell’inchiesta per la bomba? «Per 450 euro? Parliamo di sciocchezze...» prova a sdrammatizzare Cola.
Intanto per Ranucci arrivano nuove accuse anche da Paolo Zampolli, amico ed emissario di Donald Trump. L’imprenditore ha chiesto 5 milioni di euro di risarcimento per tre puntate ritenute diffamatorie, in particolare per l’accusa di aver fatto «deportare» l’ex compagna brasiliana e per l’accostamento «all’universo Epstein», l’imprenditore pedofilo. Nelle scorse settimane, il (quasi ex) conduttore di Report, in sede di mediazione, avrebbe offerto a Zampolli e ai suoi difensori una puntata riparatrice da trasmettere sui canali web e social della trasmissione. Proposta che è stata respinta.
Ma non è in corso solo il procedimento civile. Dopo le anticipazioni della prima puntata su Zampolli, l’avvocato Maurizio Miculan ha diffidato la trasmissione dal mandare in onda l’inchiesta e, il 26 aprile 2026, ha presentato querela per diffamazione.
«COMPLOTTO INTERNAZIONALE»
Nelle scorse ore il legale ha inviato alla pm romana Giulia Guccione un’istanza con cui chiede di «acquisire al fascicolo di indagine ogni opportuno elemento investigativo acquisito e acquisendo (chat/intercettazioni/testimonianze) nel procedimento a carico di Lavitola». Il motivo è presto detto: «Da quanto emerso sui media nazionali e internazionali risulta che Lavitola avrebbe intrattenuto intense frequentazioni amicali con il Ranucci al punto da commissionare uno o più sondaggi aventi a oggetto la possibile discesa “politica” di Ranucci stesso in area “centro sinistra” e che quest'ultimo fosse a conoscenza» di questo «al punto da suggerire alcuni temi da inserire nel sondaggio». Per tale motivo l’avvocato vuole far acquisire «chat e/o conversazioni e/o testimonianze aventi a oggetto i profili e i rapporti di “natura politica” sopra menzionati».
A giudizio del legale, di fronte a tali notizie, «pare ipotizzabile un “disegno criminoso” avente natura “politica”». Così sintetizzato: «Colpisco Paolo Zampolli per i suoi rapporti di vicinanza con il presidente Trump e di fatto colpisco il presidente Trump e metto a repentaglio i suoi rapporti con l'attuale presidente del Governo Giorgia Meloni». Per la difesa di Zampolli le puntate di Report non sarebbero state ispirate da un genuino interesse giornalistico, ma avrebbero fatto parte di «un disegno che mira a colpire quell'area di “destra/centro-destra” di cui Ranucci è antagonista al punto da accettare/partecipare a un sondaggio avente a oggetto una sua discesa in campo nell'area di centro-sinistra». E in quest’ottica di intrigo politico internazionale Miculan chiede anche di verificare quanti «soldi pubblici» siano stati spesi per la realizzazione delle tre puntate sotto accusa (con gli inviati di Report spediti in giro per il mondo) e di individuare «il soggetto o i soggetti responsabili che hanno deciso e deliberato tali (ingenti) esborsi». L’avvocato conclude la sua istanza con una domanda e una risposta: «Perché, dal nulla, si sente la necessità di dedicare a Paolo Zampolli ben tre puntate di fila di Report per episodi asseritamente avvenuti all’estero? (...) Il fine “politico” fornisce una chiave di lettura plausibile in quest’ottica». Ieri, a proposito di un altro articolo di Libero, quello sulla presunta mancata copertura assicurativa di una delle macchine coinvolte nell’attentato davanti a casa Ranucci, il conduttore di Report ha scritto sui social: «Non corrisponde al vero la notizia» che «una delle auto esplose per via della bomba non potesse circolare per strada per mancanza di assicurazione. Era priva solo della parte riguardante atti vandalici e incendio, motivo per cui non è stato risarcito il danno».
La sospensione della polizza Rca ai sensi dell’articolo 122 bis del codice delle assicurazioni (quello che prevede l’esenzione dal pagamento in caso di «inidoneità totale e stabile» del veicolo a fungere da mezzo di trasporto per la mancanza di parti essenziali) è annotata sul Sic-Ania (Servizio informativo controllo), il grande archivio informatico gestito dall'Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) che raccoglie i dati sulle polizze auto, sulle targhe e sulla storia dei sinistri in Italia. Nel database la polizza risulta sospesa il 25 giugno 2025. È stata riattivata e il registro elettronico non è stato aggiornato (la cosa dovrebbe avvenire entro un’ora)? Ieri abbiamo chiesto lumi alla compagnia a cui si era rivolto Ranucci per assicurare la sua Opel Adam, ma quando abbiamo chiuso questo articolo non avevamo ancora ricevuto risposta. Ultima nota di cronaca: oggi verranno sentiti in carcere due dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato davanti a casa Ranucci, Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello. Bisognerà capire se confermeranno solo gli accertati rapporti con Clesio Tavares o se coinvolgeranno anche Lavitola. E, magari, non solo lui.