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Sigfrido Ranucci, la lettera contro i suoi colleghi di Report

di Giacomo Amadori lunedì 31 agosto 2026

6' di lettura

Due degli inviati storici di Report, ieri, hanno rilasciato interviste parallele a Corriere della sera e Repubblica. Il risultato? Una pernacchia in stereofonia al loro vecchio capo, Sigfrido Ranucci. Da cui un mese fa, come vedremo, erano stati bastonati via mail. Per Giorgio Mottola, l’ex conduttore, «è stato proprio un fesso». Il suo errore? «Aver rivendicato e costruito con Lavitola un rapporto di “amicizia fraterno”». Non basta. Mottola ha bacchettato Ranucci anche per le testimonianze di sue «avances inopportune». Non più tenero si è dimostrato Paolo Mondani, da vent’anni l’esperto di mafia della trasmissione, il quale ha ammesso: «Si può criticare, anche in maniera severa, il rapporto amicale che aveva Sigfrido (con Lavitola, ndr), io stesso l’ho ritenuto inopportuno». Ma sia Mottola che Mondani concordano su una cosa. «Non è emerso alcun condizionamento di Lavitola sulla trasmissione» hanno detto all’unisono, sfidando «chiunque a dire il contrario». In realtà in qualche modo Lavitola nel mondo Report si è insinuato. Come ha raccontato ai magistrati di Roma un altro inviato storico, Daniele Autieri: «Ho conosciuto Lavitola nel marzo 2026. Me lo ha presentato Ranucci come possibile fonte per la mia inchiesta sul cantiere navale Vittoria di Adria, avvisandomi di prendere ovviamente con le pinze quello che mi avrebbe detto». Ma, a un certo punto, Autieri decide di non seguire più le indicazioni del faccendiere, diventato asfissiante e informa Ranucci di avere tagliato i ponti bruscamente. I magistrati hanno chiesto ad Autieri se Lavitola avesse fatto da informatore anche per altri giornalisti di Report e l’inviato non lo ha escluso: «È possibile anche che avendo un rapporto di amicizia con lui lo abbia fatto...».

I CONTATTI TRA VALTER E LA REDAZIONE
Sicuramente Lavitola è stato compulsato da Luca Bertazzoni. Il quale ci ha dato la sua versione: «Ho intervistato Lavitola nella puntata “Il Paese che amo” del 31 gennaio 2022 dedicata alla possibile candidatura di Berlusconi alla Presidenza della Repubblica. L’ho poi intervistato nella puntata “Il testamento” del 22 ottobre 2023 sull’eredità di Silvio Berlusconi, ma non mi disse o non mi volle dire nulla di interessante, così abbiamo riproposto solo un breve passaggio della prima intervista quando mi parlava della cosiddetta “operazione scoiattolo”». Bertazzoni ci ha assicurato che la decisione di contattare Lavitola sia stata sua e che non ci sia stata alcuna interferenza da parte di Ranucci. Un altro inviato, Manuele Bonaccorsi, durante un’inchiesta, venne «parcheggiato» gratuitamente nel B&B di Lavitola, sempre su indicazione del conduttore rimosso. In queste ore c’è chi prova a gettare fango su Giulia Presutti, co-conduttrice in pectore della trasmissione. La sua colpa? Aver mangiato nel ristorante in cui desinava il suo capo, ovvero il Cefalù bistrot di Lavitola. La Presutti ha fatto sapere ad alcuni amici di esserci andata una prima volta insieme alla compagna di Ranucci, Laura Cianfoni, dalla quale sarebbe stata invitata. Ci era tornata per discutere con Lavitola (lo ricordiamo, «amico fraterno» dell’allora principale della Presutti) di una possibile pista per un’inchiesta. Idea che, dopo un confronto con Ranucci, era stata accantonata.

Ma il Cefalù era per i giornalisti come le sirene per Ulisse e i suoi compagni: un richiamo irresistibile. Lì si sedevano, tra gli altri, il direttore pro tempore di Repubblica, Stefano Cappellini, e lo storico editorialista del Corriere della Sera Paolo Mieli. Ma persino Aldo Torchiaro, il cronista che nel 2023 fotografò Lavitola e Ranucci insieme a tavola, non avrebbe disdegnato i manicaretti del ristorante. Nella sua chat, oggi agli atti dell’inchiesta sulla bomba esplosa davanti a casa Ranucci, Lavitola spiega che il cronista amerebbe il gazebo esterno e che, in un’occasione, quando non era riuscito a ottenerlo, avrebbe avuto una reazione stizzita: «Si è inalberato e ha detto che lo sconto sarebbe costato molto meno». A Lavitola, la sera prima della pubblicazione dello scoop con la foto, arrivò questo messaggio di Torchiaro: «Walter ho scritto un pezzo affettuoso su di te, citando l’amico Ranucci, voluto dal direttore (all’epoca Matteo Renzi, ndr). Ti voglio bene». Il «pezzo affettuoso» divenne una campagna-stampa e Lavitola prese le parti di Ranucci, inviandogli le immagini delle telecamere di sicurezza che avevano registrato l’appostamento di Torchiaro. Il quale scrisse a Lavitola: «Vedo che l’amico Sigfrido si è agitato molto, ha chiesto di visionare le telecamere. Peccato perché si era deciso di chiudere la vicenda, invece adesso sono tutti incazzati e vogliono starci su».

LA LOTTA PER LA SUCCESSIONE
Ma torniamo a Report. Gli inviati storici della trasmissione, consulenti esterni della Rai pagati a inchiesta, hanno annunciato di non voler accettare il nuovo corso con due nuovi conduttori (Presutti e Daniele Piervincenzi), scelti dai vertici Rai senza previa consultazione della redazione, e con due capi autori pescati tra i «vecchi» di Report (Giulio Valesini, inviato assunto a Viale Mazzini, e Bernardo Iovene).
Inizialmente Valesini sembrava aver accettato la proposta, defilandosi, però, dalla conduzione. Ma, poi, avrebbe cambiato idea. Il direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini, un sindacalista nato e giornalista d’esperienza, pensava di aver fatto breccia tra i colleghi indicando per la conduzione due giovani telegenici, ma non certo mostri sacri della tv (nel frattempo erano stati esclusi dalla corsa nomi ingombranti come quelli di Riccardo Iacona, Sabrina Giannini, Francesca Fagnani e Federico Ruffo).

Corsini sperava che l’offerta del tandem Presutti-Piervincenzi fosse ricevibile per giornalisti strutturati come quelli di Report, che, certamente, con i due debuttanti avrebbero avuto più voce in capitolo per quanto riguarda le decisioni finali rispetto a quando erano costretti a confrontarsi con Ranucci. Invece, su una ventina di inviati, quelli esterni (tre quarti del totale) hanno fatto blocco e adesso minacciano di traslocare su un’altra Rete. Senza considerare che, in altri lidi, si troverebbero a trattare con editori in carne e Paolo Mondani ossa (capaci di far fuori per scelta editoriale pesi massimi come Massimo Giletti) e non con i rappresentanti del Servizio pubblico che, magari, tra un anno potrebbe tornare sotto il controllo della sinistra. «I nostri contratti scadono a giugno 2027, ma siamo pronti a stracciarli. Ci batteremo affinché Report continui a esistere. Speriamo in Rai, altrimenti altrove» ha dichiarato Mottola. Anche Mondani ha annunciato il suo possibile addio: «Certo che me ne vado da Report se restano queste le condizioni». Per evitare lo scisma (già realizzato per via telematica con la costituzione di una nuova chat) viene chiesto il passo indietro a Presutti (tra l’altro iscritta al sindacato Articolo 21 del «sinistrissimo» Beppe Giulietti) e Piervincenzi. In realtà sembra che gli inviati ce l’abbiano soprattutto con la Presutti, un’interna, colpevole di lesa maestà, dopo aver difeso Ranucci senza se e senza ma. Invece Sigfrido avrebbe preso di mira Piervincenzi che, al telefono con l’ex conduttore, nelle scorse ore, aveva provato a schermirsi, definendosi un semplice «traghettatore», una definizione che avrebbe mandato su tutte le furie Ranucci.

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L’ATTACCO AI “TRADITORI”
Che di fronte alla proposta della redazione di una sorta di «cogestione» per «rispondere all’attacco in corso», aveva perso la trebisonda. Al documento, votato il 25 luglio (data in cui il Gran Consiglio del Fascismo sfiduciò Benito Mussolini) e inviatogli da Mottola, l’ex conduttore aveva risposto in modo durissimo: «Pur con le sue carenze, il vostro documento ha un merito: mi ha chiarito che alcuni di voi vorrebbero ricoprire il ruolo di coautori, non come l’ho interpretato io ai tempi di Milena, ma addirittura “inter pares”, cioè “tra pari” o “tra uguali”. A guidare Report dovrebbe essere quindi una sorta di “triumvirato”, che ha il sapore di un commissariamento». La reprimenda si era fatta dotta (in fondo Ranucci è stato insegnante di Lettere): «Al di là del fatto che in Rai non esistono formule di questo tipo, vale la pena ricordare che non è ben augurante, visto che l’ultimo triumvirato della storia romana risale al 43 a.C. Era composto da Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido, nacque con lo scopo di vendicare Giulio Cesare, ucciso dai congiurati Bruto e Cassio, ma segnò la fine della Repubblica e la nascita dell’Impero». La conclusione era stata cupa: «Infine, lasciatemi esprimere la mia amarezza per le modalità con cui è stato delineato questo piano, per le strategie tessute, per le chat oblique, e per le modalità in cui è maturato il voto dell'assemblea».

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Adesso gli inviati preparano l’addio e il cortocircuito è completo se si pensa che Lavitola, nel suo interrogatorio dopo l’arresto, ha rivelato di aver suggerito a Ranucci di scegliere la strada di Michele Santoro che iniziò a produrre le sue trasmissioni con una società esterna: «Santoro mi spiegò come faceva lui con la Rai, allora io proposi a Sigfrido di usare lo stesso sistema. Io mi sarei occupato della produzione e mi sarei sistemato economicamente». In pratica l’idea di portare Report fuori dalla Rai l’aveva già avuta Lavitola. Ora, come detto, il suo progetto potrebbe essere realizzato dagli inviati storici della trasmissione.

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