Forza, Vittorio. Ché qui facciamo tutti il tifo per te. È ricoverato da mercoledì sera al policlinico Gemelli di Roma Vittorio Sgarbi, critico, saggista, deputato, ex sottosegretario di Stato ai Beni e alle attività culturali, personaggio istrionico, televisivo, politico, soprattutto amatissimo anche da quel pubblico che dice di trovarlo sopra le righe (ma poi, alla fine, in un Paese come il nostro, capirai lo scandalo): non sono accertamenti di routine, quelli di Sgarbi, è in terapia intensiva, è grave, si tratta di un’insufficienza respiratoria.
IL BOLLETTINO
Bocche cucite, per quanto riguarda chi gli sta a fianco: e va bene così, ci mancherebbe, è un suo diritto decidere cosa condividere o meno, specialmente adesso, con l’unica conferma certa che arriva dall’ospedale romano (le condizioni di Sgarbi, «pur critiche sono attualmente stabili», è una nota del Gemelli che arriva a sera) e coi curiosi, pure i leoncini da tastiera, che si sentono autorizzati a dir la loro su tutto («capre», verrebbe da chiamarli).
Sgarbi, 74 anni, è uno con la pelle dura che le sfide non se le è fatte mancare. Esuberante, sì, a tratti teatrale, ma al contempo fragile e sensibile: il suo ultimo ricovero, infatti, era la primavera dell’anno scorso, era guarda caso proprio ancora il Gemelli, si era legato a una profonda crisi depressiva che gli aveva causato lunghi periodi di isolamento e una perdita di peso mica da scherzo (allora era arrivato a pesare 59 chili: «Faccio fatica in tutto, riesco a tratti ancora a lavorare ma passo molto tempo a letto e trascorro una fase di meditazione dolorosa su quello che ho fatto e sul destino che mi attende», aveva confidato).
Prima, tuttavia, c’era stato altro. C’era stato quel tumore alla prostrata, nel 2021, localizzato, d’accordo senza metastasi e trattato immediatamente all’Istituto nazionale dei tumori Regina Elena della capitale con la radioterapia, dal quale ne era uscito guarito (l’annuncio l’aveva dato lui stesso, a giugno di quell’anno nel quale tutti eravamo ancora nel pieno della pandemia: «È stata dura ma è andato tutto bene»), sorretto sempre dalla sua compagna, Sabrina Colle, che non lo ha mai lasciato un minuto e che, semmai, lo ha aiutato a prendersi cura di sé.
C’era stata addirittura un’ischemia miocardica acuta, dieci anni fa esatti, iniziata con un’ambulanza a sirene spiegate giunta al pronto soccorso del policlinico di Modena e terminata con un’angioplastica coronarica urgente (in realtà, a seguire, sono state effettuate anche altre procedure di rivascolarizzazione). Dimesso, Sgarbi, anche in questa occasione, in buone condizioni: si era trattato di «lavori di manutenzione straordinaria», aveva scherzato sui social network, in un video registrato dal letto del nosocomio nel quale ringraziava i medici che lo avevano salvato.
Infine è stato il turno della bestia nera, quella depressione (o «malinconia») che ricorda un po’ l’urlo di Munch (parola sua) visto che il quadro icona del proto-espressionismo «parla della solitudine, dell’idea dell’uomo che deve fare i conti con la sua condizione umana». Ancora una volta sempre accudito (dalla compagna e dalla sorella Elisabetta), mai solo, e supportato.
L’ULTIMA APPARIZIONE
L’ultima apparizione pubblica è stata a febbraio, alla Certosa della sua Ferrara: Sgarbi, a chi era presente, era apparso debilitato e provato, camminava con passo incerto e aveva il volto scavato.
Forse per questi problemi di salute trascinati (seppur in alcuni casi risolti), forse per via della battaglia giudiziaria che ha iniziato la figlia Evelina pochi mesi fa presentando un’istanza al tribunale civile per nominargli un amministratore di sostegno, sostenendo che oramai non sia più in grado di gestire da solo né la sua persona né i suoi interessi. E la stessa Evelina è andata ieri a trovarlo al Gemelli: «Sono sconvolta. L'ho trovato in una condizione di sofferenza estrema, che mi ha devastato la mente e che rimarrà in modo indelebile conficcata nel mio cuore. Purtroppo il mio grido di dolore non è stato ascoltato in tempo. E io oggi mi ritrovo con mio padre in rianimazione circondato dalle stesse persone che lo hanno trascinato ed esibito tutta l'estate, incuranti dello stress e della fatica immane a cui hanno sottoposto un fisico già fortemente debilitato»».