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Greta Thunberg fa flop in Svizzera e accusa: "È colpa del Marocco"

venerdì 2 ottobre 2026

2' di lettura

Doveva fare il tutto esaurito la conferenza di Greta Thunberg sul Sahara Occidentale a margine dello Zurich Film Festival. Oltre 300 i biglietti venduti. Ma alla fine, a presentarsi, è stata appena una quarantina di persone. E l’attivista svedese ha chiamato in causa il Marocco, che dal 1975 rivendica la sovranità sulla regione contro le pretese del Fronte Polisario, il movimento politico-militare che rappresenta i Sahrawi, la popolazione originaria della zona. L’entrata era gratuita previa prenotazione. Secondo agli organizzatori, sono stati effettuati ordini singoli per un numero molto elevato di biglietti. «Successivamente abbiamo limitato il numero di biglietti a un massimo di quattro per persona. In alcune prenotazioni ne era stato riservato un numero maggiore», ha dichiarato un portavoce del festival. Per Thunberg la responsabilità è del Marocco.

L’attivista ha partecipato mercoledì sera in veste di sostenitrice alla prima del documentario My Home of Wind and Sand di Patrick Wally, davanti ad una sala colma di gente. La pellicola, realizzata nell’arco di oltre dieci anni, racconta la storia di Najla Mohamed Lamin, cresciuta in un campo profughi nel deserto algerino. La donna si considera una voce del suo popolo, di cui difende la causa, ad esempio presso le Nazioni Unite a Ginevra. Il sogno della protagonista di fare ritorno in una patria indipendente resta però lontano, poiché il territorio continua a essere occupato dal Marocco. Per Najla Mohamed Lamin si tratta di un’enorme ingiustizia: «Il mondo ci nega il diritto fondamentale di svolgere un libero referendum sul nostro futuro», ha dichiarato a Zurigo a margine della proiezione.

E Greta? Beh, è andata là come «sostenitrice». Ma ha pure visitato un campo profughi Sahrawi nel 2025. Da allora ha più volte messo in evidenza le interconnessioni tra la battaglia dei Sahrawi, la crisi climatica globale e la giustizia sociale. Giunta al festival del cinema in veste di sostenitrice – ieri pomeriggio sul Green Carpet e dopo la proiezione per esprimersi sulla causa –, ha dichiarato: «Il film è molto commovente. Racconta di un tradimento: quello dell’occupazione e dell’indifferenza del mondo verso questo conflitto».

Thunberg ha aggiunto che le persone privilegiate dovrebbero schierarsi al fianco dei Sahrawi e lottare con loro: «Dobbiamo parlarne e diffondere il messaggio. Altrimenti siamo solo degli ipocriti». L’Europa non può far finta di non essere coinvolta, ha sottolineato Najla Mohamed Lamin, aggiungendo che il sostegno fornito da altri Paesi contribuisce a far sì che il Marocco continui a opprimere il suo popolo: «Il mondo vuole metterci a tacere, ma non ci lasceremo dire cosa dobbiamo fa re».

I Sahrawi sono un popolo nomade di lingua araba originario della regione nord-occidentale del Sahara. Tradizionalmente legati al territorio del Sahara Occidentale rivendicano l’autodeterminazione e l’indipendenza della propria terra, in gran parte occupata dal Marocco, mentre una rilevante porzione della popolazione vive da decenni nei campi profughi in Algeria.

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