Le aggressioni ai danni dei docenti sono sempre più diffuse. Una vera e propria piaga di cui si discute in occasione della Giornata mondiale dell’insegnante in data 5 ottobre. La Gilda degli Insegnanti ha così organizzato a Roma, al Centro Congressi Cavour, dalle ore 9 alle 13, il convegno "Aggressioni e Patto Scuola-Famiglia: per una nuova centralità della funzione docente nell’istituzione scolastica". Presente anche il giornalista Paolo Mieli che ha affermato: "Ogni volta che viene aggredito un docente in genere abbraccia lo studente che lo ha aggredito e dice di averlo capito. Il professore malmenato viene accolto come fosse un eroe, il danno fisico visto come leggerezza, e nessuno insorge".
L'Aria Che Tira, Paolo Mieli sbertuccia Marco Travaglio: "Quel giornale di cui..."
Paolo Mieli provoca Marco Travaglio. Accade a L'Aria Che Tira dove si parla dell'invio di armi all'Ucraina. ...Eppure, ha proseguito, "a Marsiglia un docente è stato bruciato. C’è qualcosa che non va. Il professore aveva autorevolezza, veniva rispettato. Non è solo questione di stipendi. Si considerano i docenti come inservienti, intrattenitori dei figli. Questo è terribile. La prepotenza dei genitori non è tollerabile, così l’autorevolezza del docente va a farsi benedire". E ancora: "Gli studenti assistono quando i genitori strapazzano un docente per un brutto voto. Le scuole non sono il luogo dell’indignazione. Nella scuola privata tutto ciò non esiste. Non esiste un ricco che mandi il figlio in una scuola pubblica e questo è gravissimo. Io ci sono andato, ho mandato i figli alla scuola pubblica. Poi ho capito che la scuola pubblica era paralizzata e la privata aveva dei canali diversi. Si creano così due società, a questo bisogna ribellarsi. Bisogna riportare la scuola pubblica a certi parametri, non può essere un pollaio dove accade di tutto accanto a scuole private prospere".
L'aria che tira, l'affondo di Paolo Mieli a Travaglio: "Quel giornale di cui non ricordo il nome..."
Al centro del dibattito nel corso dell'ultima puntata de L'aria che tira, su La7, le divisioni interne al campo ...Da qui l'appello: "Se un docente viene aggredito il giorno dopo la scuola italiana deve scioperare. Poi si vedrà se perdonare il ragazzo. Intanto ci vuole uno scatto. Poi dopo la terza, quarta, quinta volta vedremo se le cose non cambiano". Ma non finisce qui, per il giornalista il cellulare "non deve entrare in aula, lì ci deve essere il rapporto tra studenti e docenti. Dentro una scuola il cellulare è come una pistola. La scuola deve essere cinque ore senza quella droga. Nei media figurano solo insegnanti che sono negativi, che urlano, che sbraitano, che dicono stupidaggini. Non dovete più star zitti. Facciamo il possibile finché c’è tempo".




