“Le devastazioni di Milano non sono una questione di disagio giovanile, ma il risultato di anni di rinuncia educativa e di un sistema penale che non riesce a fermare i criminali di professione”. Luca Ricolfi, sociologo e analista della società italiana, nell'intervista concessa a Il Giorno boccia tanto la sinistra, accusata di giustificare le proteste, quanto la destra, incapace di garantire risposte efficaci sulla sicurezza. "Nessun governo è in grado di limitare il dilagare dell'impunità, che – ben più della paura – è la vera fonte dell'inquietudine dei cittadini".
Per Ricolfi, parlare di disagio significa ricorrere a una spiegazione comoda. "È più di mezzo secolo che i miei colleghi sociologi la applicano a qualsiasi cosa si muova nel mondo giovanile, ma è solo un modo per dare un'etichetta pseudoscientifica a quel che non si riesce a spiegare". Il problema, sostiene, parte dagli adulti: "Ai giovani mancano innanzitutto gli adulti, che nella famiglia, nella scuola — e pure nei media — hanno rinunciato alle loro funzioni educative”. Poi l’affondo sulla sinistra: “Rischia? No, non è un rischio, è un dato di fatto" che soffia sul fuoco delle proteste. "La sinistra invita a ‘capire’, ma non spiega che cosa ha capito, al di là delle solite formule vuote su periferie, degrado, disagio, emarginazione". E il sostegno alle proteste, secondo il sociologo, finisce per favorire il governo: "Le devastazioni sono un formidabile spot elettorale a favore del governo". Neppure la destra, però, supera l'esame: "Le sue risposte sono drammaticamente insufficienti".
DiMartedì, Luca e Paolo cantano dopo gli scontri: "Bombe di carta su di me", esplode la bufera
"Bombe di carta su di me, pezzi di porfido che piovon da lassù, sul mio casco blu, ma dice il questore che p...Ricolfi chiama in causa la riforma Cartabia, le sospensioni della pena, la mancanza di posti in carcere e le difficoltà complessive del sistema penale. Per cambiare le cose, avverte, "ci vorranno almeno dieci anni". La violenza di oggi, spiega Ricolfi, è diversa da quella degli anni Settanta: "La violenza degli anni ’70 aveva un contenuto politico ed era sorretta da un’ideologia, quella di oggi è alimentata da consumismo e invidia sociale". La soluzione passa anche da nuove norme: associazione a delinquere per le violenze collettive, più reati perseguibili d'ufficio, nuove carceri e definanziamento dei centri sociali coinvolti negli scontri. Ma soprattutto Ricolfi propone una manifestazione nazionale politicamente ecumenica: "Una manifestazione che ricordi a tutti che, in democrazia, la violenza non è mai giustificata".




