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Adolfo Urso: "I sistemi autoritari ci sfidano, mercato libero in Occidente"

di Fausto Carioti martedì 17 gennaio 2023

6' di lettura

Chiusa la settimana più difficile vissuta sinora dal governo, Adolfo Urso mostra un cauto ottimismo. La decisione dei benzinai di "congelare", in attesa del tavolo di settore, lo sciopero annunciato per fine mese è stato un primo segnale di schiarita. «Abbiamo svolto due importanti riunioni, coni gestori a palazzo Chigi e con le associazioni dei consumatori al ministero, e insieme al sottosegretario Bitonci abbiamo spiegato finalità e contenuti del decreto», dice a Libero il ministro delle Imprese e del Made in Italy. «La loro reazione è stata positiva e si è aperta un'interlocuzione significativa. Con i gestori ci rivedremo domani, per cercare le soluzioni a problemi che attendono da tempo, come quelli della rete distributiva e della filiera industriale. Sarà un vero e proprio "tavolo" di consultazione per il riordino del settore. E l'incontro ci può consentire anche di discutere eventuali modifiche al decreto in sede parlamentare. Il settore energetico è cruciale nella nostra visione strategica e nella nostra politica industriale».

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Resta l'incognita dei prezzi. Come è andata con le associazioni dei consumatori?
«I loro suggerimenti ci saranno molto utili. Il 2023 sarà per noi l'anno della lotta all'inflazione: fenomeno che sembrava residuale e invece è tornato preponderante con la guerra in Ucraina, la quale ha innescato un rialzo delle materie prime e favorito manovre speculative come quelle che abbiamo visto sul prezzo del gas. Per questo nel decreto abbiamo assegnato maggiori poteri di sorveglianza e controllo al Garante dei prezzi, e conferito al prefetto poteri sanzionatori contro chi specula. Nel contempo abbiamo aumentato la trasparenza, tramite la pubblicazione del prezzo medio regionale dei carburanti, così che ciascuno possa scegliere consapevolmente da quale distributore rifornirsi».
Una riduzione delle imposte sui carburanti è da escludere in ogni caso o siete pronti ad introdurla se la situazione peggiorasse? 
«Della riduzione delle accise beneficiano in gran parte i ceti più abbienti, lo ha certificato anche l'Ufficio bilancio della Camera. Noi crediamo che le risorse pubbliche debbano essere usate, invece, soprattutto per il sostegno dei meno abbienti. Per questo nella manovra di bilancio abbiamo preferito destinare la somma così risparmiata, quasi 10 miliardi, alle famiglie numerose, ai pensionati, ai più bisognosi e al taglio del cuneo fiscale per chi ha salari più bassi. Peraltro lo abbiamo fatto con misure strutturali, destinate a durare, non con interventi temporanei».
Non teme che il rincaro della benzina e il taglio della rivalutazione delle pensioni possano far cambiare idea a molti italiani che il 25 settembre hanno votato per voi? 
«Gli italiani comprendono bene cosa stiamo facendo e proprio per questo i nostri consensi sono in continua crescita. In ogni caso, sappiamo bene che dovremo prendere anche decisioni impopolari: se servono al Paese lo faremo, il nostro unico faro è l'interesse nazionale».

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La Cisl le ha chiesto di convocare al ministero un tavolo per Stellantis, la cui produzione è calata di un terzo dal 2017 a oggi. Il gruppo automobilistico, come molti altri, fatica anche a reperire materie prime e semiconduttori. Che risposta darete? 
«Abbiamo già convocato il tavolo metalmeccanico per affrontare le questioni inerenti all'automotive, alla siderurgia e agli elettrodomestici. Seguiranno altri tavoli, compreso quello con Stellantis. Tra l'altro ci vedremo il 24 con i segretari generali dei sindacati per affrontare le più vaste tematiche della politica industriale. Assieme alla lotta all'inflazione, sarà il grande tema dell'anno».
Intende il rilancio della politica industriale italiana? 
«Intendo il rilancio della politica industriale in Italia e in Europa. È questa la vera sfida su cui dobbiamo misurarci. Lo avevo detto in parlamento due mesi fa, e finalmente ci siamo. In poche settimane, con un pressing continuo insieme al governo francese, siamo riusciti a costruire un consenso inaspettato, anche in Germania. Lo dimostrano l'ultimo documento della Spd, il partito del cancelliere Olaf Scholz, e soprattutto le posizioni espresse dal presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Sono convinto che al Consiglio d'Europa del 9 e 10 febbraio si profileranno le basi di questa nuova politica industriale. È il momento di costruire l'Europa dell'impresa e del lavoro che tuteli il Made in Europe. Sindacati e associazioni di impresa ci possono aiutare, serve un Sistema Italia che si muova nella stessa direzione».
Cosa vi aspettate da Bruxelles? 
«Ci aspettiamo una revisione del Patto di stabilità, che deve essere rivolto allo sviluppo. Un Fondo sovrano europeo destinato ai settori innovativi, digitale e green. Risorse comunitarie che siano impegnate per ridurre il divario competitivo tra i Paesi, come accaduto con il fondo Sure per difendere l'occupazione. Serve una riforma delle regole per gli aiuti di Stato, necessari per sostenere i settori strategici. E serve una politica commerciale che da una parte contrasti la concorrenza sleale di chi produce a costi più bassi, in spregio degli standard ambientali e sociali, e dall'altra introduca il principio del "buy european". Insomma, quello che stanno facendo gli Stati Uniti per facilitare il "reshoring", il rientro delle aziende sul territorio nazionale, e contrastare la sfida sistemica della Cina».

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Tutto questo in concorrenza con gli Stati Uniti, quindi. 
«No, insieme agli Stati Uniti. Washington in pochi mesi ha messo in campo risorse mai viste prima: 1.200 miliardi di dollari per le infrastrutture, 250 miliardi per le tecnologie di frontiera e i chip; 369 miliardi per le transizione green, con regole che favoriscono il "buy american". Dobbiamo rispondere nello stesso modo. Questo ci consentirà poi di creare un'area di libero scambio euro-atlantica, da allargare via via alle altre democrazie occidentali».
Un libero mercato non più mondiale, ma all'interno di blocchi uniti da vincoli politici e culturali? 
«La globalizzazione è finita. Si stanno realizzando integrazioni continentali attorno agli imperi che rinascono, spesso su basi religiose. Il nostro Occidente subisce la sfida di sistemi autoritari, anche sul piano valoriale, e deve attrezzarsi con una politica industriale, economica e sociale condivisa, che si fondi sui comuni valori di fondo».
La "minimum tax" europea a carico delle multinazionali è parte del pacchetto? 
«La minimum tax è un tassello di questa politica, ma ci vuole più ambizione. Stiamo predisponendo un paper di posizione nazionale, sarà il nostro contributo alla proposta complessiva che dovrà fare la Commissione».
Alla Ue chiedete una revisione del Pnrr, per adeguarlo alla situazione creata dalla guerra in Ucraina. Cosa pensate di ottenere? 
«Credo che debba prevalere la logica del buon senso. Il Pnrr può essere rivisto secondo quanto previsto nel Regolamento istitutivo, in modo da porre maggiore attenzione sulla produzione energetica e rivedere i parametri sulla base dei nuovi prezzi delle materie prime».
Nei giorni scorsi lei è stato a Kiev. La guerra non è finita, ma già avete parlato di ricostruzione.
«In Ucraina è rinata l'Europa delle libertà. La ricostruzione sarà anche la grande sfida dei prossimi dieci anni per dimostrare al mondo cosa sono la nostra Europa e i valori di solidarietà e di socialità che ne sono a fondamento, così come ha fatto il piano Marshall dopo la seconda guerra mondiale».

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Ci sarà un ruolo importante per l'Italia, pare di capire.
«È inevitabile che sia così. L'Ucraina è il partner ideale per l'Italia, pienamente compatibile sul piano economico e produttivo. Le nostre imprese lo sanno bene. Sarà Giorgia Meloni a porre le basi dell'impegno italiano nel suo viaggio a Kiev. Stiamo già preparando un grande evento a Roma sulla ricostruzione dell'Ucraina».
Alla festa per i dieci anni di Fdi lei ha detto che il prossimo obiettivo è «portare la destra al governo d'Europa» dopo le prossime elezioni per l'europarlamento. Oltre ai voti, è necessaria la volontà del Ppe di abbandonare l'alleanza con i socialisti per governare assieme a voi conservatori. A che punto è il dialogo con i popolari europei?
«Le elezioni europee del prossimo anno segneranno una chiara svolta. Abbiamo fiducia che possa nascere una nuova alleanza tra popolari e conservatori, di cui proprio l'Italia potrà essere il modello. Giorgia peraltro è il leader del partito conservatore europeo, e questo darà più forza alla nostra Italia nei consessi in cui si decide».

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