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Empatia, per saper ascoltare c'è bisogno di autodisciplina

di Steno Sari domenica 30 luglio 2023

3' di lettura

Tutti noi desideriamo attenzione e siamo grati quando la riceviamo. Ma per mostrare vera attenzione dobbiamo sviluppare la capacità di ascoltare con empatia, dal greco en-pàtheia, “essere dentro”. Potremmo definire l’empatia come la capacità di capire i sentimenti, le situazioni emotive, lo stato d’animo di un’altra persona, che si sia d’accordo con lei o no. È stata anche definita la capacità di mettersi nei panni degli altri e questo richiede che si comprenda la situazione dell’altro e che si partecipi ai sentimenti che quella situazione produce in lui. Implica quindi provare la sofferenza altrui nel proprio cuore. Per usare le parole di Henry David Thoreau, un filosofo, scrittore e poeta americano, “bisogna essere in due per dire la verità: uno per parlare, uno per ascoltare”. Alcuni ricercatori hanno avanzato l’idea che la capacità di capire i sentimenti altrui si possa imparare.

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È stato dimostrato che i bambini maltrattati non manifestano empatia nei confronti di un bambino che soffre, non fanno nulla, oppure gli si avvicinano urlando e lo prendono a spintoni. I bambini che hanno ricevuto dai genitori sicurezza emotiva sono invece più sensibili ai sentimenti altrui. Il problema che impedisce un approccio empatico per alcuni è che si concentrano troppo su quanto gli altri siano diversi da loro e concludono troppo velocemente che le differenze siano caratteristiche negative. In pratica li considerano inferiori perché alla radice c’è il pregiudizio. Il fatto è che quando ci confrontiamo con gli altri (nel lavoro, a scuola, in famiglia, con gli amici) abbiamo spesso punti di vista diversi. Questo spinge molte persone ad essere inutilmente critiche e polemiche, a non relazionarsi in maniera efficace, a non saper dialogare e così mettono in difensiva i loro interlocutori.

Peccato perché perdono delle opportunità. Saper ascoltare non è da tutti, richiede self-control, autodisciplina. Occorre non essere malati di protagonismo e avere la capacità di concentrarsi su ciò che sta dicendo l’altra persona, non permettendo alla mente di vagare odi pensare a come rispondere o a come risolvere il problema. Attenzione: non confondiamo la comprensione e il rispetto per le opinioni altrui con l’essere d’accordo con tali opinioni. Mettersi mentalmente nei panni dell’altro ci aiuta a capire il suo vissuto emotivo. Riscontreremo che la comprensione, l’apprezzamento e il rispetto per quella persona cresceranno, anche se non condividiamo le sue scelte, comportamenti e o reazione agli eventi. In questo l’empatia si distingue dalla simpatia, dal greco sym-patèo, che implica il provare le stesse emozioni di qualcuno con cui ci sentiamo in una qualche forma di accordo, somiglianza e affinità. Ci è simpatico chi condivide le nostre idee, i nostri valori o se volete una certa passione sportiva.

A me sono simpatici i milanisti, ma ho grandi amici interisti, juventini, per non dire in tutte le altre squadre. L’empatia però va oltre e ci rende consapevoli di quanto gli altri possano avere reazioni e sentimenti umani diversi dai nostri. Facciamo tutti parte della stessa famiglia. Se ci concentriamo su questo, saremo meno portati a discriminare, emarginare e a giudicare in modo negativo.

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