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Giuliano Amato, la crisi del dottor Sottile: il blitz su Ustica finisce in farsa

di Pietro Senaldi mercoledì 6 settembre 2023

3' di lettura

Una delle cose migliori fatte da Matteo Renzi è stata sbarrare la strada del Quirinale a Giuliano Amato. Chi lo conosce bene, si chiede da giorni come mai il Dottor Sottile abbia deciso di uscire dal consesso politico per entrare nel girone dantesco dei deliranti facendosi esplodere con il fragore di un kamikaze islamico. Un gesto in totale contraddizione con il suo stile ma non con la sua natura, da sempre ambigua, complot tarda e traditrice. Dalle amnesie su Tangentopoli al prelievo notturno sui conti correnti degli italiani, fino al lavoro alla Corte Costituzionale per disinnescare i referendum di Lega e radicali sulla giustizia e alle esternazioni da bar su una tragedia come Ustica, la carriera dell’ex leader socialista è ricca di pagine disdicevoli.

Domenica scorsa l’ex premier e presidente della Consulta ha rilasciato un’intervista a Repubblica nella quale sposa la tesi più accreditata sulla strage, un missile francese che voleva uccidere Gheddafi e invece ha abbattuto un aereo di linea con 81 persone a bordo, e la correda di errori storici, falsità evidenti e un tentativo di aprire una crisi con Parigi, richiamando Macron ad assumersi le responsabilità dei morti. Gli è riuscito anche il miracolo di mettere d’accordo per una volta i figli di Craxi, accusato dal suddetto di aver salvato il leader libico e tradito la Nato nel 1980, quando neppure era al governo. In tre giorni Amato è intervenuto tre volte per correggere il tiro, con un’altra intervista, una lettera a Repubblica e una conferenza stampa. A ogni uscita, nuove contraddizioni.

Perché fa così? L’interessato afferma di sentire il peso degli anni e voler aprire uno squarcio verso la verità. Lancia il sasso però, coraggioso non lo è mai stato, nasconde la mano, affermando di non avere prove e di non aver detto nulla di nuovo. C’è chi sostiene che l’uomo abbia voluto fare l’ennesimo favore alla sinistra, cercando di mettere in difficoltà il governo con Parigi, con il quale dovrebbe fare asse sul rispetto dei parametri Ue, e con la Nato, Settembre è rivelatore, e riecco Milano, ormai divenuta un immenso parco giochi per bambini incazzati, una metropoli realmente europea (inabitabile per i costi, darwiniana nella selezione del personale) nella quale però bisogna ammetterlo: le due ruote hanno vinto, nel senso che ora è una pessima città per biciclette- e monopattini e pedoni - ma in compenso è impossibile per auto e motocicli, più i furgoncini bianchi dei lavoratori ex poveri. Milano, fisicamente, non corre più, neanche le ambulanze punto forte della politica estera della Meloni. 

Se così fosse, la mossa sarebbe stata un buco nell’acqua. La premier ha reagito magistralmente, invitando Amato a fornire elementi e promettendo di muoversi solo a carte viste. Ma il Dottor Sottile non ha fogli nel cassetto. Solo Elly Schlein, in viaggio a Parigi, gli è andata dietro. Imbarazzante la richiesta della segretaria Pd di chiarimenti alla Francia, naturalmente ignorata. I differenti comportamenti rivelano l’abisso tra le due leader, una professionista e una dilettante. L’altra tesi ipotizzerebbe una sorta di pizzino di Repubblica a Macron, vista la tensione tra gli editori del giornale e il governo francese intorno a degli stabilimenti che Stellantis, di proprietà degli Elkann, vorrebbe aprire in Marocco e Spagna. 

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In entrambi i casi Amato sarebbe l’utile idiota della situazione, un drammatico caso di senescenza sfruttato da giornalisti amici quanto cinici per perseguire i propri scopi anche a costo di ridicolizzare l’ormai ex riserva della Repubblica, quella vera, istituzionale e non di carta. Una delle spiegazioni più accreditate non legherebbe la tanta loquacità dell’ex premier al desiderio dell’interessato di uscire di scena con la coscienza a posto, missione impossibile, quanto piuttosto al suo disperato rifiuto di farsi da parte, che lo porterebbe a forzare, anche a costo di sputtanarsi, per rubare ancora qualche titolo di giornale. E l’alternativa allora sarebbe tra dargli l’ultima poltroncina, per farlo tacere, o negargliela, per vedere fino a che livello può scendere l’uomo per tutte le occasioni di una sinistra che non c’è più ma che forse era meglio di quella che sta per venire.

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