Ci sono due chiavi per leggere la guerra tra Israele e Hamas. La prima, è una versione minimale: i terroristi attaccano per impedire la normalizzazione dei rapporti tra Israele e Arabia Saudita, frenare l’espansione degli Accordi di Abramo. La seconda versione è il racconto di una partita che si gioca sulla scacchiera globale: un piano per accelerare il caos, indebolire gli Stati Uniti e far arretrare gli avamposti dell’ordine liberale, di cui Israele è la punta più avanzata a Oriente, oltre le mura di Gerusalemme la democrazia svanisce. In tutti i casi, le conseguenze sul Mediterraneo, il nostro spazio vitale, sono enormi. Non sono fatti remoti, sono eventi storici che ci toccano tutti, in particolare l’Italia, luogo del Mare Nostrum.
L’assalto di Hamas ha esposto al mondo la debolezza di Israele, la sua fragilità. È un mondo in pericolo: il mito dell’invincibilità di “Tsahal”, l’esercito, era già caduto nel 2006 con i 33 giorni di guerra in Libano, ieri è andato in fumo il totem del Mossad e dell’intelligence di Israele. Il nemico ha fatto irruzione in casa. Troppo. Il “barrage” di missili e la penetrazione da terra in territorio israeliano sono il risultato di una meticolosa pianificazione e di una gigantesca distrazione. I terroristi hanno preparato l’operazione nel silenzio di un tempo lungo, accumulando l’arsenale e scegliendo i punti al confine da sfondare (pianificazione), mentre l’intelligence di Gerusalemme è stata colta di sorpresa, nello smarrimento totale delle forze di sicurezza (distrazione).
Il bilancio è il tuono che fa venire i brividi non solo a Israele, ma all’intero Occidente: centinaia di morti sul suolo di Israele, rapimenti, stupri, violenze indicibili su anziani, donne, bambini, decine di ostaggi in mano a bande di criminali ripugnanti, sgozzatori seriali, stupratori, psicopatici, esseri immondi. Le immagini online sono solo un frammento dell’orrore. Questi selvaggi hanno già fissato un appuntamento con la grande falciatrice. Israele non dimentica. Israele sa attendere. Israele punisce. Golda Meir fece inseguire in tutto il mondo i terroristi di “Settembre nero” che avevano ammazzato undici atleti israeliani durante le Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972. Fu lei a ordinare l’esecuzione da parte degli agenti del Mossad, l’operazione “Collera di Dio”. Golda Meir che Oriana Fallaci lumeggiò così: «Non grida, non impreca, non scaglia anatemi. Si siede sull’argine del fiume e aspetta che il cadavere del nemico passi. E passa sempre». E passerà ancora, si sente già il rintocco della campana che annuncia una tempesta di fuoco e acciaio.
Il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la nazione «è in guerra» e va detto chiaramente che lo è perché Hamas ha scelto di scatenarla. Molti penseranno che siamo alla vigilia di un’altra “Operazione Piombo Fuso” con attacchi aerei e successivo utilizzo della fanteria fino alla periferia di Gaza (27 dicembre 2008, 18 gennaio 2009), ma sono trascorsi 14 anni la storia propone un nuovo scenario.
No, questa non è una delle “guerre di Gaza”, perché Israele ha subìto un attacco in profondità, il Paese è sotto shock, la violenza selvaggia lascerà un segno indelebile nell’immaginario dei suoi abitanti e la risposta militare non potrà mai essere come le altre. Israele si sta preparando a una reazione potente come mai si era visto prima e il Paese si ricompatterà sotto la bandiera con la Stella di David. Il segnale che questo è il tempo del pugno di ferro e non delle divisioni è arrivato dal leader dell’opposizione, Yair Lapid, che ha proposto a Netanyahu un governo d’emergenza, il premier ha dato già il suo assenso.
Dov’è finita la “causa palestinese”? Non c’è, esiste nei minuetti della diplomazia, nei cenacoli illuminati degli intellettuali, ma quel che è visibile, ancora una volta, è uno scontro di civiltà dove l’Occidente continua a essere un bersaglio, i cattolici perseguitati, Israele minacciato di esser cancellato dalla mappa, gli ebrei inseguiti con il fucile, rastrellati, martirizzati. Tutto questo, ieri, nella terra di Israele.
IL RUOLO DEGLI STATES
Qui entra in scena la seconda versione della storia, quella che fa emergere un disegno più vasto rispetto alle finalità dichiarate dell’azione di Hamas. Il primo effetto dell’attacco è il risveglio dell’amministrazione americana dal sonnambulismo sul Medio Oriente e sulla causa di Israele. La Casa Bianca ieri ha fatto sapere che sosterrà Gerusalemme, la Difesa americana ha assicurato l’invio di tutto l’arsenale necessario. Washington sta parlando non alle canaglie di Gaza, ma all’Iran che muove le pedine dell’assassinio, al Libano di Hezbollah che minaccia ed esulta, agli Stati sponsor del terrorismo.
L’apertura di un altro fronte di guerra per l’America sarebbe un problema enorme, il complesso industriale del Pentagono fatica a rifornire di proiettili l’Ucraina, la Cina impegna le forze nel Pacifico, un altro conflitto allargato in Medio Oriente sarebbe un peso insostenibile. Vedremo l’apertura dei mercati domani, il prezzo del petrolio, un’altra guerra regionale, dove si incrociano le rotte dell’energia, sarebbe rovinosa per l’inflazione, evocare la crisi petrolifera innescata dalla guerra dello Yom Kippur (6 ottobre 1973, esattamente mezzo secolo fa) è forse esagerato, ma chi compra e vende il barile ha buoni motivi per tenere il radar acceso. L’America impegnata su fronti multipli e in piena campagna presidenziale sarebbe un avversario più facile per la Cina e, naturalmente, per la Russia, che come tradizione diplomatica, si incunea dove vede difficoltà. Pare un romanzo, come sembrava impossibile all’inizio del 2022 un’invasione dell’Ucraina, fino a quando Vladimir Putin non è comparso in tv e ha annunciato che era tornato il Novecento dei carri armati e della trincea. Tutto è diventato bestiale e possibile.
Il bilancio delle devastanti inondazioni causate dalla tempesta che ha colpito il Texas centrale sale ad almeno 51 morti. Ventisette i dispersi.Il dato ufficiale fornito dalle autorità parla ancora di 43 vittime ed è probabile aumenti nella zona più colpita della contea di Kerr. Sempre le autorità sabato in una conferenza stampa hanno dichiarato che 15 delle vittime erano bambini. Il governatore Greg Abbott ha promesso che le squadre avrebbero lavorato 24 ore su 24 per soccorrere e recuperare le vittime. Ancora da ufficializzare il numero delle persone disperse, a parte 27 bambine che si trovavano in un campo estivo femminile.