Ciò in cui si è imbattuto un nostro giornalista non era passibile di smentita: Giuseppe Conte a pranzo con Paolo Zampolli. Il tutto è avvenuto nella giornata di martedì 31 marzo, a Roma. Il grillino attovagliato con l'imprenditore vicinissimo a Donald Trump. Uno scoop a cui Libero ha dedicato l'apertura del quotidiano. Già, perché quello sul pranzo tra "Giuseppi" e l'amico storico e stretto collaboratore del presidente degli Stati Uniti è uno scoop.
Un caso politico, oltre che una notizia di rilievo: a che gioco gioca, Giuseppe Conte? Come è possibile che attacchi senza soluzione di continuità Trump e la sua amministrazione e poi scelga di spendersi in un pranzo, in una sala riservata, un incontro di cui non era stato dato conto ai media con uno degli uomini che, in Italia, è tra i più vicini a Trump stesso? Già, perché era proprio lui, come detto impossibile smentire la vicenda: Conte con l'emissario di Trump, quel Trump che il presunto avvocato del popolo usa ogni giorno come clava contro il governo. C'è un problema di coerenza...
Nel fondo che su Libero accompagnava la notizia, Mario Sechi si interrogava: "Una missione riservata per apparecchiare il ritorno a Palazzo Chigi con la benedizione della Casa Bianca"? Già, possibile. Difficile governare, in Italia, senza un rapporto solido con Washington. E Conte, ora, ambisce nuovamente a Palazzo Chigi, il suo spingere sulle primarie di coalizione (e i sondaggi che lo premierebbero) stanno lì a dimostrarlo.
Sempre Sechi, nel suo fondo, scriveva: "Giuseppe Conte è il principe del trasformismo del nostro tempo, non fai in tempo a vederlo a destra che lo ritrovi a sinistra, lo piazzi tra i compagni e lui è già centrista, lo incaselli come neo-democristiano e s'impanca come liberale. Ieri di primo mattino tuonava contro la Meloni, lanciava saette su Trump, un moderno Pericle che parla agli ateniesi. All'ora di pranzo, lo stesso Conte impegnato nella battaglia per la difesa dello spazio aereo, terrestre e marittimo dell'Italia dall'invasione degli yankee, è tornato 'al naturale', a tavola al ristorante San Lorenzo, a Roma", con Zampolli.
Per inciso, il pranzo è stato confermato prima da Zampolli e dunque, inevitabilmente, da Conte in persona. Il grillino però ha cercato di spostare il focus, lo ha fatto attaccando Libero e derubricando la notizia a "illazioni e fantasmagoriche teorie sul mio conto". Sui social ha parlato di un incontro alla luce del sole, si è spiegato affermando che allo stesso Zampolli avrebbe esposto "le mie posizioni e del M5S in politica estera. Quindi nessun cambiamento di posizione. Anzi. Massima chiarezza: ho incaricato il sig. Zampolli di riferire al presidente Trump da parte mia che considero questi attacchi all'Iran completamente contrari al diritto internazionale, per cui vanno fermamente condannati e - per quanto sta in me - non potranno mai avere il sostegno dell'Italia". Insomma, per il grillino non ci sarebbe nulla di strano, niente da eccepire". E per carità, non abbiamo dubbi al riguardo. In serata ha rincarato la dose: "La buttano in caciara perché sono allo sbando". Ma chi, di preciso?
Eppure, resta un dato politico. E proprio su quel dato politico, durante la giornata, si è dipanata una selva di dichiarazioni da parte del centrodestra: si metteva in luce il doppiopesismo di Conte (attacca Meloni per i rapporti con Trump e non si fa problemi ad intrattenerne, di rapporti) e per l'incoerenza tra quel che sostiene su Trump la sua rappresentanza parlamentare e gli incontri di Conte stesso (Zampolli, ovviamente).
Una controreplica a Conte è arrivata direttamente dal direttore, Mario Sechi, il quale ha rimarcato: "Il presidente Giuseppe Conte è troppo intelligente per ignorare che il suo incontro di ieri con Paolo Zampolli, amico di vecchia data di Donald Trump e oggi inviato speciale per le global partnership, nel giorno del no del governo italiano su Sigonella - è sul piano giornalistico una notizia di grande rilevanza".
E ancora, Sechi ha aggiunto: ""L'appuntamento di Conte e Zampolli è diventato di dominio pubblico solo grazie agli articoli e foto sulla prima pagina di Libero. Conte e Zampolli hanno pranzato per un'ora e 45 minuti in una sala riservata di un ristorante romano e nulla, né prima né dopo, sull'incontro e l'oggetto del colloquio è stato comunicato ai media, prova ulteriore del riserbo e della delicatezza dell'occasione. Sul piano istituzionale (che impone l'analisi e l'approfondimento giornalistico), il pranzo di 1 ora e 45 minuti tra Conte e Zampolli rivela una contraddizione tra il discorso e l'azione parlamentare del Movimento 5Stelle e l'iniziativa del suo leader. Non sfugge a nessuno, inoltre, il problema che l'iniziativa di Conte apre sul come vanno regolati i rapporti tra alleati: chi aspira a diventare candidato premier del centrosinistra e incontra un amico di Donald Trump senza dirlo a nessuno può rappresentare il campo largo nel rispetto della sensibilità dei suoi elettori?", conclude Mario Sechi.
E la domanda a cui dovrebbe rispondere Conte - il quale, ne siamo certi, ha afferrato la rilevanza della notizia - riguarda proprio la sua coalizione, quel campo largo che ambisce a scalare: il pranzo con Zampolli è funzionale al suo tentativo di scalata? E se non lo fosse, perché mantenere quell'incontro segreto, carbonaro, al netto del tentativo di rivenderlo come incontro pubblico? Domanda che Libero in edicola giovedì 2 aprile porrà a Giuseppe Conte, insieme ad altri punti che il leader del M5s ora è chiamato a chiarire.