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Pietro Senaldi: per Report il nemico è soltanto Ignazio La Russa

di Pietro Senaldi lunedì 9 ottobre 2023

3' di lettura

C’è la guerra nel mondo, ma chi se ne importa. Siamo italiani, e per noi la guerra civile è prioritaria su tutto. Così Report, straordinaria trasmissione di inchieste a senso unico, ha dedicato la puntata d’esordio a un tema di stretta attualità: vita e opere nella Sicilia del secolo scorso di Antonino La Russa, deceduto vent’anni fa ma che si porta l’inestinguibile responsabilità di aver generato Ignazio, il presidente del Senato.

Sarebbe stato certo più interessante, da spettatore, un approfondimento su quanti soldi diamo ad Hamas e ai palestinesi e sui chi sono i politici, i centri sociali, le associazioni che in Italia danno copertura politica agli amici dei terroristi. Quali nessi ci sono tra itagliagole che hanno giustiziato anziani e bambini nelle loro case nonché rapito giovani donne, abusandone, e il nostro Paese? Chi sono i politici amici di Hamas, formazione estremista notoriamente nel cuore di Massimo D’Alema, giusto per fare un nome? Peraltro non ci si sarebbe neppure dovuti ammazzare di lavoro per trovare materiale interessante...

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LE COLPE DEL PADRE - E invece no; si è preferito puntare su La Russa, padre, per infamare il figlio. D’altronde i denari della Rai non vanno sprecati e Sigfrido Ranucci, il pasciuto conduttore, ha sguinzagliato in quel di Paternò, terra d’origine del clan di Ignazio, i suoi cronisti per quasi due mesi, rivoltando come un calzino la cittadina di cinquantamila abitanti. Per trovare cosa? Probabilmente una querela per diffamazione, visto che il presidente del Senato, ancora prima di vedere la puntata, ha dato mandato ai propri legali di agire nel caso venisse lesa la sua onorabilità.

A infastidire il presidente sono le accuse al padre, dal 1956 dirigente della Liquigas, azienda che produceva bombole da gas di proprietà di Michelangelo Virgillitto, personaggio noto e potente nel Catanese fin dagli anni Trenta. L’industriale fu accusato di aver custodito dopo le leggi razziali del 1938 il denaro di alcuni ebrei, senza poi restituirlo. Nessun processo, nessuna rivendicazione da parte dei sopravvissuti o dei loro famigliari e, soprattutto, una vicenda avvenuta vent’anni prima della conoscenza tra Virgillitto e La Russa padre. Ma ugualmente il servizio pubblico ritiene che la vicenda meriti la prima serata televisiva, insieme a un’altra prelibatezza d’antan, che vede sempre protagonista papà Antonino, che oggiavrebbe 110 anni.

Un servizio infatti accusa l’uomo di aver chiesto, in compagnia con il figlio Vincenzo, fratello dell’attuale presidente del Senato, voti per Forza Italia a un esponente della mafia. A parte che il primo era un esponente del Movimento Sociale e il secondo dell’Udc di Casini, anche qui, come nel caso precedente, non c’è uno straccio d’inchiesta a supporto della tesi. Solo riesumazione di vecchissimi articoli che non hanno avuto seguito.

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ANCHE IL COGNATO - Per fare un salto anche dentro questo secolo, Report ha poi sciorinato una terza inchiesta riguardante un call center, sempre in quel di Paternò, nel quale aveva una partecipazione il cognato di Ignazio, ai tempi ministro della Difesa, e che, trovandosi in difficoltà, è stato salvato da un imprenditore che vi ha investito tre milioni di euro, dietro suggerimento di Salvatore Ligresti. L’uomo, si fa capire, avrebbe agito nella speranza di ottenere una commessa in un importante progetto di informatizzazione del ministero che però non ha mai visto la luce, benché La Russa, lo riconoscono anche i segugi di Ranucci, nel suo supposto incontro con l’imprenditore non abbia mai fatto riferimento al call center da salvare. Piovono le bombe, quelle vere, e Report si produce in una smitragliata di illazioni; tutte indirizzate contro il solito bersaglio: il centrodestra, Fratelli d’Italia e, nell’impossibilità di colpire il premier Meloni, il presidente del Senato, uno degli uomini che le sono più vicini. Più che i terroristi islamici, più della fine di Israele e dell’Occidente, la stampa progressista teme La Russa, forse spaventata dal fatto che un giorno possa diventare presidente della Repubblica; d’altronde, è pur sempre la seconda carica dello Stato... E allora, fari accesi sulle attività in Sicilia dell’illustre da Paternò, ignorando che nella sua terra d’origine il presidente fa capolino massimo un paio di volte l’anno, una quindicina di giorni in agosto per riaprire la villa dei bisnonni, a Ragalna, quattromila anime alle pendici dell’Etna. Ma telecamere spente su Gaza, casomai si scoprisse qualcosa di fastidioso per gli amici italiani dei terroristi palestinesi. 

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