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Sigfrido Ranucci, Nordio non querela? Ma Giusi Bartolozzi vuole portarlo in tribunale

di Fausto Carioti martedì 5 maggio 2026

4' di lettura

A Sigfrido Ranucci, alla fine, non resta che scusarsi. Anche se non vuole far vedere che sta ingoiando un rospo più grosso di lui. Non che avesse alternative: ciò che aveva detto a È sempre Cartabiancalo esponeva aun alto rischio di condanna nella causa per danno alla reputazione e all’immagine che Carlo Nordio era pronto a muovergli. La posizione del conduttore di Report era indifendibile pure dal punto di vista professionale. Anche se dall’Ordine dei giornalisti nessuno era intervenuto, il Codice deontologico è chiaro: chi è iscritto all’albo deve rispettare il principio «della verità sostanziale dei fatti e della continenza espressiva», deve raccogliere e diffondere «con la maggiore accuratezza possibile ogni elemento di pubblico interesse, nel rispetto della dignità delle persone» ed è tenuto ad «accertare l’attendibilità delle informazioni raccolte». Tutte cose che Ranucci non aveva fatto, buttando lì, senza alcuna verifica, la “notizia” – falsa – che il guardasigilli sarebbe stato ospite del ranch uruguayano di Giuseppe Cipriani e Minetti.

Così, nella puntata di Report di domenica 3 maggio, è stato costretto a correggersi. Ha ricordato cosa aveva detto a Bianca Berlinguer durante la trasmissione di Rete 4: «Siamo sulle tracce di una testimonianza raccolta in queste ore, dove una fonte ci ha detto di aver visto Nordio i primi giorni di marzo in Uruguay e di averlo visto nel ranch di Cipriani. Stiamo verificando una pista e quindi la prendiamo col beneficio dell’inventario». Quindi si è scusato per quelle parole, sostenendo però di aver peccato solo a metà: «Sicuramente sono caduto in un eccesso, mi copro il capo di cenere. Tuttavia non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto: “Stiamo verificando una notizia”, che è una cosa un po’ diversa».

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Ha anche annunciato che non intende trincerarsi legalmente dietro la Rai: «Davanti all’eventuale denuncia del ministro della Giustizia, rinuncio già da ora ad esporre l’azienda, che gestisce soldi pubblici, a eventuali rischi. Affronterò il giudizio a mie spese». Non una grande concessione: era stata la stessa azienda a far sapere che non gli avrebbe fornito tutela legale. Ranucci aveva infatti parlato su una rete della concorrenza, dove aveva avuto il permesso di presentarsi solo per presentare il suo libro e invece aveva finito per dare «pubblicamente spazio a voci non ancora verificate», rischiando di compromettere «la credibilità dell’intero Servizio Pubblico», come si legge nella lettera di richiamo inviatagli dai suoi superiori. La vicenda tra lui e Nordio, in ogni caso, si chiude qui. Anche se non risulta ci sia stata una telefonata diretta tra il conduttore e il guardasigilli, quest’ultimo ha fatto sapere che apprezza ed è disposto ad accettare le scuse del giornalista.

Resta aperto il capitolo di Mediaset e Bianca Berlinguer. La conduttrice è responsabile di ciò che è stato detto durante la sua trasmissione e il ministro sta valutando una richiesta risarcitoria nei suoi confronti. Si stanno studiando, però, soluzioni alternative, da mettere in pratica già nella puntata di stasera. Se Berlinguer si scusasse davanti alle telecamere come ha fatto Ranucci, è plausibile che Nordio fermi i propri avvocati. Sarebbe «paradossale», dicono da via Arenula, che Berlinguer si rifiutasse di fare ciò che ha fatto il suo collega di Rai 3.

I problemi giudiziari di Ranucci con la vicenda Minetti non finiscono comunque qui. Per un Nordio che ha accettato le sue scuse, c’è una Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia fino a poche settimane fa, che annuncia querela. Nella stessa puntata di domenica, dice l’ex braccio destro del ministro, il conduttore «ha azzardato una mia partecipazione nella gestione della concessa grazia» a Minetti. Ruolo che Bartolozzi assicura di non aver mai svolto: «Non conosco i signori Cipriani, padre o figlio che sia, né tantomeno la signora Minetti. Non ho mai parlato con loro né li ho mai incontrati».

La cosa «più ingannevole» dei servizi mandati in onda da Report, attacca, è stata «il surrettizio collegamento con una colazione di lavoro del ministro Nordio con l’omologo americano in occasione del G7, avvenuta a Venezia l’8 maggio 2024, ovvero quasi due anni prima della grazia concessa dal presidente della Repubblica alla signora Minetti nel febbraio 2026». Quello di Ranucci, insomma, «non è giornalismo di inchiesta, ma macchina del fango». E siccome, conclude Bartolozzi, la sua smentita non potrà mai avere la forza di un programma televisivo di prima serata, il conduttore di Rai 3 «sarà chiamato a rispondere nelle dovute sedi», assieme a chi diffonderà le stesse «falsità».

Ranucci si difende denunciando «una strumentalizzazione politica» della vicenda Minetti, alla quale lui, però, si dichiara estraneo, e citando lo share: «Abbiamo fatto il 10,3% e siamo stati la prima trasmissione di informazione, la seconda in generale». Quindi, ha detto alludendo alla lettera di richiamo che gli aveva inviato l’azienda, «tutti i danni reputazionali che qualcuno temeva non ci sono stati». Come se lo share fosse una misura della credibilità, e non della capacità di creare polemica.

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