Giorgia Meloni
Le “giravolte” della Meloni su Israele e Palestina. L’accusa arriva, neanche a dirlo, dal Fatto quotidiano. Che spiega: prima di entrare a Palazzo Chigi, le posizioni di Giorgia sul Medio Oriente erano molto diverse da quelle di oggi. Il giornale di Travaglio prova a dimostrare, in pratica, che c’è una nuova Meloni di governo, “atlantista e filo-israeliana”, lontanissima dalla vecchia Meloni di lotta, che era pronta all’intifada con fionda in mano e kefiah in testa. «Nel 2009, da ministra della Gioventù del governo Berlusconi», scrive il Fatto, Giorgia «andò in visita a Betlemme per portare solidarietà ai giovani palestinesi: firmò un protocollo d’intesa con il rettore dell’Università per finanziare con 200mila euro progetti di microcredito, poi visitò una scuola per rifugiati e un centro per le donne. Citando Papa Giovanni Paolo II, disse che in Terra Santa servivano “più ponti che muri”».
Non solo. «Prima di andare al governo», continua il pezzo, «la Meloni era contraria anche alla proposta di Salvini di riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele come fatto da Donald Trump. Lo ha ribadito in quei giorni alla Reuters e anche nel febbraio 2020 alla convention repubblicana National Prayer Breakfast di Washington: “La dichiarazione unilaterale di riconoscimento di Gerusalemme capitale d’Israele rischia di esasperare la tensione in una regione mediorientale con un equilibrio già precario”».
E infine un’ultima accusa: nel 2015 Fratelli d’Italia scrisse una mozione in cui chiedeva al governo Renzi di impegnarsi a «sostenere la causa del dialogo per giungere in tempi rapidi all’obiettivo del riconoscimento dello Stato palestinese nella condizione di reciprocità con Israele, quindi in accordo bilaterale». «Nel testo della mozione, sottoscritto anche dalla Meloni», conclude il Fatto, «si promuoveva l’idea dei “due popoli e due Stati”: non si poteva “riconoscere unilateralmente uno Stato che si fondi nel Movimento di Resistenza islamica Hamas che, a oggi, appare nella lista delle organizzazioni terroristiche” ma allo stesso tempo si doveva lavorare per rendere “concreta la possibilità di riconoscere non solo due popoli, ma anche due Stati nazionali distinti”».
Insomma, se tre indizi fanno una prova, per il giornale di Travaglio la Meloni ha fatto una bella giravolta. Ieri difendeva i palestinesi, oggi pensa soltanto agli israeliani. Ma le cose stanno davvero così? No, in realtà. Vediamo perché.
1 - Partiamo dalla visita a Betlemme, che effettivamente c’è stata. La ricostruzione del Fatto, però, è molto parziale. Lo spiega bene, a Libero, Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. «Il viaggio a Betlemme era una tappa di un viaggio ufficiale in Israele fatto dalla Meloni, nel 2009, come ministro della Gioventù. Me lo ricordo bene perché c’ero anch’io, come capo della segreteria tecnica del ministero». Giorgia, continua Fazzolari, «è stata anche a Tel Aviv, ricevuta dal governo israeliano, e poi a Gerusalemme e allo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto. Durante quel viaggio ha presentato un progetto per permettere ai ragazzi italiani di fare il servizio civile nei kibbutz israeliani». Insomma, presentare questa visita come la prova di una contrapposizione a Tel Aviv è quantomeno una forzatura...
2 - La Meloni era contraria alla propostadi riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele? Forse al Fatto è sfuggito che tuttora il governo non sta premendo in questa direzione. «È una cosa che va concordata con tutti i partner europei», spiega ancora Fazzolari. Che è consapevole del rischio che una scelta del genere possa «complicare la situazione e non essere un aiuto a Israele». Insomma, proprio come diceva la leader di Fdi nel 2020: «La dichiarazione unilaterale di riconoscimento di Gerusalemme capitale rischia di esasperare la tensione in una regione mediorientale con un equilibrio già precario».
3 - La Meloni diceva «due popoli e due Stati»? Bè, evidentemente qualcuno non lo sa ma la Meloni lo dice ancora adesso, visto che questa è la posizione ufficiale sua e di Fratelli d’Italia. Non si capisce, d’altra parte, perché la solidarietà e l’appoggio dati ad Israele dopo gli attacchi di questi giorni sarebbero in contraddizione con la teoria dei “due popoli e due Stati”. Certo, la precondizione per arrivare a questa soluzione, conclude Fazzolari, «è comunque il riconoscimento, da parte di tutti, del diritto di Israele all’esistenza». Quindi, ricapitolando, la posizione della Meloni è sostanzialmente rimasta sempre la stessa. Se al Fatto piace andare a caccia di “giravolte”, su questo come su altri argomenti, forse sarebbe più produttivo andarle a cercare dalle parti di Giuseppe Conte...
Il bilancio delle devastanti inondazioni causate dalla tempesta che ha colpito il Texas centrale sale ad almeno 51 morti. Ventisette i dispersi.Il dato ufficiale fornito dalle autorità parla ancora di 43 vittime ed è probabile aumenti nella zona più colpita della contea di Kerr. Sempre le autorità sabato in una conferenza stampa hanno dichiarato che 15 delle vittime erano bambini. Il governatore Greg Abbott ha promesso che le squadre avrebbero lavorato 24 ore su 24 per soccorrere e recuperare le vittime. Ancora da ufficializzare il numero delle persone disperse, a parte 27 bambine che si trovavano in un campo estivo femminile.