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Flotilla, dalla barella alla "resurrezione": le foto che svelano la farsa dei "miracolati"

di Corrado Ocone lunedì 25 maggio 2026

3' di lettura

Se credete ancora che la Flotilla sia un’operazione umanitaria e che i flotillanti siano solo giovani con buoni sentimenti che vogliono aiutare un popolo oppresso, siete degli ingenui. Ma probabilmente sbagliate anche se credete che si tratti di una civile forma di protesta, dettata dallo sdegno e dall’indignazione.

Quel che ormai è sempre più evidente è che stiamo parlando di un’operazione mediatica, progettata e studiata da potenti centrali internazionali e finanziata probabilmente dalla stessa Hamas. Una campagna mediatica basata strutturalmente su fake news e post-verità che hanno il solo ed unico scopo di avvalorare con esempi pratici, costruiti ad arte, la tesi di un “genocidio” israeliano su una popolazione inerme e della complicità di un Occidente capitalista, colonialista e guerrafondaio.
Corollario di questa impostazione è la tesi di uno Stato ebraico fascista, torturatore, pronto a riempire di botte chi osa solo protestare.

Insomma un capovolgimento bello e buono della realtà che finisce per imputare ad uno Stato democratico le nefandezze di chi controlla, in modo esso sì disumano, la Striscia di Gaza, cioè appunto Hamas.

Gli ultimi episodi, implacabilmente documentati da video e telefonini e immediatamente virali sul web, confermano senza molte ombre di dubbio questa lettura. Prendiamo il caso dell’attivista tedesca intervistata all’aeroporto di Istanbul che racconta di essere stata seviziata dalle forze dell’ordine israeliane che l’avevano trattenuta in carcere, ove l’avrebbero «picchiata ogni giorno», prima di essere espulsa e rimpatriata. In quell’intervista appare alquanto ammaccata, su una barella, col collare ortopedico. Che sia la sceneggiatura di un accorto regista è però dimostrato dal fatto che, atterrata in Germania dopo poche ore, viene filmata in perfetta forma accolta da amici e familiari. L’episodio è tanto clamoroso che la Flotilla lo ha in qualche modo certificato con una excusatio non petita, definendo in un post su X l’uso del collare cervicale «una misura precauzionale standard prevista dal protocollo in caso di sospetta lesione cervicale».

Un altro video, questa volta girato in Israele, fa vedere gli attivisti appena rilasciati che si dirigono allegri e pimpanti verso l’imbarco, per poi ritrovarsi tutti tumefatti e barellati poco tempo dopo in Turchia. Anche qui pura finzione. Almeno di non voler credere in un miracolo, che questa volta celiando potremmo dire opera di Allah, vista la convergenza di questi attivisti con l’islamismo politico più radicale.

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Molte sono le considerazioni da fare a proposito di queste plateali “bufale”. In primo luogo, bisogna rilevare l’assoluta mancanza di spirito critico da parte della più parte dei media che si limitano a riportare le tesi propagandistiche e le manipolazioni della verità della Flotilla, e in ultima analisi di Hamas, senza adombrare un minimo dubbio, e quindi senza verificare. È come se il canovaccio fosse già da sempre scritto: di qua i “buoni” e di là i “cattivi”, e pazienza se la realtà contraddice questo “a priori mentale” e ideologico. La guerra culturale mediatica Israele e l’Occidente l’hanno clamorosamente persa, e forse non l’hanno nemmeno combattuta.

La seconda considerazione concerne l’alleanza di fatto islamo-gauchista che si è creata fra gli attivisti di sinistra e gli islamisti radicali, che rende i primi, sempre presenti nel mondo occidentale, oggi molto più pericolosi che in passato. C’è poi da sottolineare il fatto che, nella costruzione di post-verità, la sinistra globale è molto più avanti della destra, che ipocritamente viene accusata proprio su questo versante. Il che si spiega, storicamente e teoricamente, con il fatto che alla sinistra della verità poco interessa, essendo del tutto strumentale rispetto al raggiungimento dei propri fini. Oggi il Partito, “moderno Principe” per cui il fine giustifica ogni mezzo, non c’è più. La sua mentalità resta però ben viva nell’arcipelago solo apparentemente frastagliato degli attivisti in servizio permanente effettivo.

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