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Daniele Capezzone: espelliamo tutti gli islamici radicali già conosciuti

di Daniele Capezzone mercoledì 18 ottobre 2023

3' di lettura

Solita storia: dall’altra sera, subito dopo la tragica notizia dell’attacco terroristico a Bruxelles, ha cominciato ad avere vasta fortuna mediatica l’espressione «lupo solitario». Per carità: solo le indagini ci faranno capire se lo stragista tunisino abbia agito in rete con altri o se abbia concepito e realizzato tutto da sé. Ma già il fatto di disporre di un kalashnikov e di saperlo usare con tanta naturalezza e perizia ci offre un eloquente indizio. Se si fosse trattato di un criminale improvvisato, avrebbe utilizzato - che so - un coltello da cucina o un’arma assai meno sofisticata, magari perfino artigianale. Qui invece l’impressione di un’operazione pianificata appare piuttosto forte. La realtà che troppi fingono ancora di non vedere è un’altra: la guerra è già qui, o anche qui, con cellule terroristiche dormienti (e ora “svegliate” dagli appelli pubblici di Hamas, Isis e Al Qaeda) disseminate in tutta Europa. Quanti altri uomini armati di kalashnikov dobbiamo vedere prima di aprire definitivamente gli occhi?

La stessa sequenza logica e cronologica degli ultimi giorni è lineare e autoevidente: la scorsa settimana c’è stato l’invito al jihad globale da parte di un capo di Hamas su Al Jazeera, e a stretto giro di posta sono arrivati i crimini ad Arras e a Bruxelles. Che fare, dunque? Indubbiamente esistono complesse e articolatissime attività di intelligence da potenziare e irrobustire, anche insistendo sul massimo coordinamento possibile tra le strutture investigative dei diversi Paesi europei. Molto è stato fatto da anni, e altro andrà certamente realizzato.

SOGGETTI A RISCHIO
Ma intanto c’è una cosa precisa, specifica, da mettere in campo immediatamente. Nei database delle forze dell’ordine e delle strutture di intelligence nazionali e internazionali, c’è già un significativo numero di soggetti islamisti radicalizzati (in Francia si usa ad esempio la ben nota sigla “Fiche S”). Non a caso, quando si verificano episodi di terrore, molto spesso – a volte dopo poche decine di minuti – viene fuori la biografia e il profilo del soggetto sospettato. In buona sostanza, non è raro che già si sappia chi sia potenzialmente a forte rischio di creare danni devastanti. 

E peraltro (anche al di là delle decisioni che assumerà Gerusalemme rispetto alla controffensiva su Gaza) è fin troppo chiaro cosa può accadere a casa nostra: i nazi-islamisti, per lo meno nella speranza di aprire altri fonti e di terrorizzarci, cercheranno realisticamente di colpirci qui in modo devastante, con atti organizzativamente “a basso costo” ma “ad altissimo rendimento” in termini di spargimento di sangue. E allora che si dovrebbe fare con i radicalizzati già segnalati? Mi parrebbe una buona idea recuperare la formula trumpiana «drive them out»: occorre cioè cacciarli, rispedirli d’urgenza nei Paesi di provenienza. Non c’è alcun motivo per tenerli qui, né ci si può illudere che basti la mera sorveglianza, o che si possa confidare troppo sul nostro armamentario giuridico tradizionale, che non è stato pensato per far fronte a questo tipo di minacce, oggi purtroppo possibili in una dimensione estesa, plurima, capillare. Era ad esempio segnalato come radicalizzato il criminale di Bruxelles, ed era altrettanto segnalato (nonché richiedente asilo) l’assassino di Arras. L’uno e l’altro - per giunta - non erano classificati alla voce “rischio imminente”: e invece sappiamo come siano andate le cose.

STRUMENTI OBSOLETI
Tocchiamo ferro, pensando all’Italia: proprio l’altro giorno, qui su Libero, abbiamo raccontato come la pura e semplice presentazione della domanda d’asilo, con eventuale ricorso giudiziario in caso di reiezione in prima battuta, offra al richiedente un margine di tempo enorme, tra i 18 e i 21 mesi, per rimanere in Italia, e magari per volatilizzarsi. Un apparato – quello dell’asilo – che era stato concepito per i dissidenti politici, per chi era in fuga da una guerra, non può essere pari pari confermato – su scala di massa – per numeri immensamente grandi, dentro i quali è matematico che si nasconda anche una quota criminale. Dunque, si proceda con le espulsioni dei soggetti segnalati come radicalizzati. Ciò che si può già fare in tal senso per via amministrativa (e a legislazione vigente) sia fatto subito, disponendo il maggior numero di espulsioni immediatamente eseguibili. Ciò che invece richiede una modifica normativa inneschi un’iniziativa parlamentare - eventualmente bipartisan- per consentire di allontanare questa minaccia, riducendo il margine di discrezionalità giudiziaria in sede di ricorso. È arrivata l’ora di discutere e soprattutto decidere in modo razionale, smettendo di affondare la testa nella sabbia.

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