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Daniele Capezzone: Valditara, il problema è il progetto

di Daniele Capezzone domenica 10 dicembre 2023

Giuseppe Valditara

5' di lettura

È una buona notizia parziale, come vedremo- il fatto che il ministro Giuseppe Valditara abbia deciso, per usare le sue stesse parole, di «non attivare» l’incarico di garanti del progetto “Educazione alle relazioni” che aveva in prima battuta conferito a suor Monia Alfieri, Paola Concia e Paola Zerman. Che il ministro dell’Istruzione abbia compiuto un passo indietro è un atto di saggezza e di realismo politico che gli fa onore: e qui a Libero siamo abituati a comportamenti cavallereschi verso chi, con buon senso, sa fermarsi su una strada rischiosa. Il problema – però – è che il progetto “Educare alle relazioni”, pur senza “garanti”, andrà avanti lo stesso. Ed è per questo che la buona notizia di ieri è purtroppo solo parziale. Il ministero ci informa (bene) del fatto che non si parlerà di educazione sessuale, di educazione all’affettività, odi cultura gender, e (di nuovo bene) che il progetto sarà su base volontaria e fuori dal curriculum scolastico.


Il guaio nasce però quando leggiamo – sempre dalla nota del ministero – in cosa dovrebbe consistere l’iniziativa: «Gruppi di discussione fra i giovani, moderati da un docente appositamente formato da “Indire”, per contrastare mentalità e atteggiamenti che generano discriminazione, sopraffazione e violenza verso le donne». Insomma, rischia di rientrare dalla finestra quello che si era opportunamente fatto uscire dalla porta: il “dibattito”, gli “esperti”, una discussione – se va bene – dai vaghi tratti sociologici, e – se va male – con inevitabili scivolate politiche e ideologiche.

QUANTI RISCHI
In termini pratici, il ministero – a nostro avviso – farebbe bene a riflettere sulla materiale ingestibilità di una iniziativa del genere. Anche con le migliori intenzioni, ci pare matematico che un docente “impegnato” e di sinistra si esibirà in un comizio, e ci pare altrettanto scontato che – inevitabilmente – molti studenti e genitori non la prenderanno bene, rinfocolando le polemiche. Ma – anche al di là dei profili pratici – è dal punto di vista teorico che il ministro Valditara, che pure stimiamo e apprezziamo, non ci ha affatto convinto. Tutta la sua iniziativa è parsa infatti, ancora una volta, desiderosa di “coprirsi” a sinistra, di non farsi attaccare da quella parte, ignorando i sentimenti e le ragioni di un popolo di centrodestra che non sopporta più l’indottrinamento a cui è sottoposto da decenni. Gireremo al ministro le lettere arrivate a Libero e i messaggi sui social: trasmettono l’evidente sconforto di chi vede riproporsi esattamente il clima e la “cappa” che sperava di far evaporare votando a destra.

Intendiamoci a scanso di equivoci. Il problema non era tanto la scelta di Anna Paola Concia, persona ragionevole, forse l’esponente meno ideologica di un certo mondo. Il problema era l’incredibile cedimento culturale di un ministro di centrodestra che finiva per accettare esattamente il terreno di battaglia e il campo di gioco culturale scelto dai propri avversari. Cos’è l’egemonia di sinistra in ultima analisi? $ esattamente questa cosa qui: il fatto che un ministro di destra si senta in dovere di muoversi entro i confini culturali fissati dagli altri. Diciamolo in termini ancora più espliciti: ragazzini e ragazzine non hanno bisogno di ulteriore indottrinamento a scuola. Ce n’è anche troppo da decenni, e sarebbe il caso di iniziare a smantellarlo. Che abbiamo votato a fare, se no?

Come si fa a non vedere che una robusta maggioranza di italiani (gli italiani non comunisti, non di sinistra, non progressisti) si sentono oggetto di un comprehensive assault, di un attacco simultaneo e concentrico? Giornali, scuola, università, tv sono tuttora percepiti da chi vota a destra come entità ostili, con una cultura liberalconservatrice che troppo spesso si limita a giocare di pura rimessa, sentendosi perennemente in minoranza, assediata, intimidita.
Il ministro Valditara è un uomo troppo esperto per non sapere che il grosso degli studenti italiani, da decenni, deve fare i conti con un indottrinamento di sinistra a senso unico. Dai libri di testo ai “professori e alle professoresse democratiche” (non a caso oggetto di esaltazione dai quotidiani progressisti), le nostre ragazze e i nostri ragazzi sono sottoposti da oltre mezzo secolo a una sollecitazione politica costante, massiccia e unidirezionale. Si può sperare che il virus stimoli la produzione degli anticorpi, e che molti reagiscano: ma è davvero triste doversi aggrappare a questo genere di auspici.

Un’altra categoria dimenticata è quella dei genitori che assistono ogni giorno a questo processo di indottrinamento. Per carità: non mancano le famiglie che pensano di aver semplicemente “parcheggiato” a scuola i propri figli, così come quelle che, per difendere i loro pargoli, tendono a sottrarli alle prove difficili, indirizzandoli in ultima analisi verso una sconfortante mediocrità. Ma c’è pure un gran numero (crediamo, maggioritario) di genitori che hanno affidato con fiducia i loro ragazzi alla scuola, e soffrono maledettamente nello scoprire quanto siano pervasive e sistematiche le sollecitazioni politiche faziose a cui i loro figli sono sottoposti.

L’ultima categoria da considerare (il cerchio si allarga sempre di più) è quella della maggioranza degli italiani, tutti quelli che non votano a sinistra. E che semmai si ritrovano nella sgradevolissima condizione di essere trattati nei giorni pari come finanziatori (con le loro tasse) di un apparato educativo partigiano, e nei giorni dispari come soggetti da rieducare, di volta in volta bollati come razzisti-populisti-fascisti. Cosa si richiede a questa abbondante mezza Italia? Di pagare per finanziare il carrozzone, e poi di vergognarsi.

IL RUOLO DELLA FAMIGLIA
Ecco, è su queste tre categorie che suggeriremmo al ministro Valditara di spostare la sua immaginaria telecamera. $ infatti in corso qualcosa che i media tradizionali non percepiscono come insidia (anche perché ne sono essi stessi coautori), ma che mezza Italia avverte come una provocazione ai limiti della tollerabilità. Che intendo dire? Mi pare che siamo al centro di un esperimento di particolare aggressività: il centrodestra ha stravinto ogni tipo di elezione, eppure si ritrova sempre – calcisticamente parlando – a giocare in trasferta. Nello specifico delle questioni educative, ad avviso di chi scrive, i liberalconservatori non dovrebbero inchinarsi al dirittismo progressista, né reagire schiacciandosi troppo a destra su posizioni illiberali e antistoriche. Dovrebbero scommettere sulla coppia libertà/responsabilità, che riguarda i genitori, non lo stato. Pretendere che sia la scuola pubblica a occuparsi di troppe cose significa rimanere prigionieri di una logica statalista, e – insieme – sottovalutare il rischio di perpetuare quell’egemonia di sinistra che si dice di voler rovesciare.

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