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Beatrice: Una giornata a spasso tra i deliri dei cortei rossi

di Luca Beatrice venerdì 26 aprile 2024

4' di lettura

Il 25 aprile, il giorno in cui il calendario cattolico festeggia San Marco, non mi dimentico di buon mattino di mandare gli auguri agli amici che portano il nome di uno dei quattro evangelisti. Lontano dalla pazza folla, dalla fredda Torino che pare febbraio nonostante la minaccia del riscaldamento globale, ascolto di soppiatto una discussione tra amici al bar: questa è la festa dell’ antifascismo, sostengono accalorati. Veramente no, obietto, è la festa della liberazione, sono passati quasi ottant’anni e provo a informarli che il fascismo non c’è più, che oggi il mondo è diverso, sono cambiate tante cose, le vecchie ideologie del ‘900 morte e sepolte. Niente da fare, non riescono questi signori a uscire dal loro schema: il 25 aprile è un simbolo e nel 2024 in particolare per via di un governo che non riesce a dirsi antifascista. Non credo qualcuno abbia chiesto ai leader di sinistra di abiurare dalla matrice comunista, in fondo sono fatti loro, ma qui è inutile discutere, meglio scansarsi e ordinare un caffè, evitando di ripetere la solita solfa che alla fine diventi noioso pure tu, tanto la discussione non si eleva dalla natura calcistica, era rigore o no. 

Mentre aspetto il caffè al tavolino, smanetto sui social: peggio mi sento. Su Facebook, Instagram, X, è tutto un rincorrersi di post antifa, citazioni di scrittori, vecchi e nuovi partigiani. Sarà anche la comunicazione contemporanea, ma non è che proprio sia rilevante la chiamata a raccolta contro il nemico nero senza più manganelli ma ugualmente pericoloso, tranne l’accorgersi che il web è lo strumento più conformista e ovvio, difficile ne esca un’idea differente dalla massa. Tanto vale passare allo strumento tradizionale dei giornali, qui al bar ce ne sono un paio più i titoli che riesco a sbirciare dagli altri clienti. Il tono si rincorre, sarà un 25 aprile fortemente divisivo, aspettatevi tensioni, disordini, come se ciò fosse normale per una festa così importante che dovrebbe coinvolgere un intero popolo, non spaccarlo in due. Lo sapevano già, in gergo è una non notizia.

Non riesco a non pensare con reale disgusto che la nobile ricorrenza è gestita da facinorosi, gente che non aspetta altro che fare casino, occupare strade e piazze. Il 25 aprile 2024 è innanzitutto una manifestazione pro Palestina con profondi rigurgiti antisemiti che offendono la memoria della storia. Gli scontri annunciati cominciano già alle 8 del mattino a Roma, con insulti e lanci di sassi contro la comunità ebraica. Ci prova l’Anpi a placare le polemiche pur prendendosela con quei ministri che a detta loro ancora non riconoscono il 25 aprile. Sorpresa: al corteo di Milano è annunciato Antonio Scurati, mai così in alto nella classifica della popolarità, mannaggia a chi gli ha impedito di leggere quella chiavica di monologo sere fa, lo declamerà davanti alla folla commossa ed eccitata perché insulta il presidente del consiglio che di norma non si dovrebbe fare almeno per chi porta rispetto alle istituzioni. Incredibile, lo leggerà gratis, lui che non rinuncia ai soldi mai, ma stavolta il palcoscenico garantisce un ritorno d’immagine notevole, da tradurre in royalties insperate fino a una settimana fa. Non si fa nulla per nulla.

Mentre la presidente Meloni va all’altare della Patria, sento di disordini e tafferugli nella mia Torino, città sempre più difficile e aggressiva, assediata dall’estrema sinistra dei centri sociali che lorda i muri delle case con scritte antisemite e mai che si trovi il modo di sbatterne qualcuno in galera visto che l’antisemitismo è un reato tanto quanto l’apologia di fascismo, con la differenza che oggi il fascismo non esiste più mentre chi vorrebbe distruggere Israele attira consensi soprattutto nelle università dove non si studia più niente. 

Un altro corteo problematico è al Circo Massimo a Roma, mentre il sindaco Sala a Milano sostiene non basti dichiararsi antifascisti ma bisogna anche esserlo e nel frattempo conferma che sì, Scurati alla manifestazione ci sarà e leggerà davvero gratis e questa notizia davvero mi sconvolge perché ora finalmente saprò cosa vuol dire essere antifascista, lui dice che il fascismo non è mai morto e tocca credergli anche se in diversi hanno provato a spiegargli che è finito circa 80 anni fa. A proposito di maitre à penser, dal corteo di Roma si dice che qualcuno leggerà una lettera di Ilaria Salis, promossa a simbolo dell’antifa europeo, ormai un monologo o un’epistola dallo Spielberg non si nega a nessuno. In attesa di conoscerne i contenuti filosofici e teorici, a Milano il presidio dei “giovani palestinesi” grida Israele fascista sventolando bandiere che non hanno nessuna relazione con il nostro tricolore e anzi mi chiedo come un nuovo o vecchio partigiano le possa tollerare alla propria festa, forse è questa la prova che dell’essenza del 25 aprile non frega più niente a nessuno, basta fare casino, contestare il governo, dare del fascista a chiunque non la pensi allo stesso modo.

Una festa della Nazione si è trasformata in una kermesse per facinorosi. E mentre l’ex premier Prodi sostiene sia surreale il non poter più discutere di antifascismo, al corteo di Milano tra un Bella ciao e l’ invocazione di una nuova Intifada, finalmente arriva il monologo di Scurati e così questa giornata assurda acquisce un senso nonostante lo abbiamo ascoltato tante volte, come quando si arriva all’ultima serata di Sanremo e noi di Mengoni o Mahmood non ne possiamo proprio più. Lo legge, astuto, con il garofano rosso che era stato di Giacomo Matteotti ma anche di Bettino Craxi, lui si vero leader della sinistra che provo’ a superare le antiche divisioni. Mentre Sala annuncia Milano si propone come baluardo morale contro l’antifascismo, l’ultimo pensiero va all’imminente calendario: se supereremo indenni il 1 maggio poi la strada sarà in discesa. Nel dubbio, nessuna festa neppure allora, per me sarà una giornata di scrittura, di riflessione contro questo conformismo strisciante che a occhio mi pare molto più pericoloso di qualsiasi fantasma fascista.

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