Elon Musk
Elon Musk non è solo il proprietario di X, ma anche l’utente con il maggior numero di follower attivi sulla piattaforma. L’altro giorno, in un post polemico, ha affacciato un dubbio non da poco su Google, il motore di ricerca che tutti utilizziamo per cercare dati e documenti convinti della sua neutralità. E se invece fosse orientato? E se, in particolare, fosse già sceso in battaglia per influenzare le prossime elezioni americane a favore dei democratici?
A supporto e documentazione del sospetto, il fondatore di Tesla ha riprodotto lo screenshot di una sua ricerca: digitando «President Donald», il completamento automatico del motore di ricerca suggerisce «Donald Duck», cioè Paperino, che presidente non è stato mai, nemmeno nel regno della fantasia; «Donald Reagan», che glorioso presidente è stato ma in una lontana stagione storica e si chiamava Ronald con la R; oppure rimanda al presidente della MacDonald.
Alla grave accusa, Google ha risposto immediatamente ma in modo molto debole e poco convincente: negando interventi manuali, i responsabili dell’azienda hanno osservato che il completamento automatico è solo un aiuto offerto agli utenti, i quali sono poi liberi di cercare ciò che vogliono. E ci mancherebbe! Quei pochi organi di stampa che hanno dato un po’ di risalto alla vicenda si sono schierati quasi tutti con Google, facendosi persino complottisti e immaginando chissà quali disegni, anche politici, dietro la sortita di Musk. Probabilmente, per certe “anime belle” è un colpo non facile da incassare scoprire che le interferenze non sono solo quelle russe, le quali sono certamente probabili ma su cui si è costruita una retorica strumentale e faziosa. Che poi fra il proprietario di X e Larry Page, il cofondatore di Google e un tempo suo grande amico, non corra buon sangue, non è certo un mistero. Né si può negare che Musk abbia un forte interesse commerciale ad indebolire un concorrente diretto nel campo dell’Intellegenza Artificiale, come pure i media si sono affrettati a sottolineare.
Ma cosa cambia questo in merito all’oggetto dell’accusa? Anzi, se essa è fondata, non dovremmo fare altro che ringraziare la concorrenza, la quale, come sapevano i classici del pensiero economico e filosofico, fra le sue conseguenze non intenzionali ha proprio quella di aumentare la nostra consapevolezza generale sulle cose del mondo. I competitor commerciali, proprio perché sono tali, si controllano infatti a vicenda, pronti gli uni a giocarsi le eventuali defaillance degli altri anche sul terreno della correttezza o della deontologia professionale. Nessun potere esterno, né tanto meno quello dello Stato o delle spesso sedicenti “autorità indipendenti”, può esercitare questa funzione di controllo e smascheramento meglio di un concorrente.
Da questo punto di vista, dobbiamo ringraziare mille volte mille Musk: può piacerci o non piacerci, ma gli va dato atto di aver avuto in questi anni il merito di rompere quel monopolio progressista che regnava un tempo fra le Big Tech della Silicon Valley, cioè i grandi colossi della tecnologia digitale che gestiscono e controllano la più parte delle informazioni che circolano in rete (recentemente a Musk, nella battaglia antiprogressista, si è aggiunto un altro pezzo da novanta del potere digitale: Peter Thiel, cofondatore di PayPal, nonché uno dei massimi finanziatori, insieme al proprietario di X, della campagna elettorale di Trump).
Il post di Musk ha avuto poi un ulteriore merito, avendo posto finalmente l’attenzione su quello che sarà in futuro, ma probabilmente è già oggi, il campo di gioco della battaglia politica: non tanto o non solo il controllo dei dati, ma degli algoritmi con cui essi vengono selezionati e ci vengono presentati. Inutile dire che i contesti storici, le opinioni dominanti, gli interessi concreti, la morale comune ma anche quella che ci vorrebbero imporre i grandi centri del potere culturale, influenzano non poco questa selezione. In un certo senso, non può che essere così: l’oggettività non esiste, anche se essa è un ideale regolativo per le persone intellettualmente oneste. Che però noi si abbia piena consapevolezza di questi processi, non si può certo dire: un po’ per abitudine, un po’ per ignoranza, un po’ per conformismo, noi siamo portati a dare per vero ciò che si presenta come tale. Il progresso tecnico nel campo della comunicazione è stato così rapido che la nostra mente non si è forse ancora adeguata. Questa non sincronicità o dislivello, messa in luce da filosofi del calibro di Günther Anders già agli albori della rivoluzione informatica, non sarà superata facilmente. Ma operazioni di “smascheramento” come quella compiuta da Musk possono sicuramente aiutare.
Il bilancio delle devastanti inondazioni causate dalla tempesta che ha colpito il Texas centrale sale ad almeno 51 morti. Ventisette i dispersi.Il dato ufficiale fornito dalle autorità parla ancora di 43 vittime ed è probabile aumenti nella zona più colpita della contea di Kerr. Sempre le autorità sabato in una conferenza stampa hanno dichiarato che 15 delle vittime erano bambini. Il governatore Greg Abbott ha promesso che le squadre avrebbero lavorato 24 ore su 24 per soccorrere e recuperare le vittime. Ancora da ufficializzare il numero delle persone disperse, a parte 27 bambine che si trovavano in un campo estivo femminile.