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Giuseppe Conte in Senato: "Questo governo finisce qui. Io mi dimetto". Processo in aula a Salvini

di Giulio Bucchi domenica 25 agosto 2019

2' di lettura

"Questo governo è finito qui. Presenterò le mie dimissioni". Giuseppe Conte lo mette in chiaro alle ore 15.52, nel suo discorso sulla crisi in Senato. Il premier giudica "grave" la mozione di sfiducia presentata contro di lui dalla Lega, rifiutando una crisi nata da "conciliaboli privati e dal confronto in piazza e sui social". Una crisi, sottolinea, "che interrompe prematuramente l'azione di un governo che stava producendo risultati". E che avrà "conseguenze gravi", spiega ancora Conte: l'"esercizio provvisorio, altamente probabile". Poi la bordata contro Matteo Salvini, che avrebbe chiesto la crisi per "interessi personali e di partito". E qui scatta il boato di disapprovazione dei senatori leghisti, che interrompono per qualche secondo il discorso del presidente del Consiglio. Alla fine, il discorso del premier sorvola abbastanza velocemente sui meriti di questo governo, detta la linea "europeista" e di controllo dei conti che dovrà avere il prossimo esecutivo e diventa un processo a Salvini, criticato perché non ha riferito in aula sul caso dei soldi russi alla Lega e per l'uso politico dei simboli religiosi nei suoi comizi. Il primo punto su cui insiste Conte è quello della congiuntura economico-finanziaria e internazionale: "Questa crisi interviene in un momento delicato dell'interlocuzione con le istituzioni Ue. In questi giorni si stanno per concludere le trattativa per i commissari e io mi sono adoperato per garantire all'Italia un ruolo centrale. È evidente che l'Italia corre il rischio di partecipare a questa trattativa in condizioni di oggettiva debolezza", spiega a proposito della nomina del commissario italiano a Bruxelles.  Poi però si ritorna alle accuse contro Salvini. "Il diritto di voto è sacrosanto. Sollecitare i cittadini a votare ogni anno è irresponsabile. L'atteggiamento del vicepremier in queste settimane rivelano scarsa cultura costituzionale". E ancora: "Quando una forza politica si concentra su interessi di parte ed elettorali, non tradisce solo la vocazione più nobile, ma compromette l'interesse nazionale", perché "quando si assumono cosi' rilevanti incarichi istituzionali e dando il via del governo del cambiamento si assumo precisi doveri verso i cittadini e verso lo Stato". 

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