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Governo, rimpasto dopo le elezioni Europee? La Lega smentisce, eppure...

di Davide Locano domenica 26 maggio 2019

3' di lettura

Non bastava la rissa sull' oggi. Con Luigi Di Maio e Matteo Salvini che non si parlano più, come ammesso dal capo politico di M5S: «Con Salvini ormai parlo soltanto in consiglio dei ministri». Carroccio e pentastellati litigano anche sul "dopo". Su ciò che accadrà lunedì, una volta chiuse le urne. Ieri i grillini, in via preventiva, hanno chiuso la porta alle possibili richieste del Carroccio di aggiornare sia l' agenda, sia la composizione dell' esecutivo. «Le verifiche di governo bisogna farle quotidiane. È da un anno che le facciamo, quindi non credo sia un tema in agenda», ha detto il sottosegretario Stefano Buffagni. Un modo per stroncare sul nascere gli appetiti leghisti non tanto sul fronte della squadra di governo - la Lega «non chiederà alcun rimpasto», precisa Giancarlo Giorgetti, sottosegretario di Palazzo Chigi - quanto su quello del "Contratto". Per il quale il Carroccio, a fronte di un successo elettorale, potrebbe chiedere un aggiornamento in chiave leghista. Leggi anche: Giorgetti evoca la resa dei conti il giorno dopo il voto «Quando ci sono contratti non vedo perché modificarli», taglia corto Buffagni. Del resto, ricorda Di Maio, «il M5S ha il 36% del Parlamento italiano, abbiamo la maggioranza assoluta del consiglio dei ministri e così rimarrà. Non ho intenzione di parlare di poltrone lunedì». Il timore del Movimento è che la Lega, a fronte di un sorpasso cui comunque i grillini sono rassegnati, superi di dieci punti i pentastellati. A quel punto, si ragiona nel M5S, le sorti del governo sarebbero appese a un filo. «Se c' è chi pensa alla crisi dopo il voto, lo deve dire sabato (oggi, ndr) e non lunedì», intima Di Maio. A poche ora dall' apertura dei seggi, tra il ministro m5s e Salvini è rissa continua. Ospite di Canale 5, il capo del Viminale ha ironizzato sugli attacchi dell' alleato: «Negli ultimi giorni c' è stata una sequela di insulti contro di me, me ne dice di tutti i colori. Mi insulta un giorno sì e un giorno sì...». Tutta colpa dei successi elettorali del Carroccio: «Capisco che Di Maio è un po' nervoso, visto gli ultimi sondaggi che danno la Lega primo partito, ma non ho tempo per le polemiche, gli insulti e vado avanti». Salvini ha bollato come «fantasie» le accuse dei pentastellati, secondo cui la Lega sarebbe pronta a utilizzare i voti delle Europee per chiedere la testa di Conte: «Rispondo con i fatti e con il lavoro, non rispondo al nulla». Quanto a Giorgetti, resta al suo posto di sottosegretario. M5S resta all' offensiva sulla "questione morale", per Di Maio il punto debole della Lega: «Immaginate come sarebbe l' Italia senza il M5S: avremmo Berlusconi ministro della Giustizia, ci sarebbero ancora i condannati nella pubblica amministrazione». L' ultimo scontro riguarda la proposta leghista di modificare il reato di abuso d' ufficio. «Sono settimane che Salvini continua a fare la vittima dicendo che lo insulto. Nessuno lo ha mai insultato: abbiamo risposto quando ha chiesto di abolire il reato di abuso di ufficio, che spalancherebbe le porte ai raccomandati. La lotta alla corruzione è un valore, non un insulto. Se ci si attiene al Contratto, lavoriamo tutti serenamente. Mi auguro che da lunedì i leghisti possano lavorare di più». Di Maio prova ad arginare il Carroccio brandendo l' arma dell' anti-corruzione: «Gli italiani ci hanno sempre stupito: quello che gli chiedo è di votarci per continuare a contrastare la corruzione e i privilegi». In serata, chiusura della campagna elettorale a Roma in piazza della Bocca della verità (che ha stentato a riempirsi) con Davide Casaleggio. Assente Beppe Grillo, si è rivisto Alessandro Di Battista: «Beppe è sempre Beppe, ma il M5S va avanti con le sue gambe». (T.M.)

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