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Sergio Mattarella è all'angolo, ora si inventa un governo balneare: chi farà il premier e quando si voterà

di Caterina Spinelli domenica 11 agosto 2019

3' di lettura

Il governo gialloverde è una novità su tutto anche sulla possibile fine della legislatura che potrebbe generare. Una crisi di governo in piena estate non si era mai vista e, soprattutto, in autunno in Italia non si vota dal 1919.  Nulla, in teoria, osta a elezioni politiche anticipate in qualsiasi data, a dover decidere le sorti dell'esecutivo sono solo la Lega (forte dei consensi e ormai primo partito) e il Capo dello Stato, colui che deve indire nuovi comizi elettorali, una volta verificata l'impossibilità di far nascere un nuovo governo. Tentativo - riferisce Il Giorno - che il Colle compirà comunque, anche se è molto probabile non vada in porto. Una crisi di governo si può innescare per via parlamentare (il governo viene battuto in Aula, come è successo al I e al II governo Prodi) con un partito di maggioranza che lo sfiducia, o per via extraparlamentare, come è quasi sempre accaduto, nella storia della Repubblica. In entrambi i casi, il presidente del Consiglio ne prende atto e sale al Colle per rassegnare le dimissioni. Solo nel secondo caso, può chiedere di verificare se gode ancora della fiducia delle Camere: è la cosiddetta 'parlamentarizzazione' della crisi. Conte potrebbe dunque chiedere a Mattarella di seguire questa via. Il governo però potrebbe 'salvarsi' con un mini-rimpasto di governo (via Toninelli, via Trenta e via Tria, proprio come vuole Salvini), senza neanche passare per le Camere, o con un rimpasto vero e proprio (due o più ministri che cambiano), ma qui scatterebbe la richiesta di Mattarella, a Conte, di formalizzare il rimpasto con un passaggio alle Camere per verificare se gode ancora della loro fiducia. Leggi anche: Sondaggio Ipsos, il centrodestra avrebbe la maggioranza un caso di elezioni Con tutto questo iter si arriverebbe a settembre. Se, invece, la crisi fosse insanabile - prosegue Il Giorno - lo scenario cambia.  Il Capo dello Stato, sentiti i presidenti delle Camere e dopo le consultazioni di rito, indice le elezioni. Il tempo minimo che deve intercorrere necessariamente dal giorno dallo scioglimento delle Camere alle urne è di 45 giorni mentre quello massimo è di 70 giorni, ma il Viminale se ne prende 55/60 da quando votano gli italiani all'estero. A quel punto, il Cdm si riunisce per approvare il dpR (decreto del Presidente della Repubblica) con cui viene fissata la data del voto. In teoria, come è prassi, il cdm che si occuperà di ciò sarà quello dimissionario, cioè Conte, ma si dice che Mattarella imporrebbe un governo tecnico (che, dato il periodo, sarebbe 'un governo balneare') per portare il Paese al voto con i crismi della neutralità. Gli italiani potranno così essere chiamati al voto il 13 ottobre, ma è implausibile: le Camere dovrebbero essere sciolte a ridosso di Ferragosto. Mentre per votare il 20 ottobre, le Camere vanno sciolte dopo Ferragosto, tra il 20 e il 22 agosto. Infine, per votare l'ultima domenica di ottobre, il 27, le Camere potrebbero essere sciolte, al più tardi, anche il 27-28 agosto. Poi, più ci si inoltra in autunno più, è ovvio, le elezioni si allontanano.

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