Nel Pd si combatte a colpi di preferenze. E sotto traccia, neanche troppo, c’è chi studia la via d’uscita. Perché la nuova legge elettorale rischia di diventare il detonatore della resa dei conti interna ai dem di Elly Schlein. Altro che campo largo.
Come racconta anche Il Giornale, una soglia di sbarramento al 3% potrebbe trasformarsi nel grimaldello perfetto per una scissione in piena regola. Lo schema è chiaro: Schlein punta a un partito posizionato stabilmente a sinistra, con liste blindate e fedelissimi in cima. I riformisti, invece, vogliono le preferenze, il confronto diretto con gli elettori, il peso del territorio. E mentre Fratelli d’Italia insiste con un emendamento per ripristinare la scelta popolare, il Nazareno si spacca.
La segretaria, che in passato si era detta favorevole alle preferenze, ora traccheggia. I listini bloccati le consentirebbero di “infarcire” le candidature con uomini e donne di stretta osservanza schleiniana. Dall’altra parte, l’area vicina a Stefano Bonaccini alza la voce. Lo “Stabilicum è una schifezza. Noi vorremmo le preferenze”, sbotta Dario Nardella a Rai Radio 1. E Bonaccini rincara: “La politica ha un problema nel momento in cui riduce la partecipazione”.
Parole che suonano come un avvertimento. Perché la tentazione della fuga esiste. “Con la soglia di sbarramento al 3%, qualcuno potrebbe credere a un nuovo Terzo Polo con Calenda e magari con Silvia Salis”, confida al Giornale un esponente dell’ala liberal. Quindi, se si va allo scontro, qualcuno potrebbe salutare e approdare sotto l’ombrello centrista di Carlo Calenda, pronto a fare da ago della bilancia. I nomi che circolano: Pina Picierno, Graziano Delrio. Per ora sussurri. Ma la miccia è accesa. E mentre Schlein prova a tenere insieme il partito, la legge elettorale rischia di fare ciò che le correnti non sono riuscite a fare finora: dividere il Partito Democratico in due.