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Berlusconi, la carta in più: il 12% degli astenuti potrebbe votare Silvio e il centrodestra

di Giulio Bucchi domenica 7 gennaio 2018

3' di lettura

Il Cavaliere ne è convinto da sempre: le elezioni politiche del 4 marzo si vincono riportando alle urne gli astenuti. Così Silvio Berlusconi ha aperto con largo anticipo la caccia a chi diserta i seggi. L' ultima mossa è stata la creazione della cosiddetta "quarta gamba" del centrodestra, creata per non lasciare nulla al caso alla vigilia del duello "a tre" con Pd e M5S. E i sondaggi, poco a poco, iniziano a dare ragione all' ex premier: se c' è una coalizione in grado di pescare nell' area del «non voto», quella è il centrodestra. Gli ultimi numeri che rafforzano le speranze di Berlusconi di avvicinarsi alla fatidica quota del 40% dei consensi, che permetterebbe all' asse FI-Lega-Fratelli d' Italia di ottenere il controllo di Camera e Senato, li fornisce l' analista politico Arnaldo Ferrari Nasi nel report sul «voto utile». «Il centrodestra ha una capacità attrattiva maggiore di Pd e grillini, soprattutto tra i giovani e nelle regioni del Mezzogiorno», sostiene, dati alla mano, Ferrari Nasi. I rapporti di forza tra i tre blocchi sono noti: nell' ultima rilevazione, l' alleanza tra Berlusconi, Salvini e Meloni è in testa con il 35% dei voti. Un paio di punti in più dell' ipotetica coalizione di centrosinistra - ma tra i dem di Matteo Renzi e Liberi e Uguali di Pietro Grasso volano gli stracci - e otto sui pentastellati. C' è, però, un quarto incomodo: l' area - che Ferrari Nasi stima al 33% - di chi adesso non ha intenzione di andare a votare. Un blocco che, se dovesse decidere di recarsi alle urne, lo farebbe eventualmente per scegliere il centrodestra. È questo il risultato di un quesito che l' istituto di ricerca ha posto agli intervistati determinati a non presentarsi al seggio: «Lei ha detto che non voterà o che non sa cosa votare. Ma oggi, chi le fa meno schifo degli altri?». Il 72% ha ribadito che in ogni caso non si presenterà al seggio. Ma il 12% ha risposto che, messo alle strette, prenderebbe in considerazione l' ipotesi di scegliere la coalizione di Berlusconi. Solo il 7,8% degli interpellati, al contrario, sarebbe orientato a scegliere il centrosinistra - una coalizione tutta da costruire - e il movimento di Beppe Grillo. Il sondaggio porta in dota al Cav un' altra buona notizia. In questo caso i protagonisti sono gli elettori delle tre formazioni politiche che si contenderanno la vittoria tra poco più di tre mesi. Ad oggi, lo spirito di appartenenza ha la meglio. Ma cosa accadrà a quindici giorni dal voto, quando il richiamo al «voto utile» la farà da padrone? «Un terzo degli elettori italiani potrebbe essere costretto a fare una scelta tra gli altri due blocchi politici in odore di vittoria», osserva Ferrari Nasi. «Se, poco prima delle elezioni, si vedesse che i due più probabili vincitori saranno gli altri due contendenti, cosa farà, aiuterà qualcuno?», è la domanda rivolta ai sostenitori di centrodestra, Pd e M5S. Il risultato del sondaggio è stato che in nessun caso c' è qualcuno disposto ad aiutare il centrosinistra. L' elettore di centrodestra, infatti, se fosse costretto a scegliere tra Pd e grillini, opterebbe per il movimento di Grillo più che per il Pd (23% contro 15%), come del resto potevano lasciar presagire i risultati elettorali delle Comunali di Roma e Torino del 2016, quando Virginia Raggi e Chiara Appendino sconfissero i candidati del Pd grazie soprattutto ai voti del centrodestra. E i grillini ricambierebbero il favore: tra centrodestra e Pd, il 22% sceglierebbe la coalizione del Cav, il 17% i democratici. Quanto ai dem, sulla falsariga di quanto ammesso da Eugenio Scalfari, preferirebbero votare centrodestra piuttosto che M5S (15% contro 10%). Due simulazioni delineano meglio lo scenario. Nella prima, con centrosinistra coalizzato e grillini perdenti, la logica del «voto utile» porterebbe in dote al centrodestra - dal M5S - quattro punti percentuali in più contro il solo a favore del centrosinistra. In questo modo, l' alleanza berlusconiana prevarrebbe di cinque punti (39%-34%). Anche nel secondo caso, con il centrosinistra diviso tra Pd e LeU, il "ballottaggio" a due tra grillini e centrodestra favorirebbe l' asse Fi-Lega-FdI, che balzerebbe dal 35 al 39%. di Tommaso Montesano

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