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"Una debacle"

domenica 11 marzo 2018

2' di lettura

Roma, 5 mar. (AdnKronos) - "Il Pd andrà all'opposizione". E' stato Ettore Rosato, in tv, a sdoganare sin dai primi exit poll la parola che tutti temevano ma nessuno osava pronunciare al Nazareno fino a oggi. Una lettura apparsa subito scontata, con i numeri delle urne che di ora in ora hanno lasciato pochi margini ai dem, addirittura con l'asticella del 20% diventata difficile da agguantare. "Un tracollo. Una debacle", si è lasciato sfuggire persino qualche renziano scorrendo i numeri davanti alla tv. Al Nazareno, Matteo Renzi è arrivato prima del previsto e si è chiuso nel suo ufficio con un manipolo di big: Maurizio Martina, Matteo Orfini, Francesco Bonifazi, Luca Lotti, Matteo Richetti. "La notte sarà lunga", è stato l'invito alla prudenza subito diffuso dal Nazareno. E poi: "Le proiezioni sono diverse". Intanto, però, tv e social diffondevano numeri difficili da digerire, tra il 18 e il 21%. Lontanissimi dal 40% delle europee e dal referendum, ma anche dalla "non vittoria" di Pier Luigi Bersani nel 2013. "Complimenti a Leu", è stato uno dei commenti di Renzi tra un exit poll e una proiezione. Ma lo 'schema' di buttare la croce sugli scissionisti regge solo fino a un certo punto, visti i risultati poco lusinghieri raggiunti dai bersaniani. La delusione, tra i dem, è evidente. Così come la tensione. Nessun dirigente si è fatto vivo in sala stampa, disertata nonostante il numero record (300) di accreditati. La minoranza interna, anche fisicamente, sembra aver già preso le distanze da Renzi: Andrea Orlando ha disertato il Nazareno, per seguire lo spoglio a La Spezia, nel suo collegio. E anche il premier Paolo Gentiloni ha scelto il suo ufficio a palazzo Chigi per seguire lo spoglio. Il primo argomento di discussione sarà quello della composizione della delegazione da inviare al Quirinale per le consultazioni: dovrà essere meno 'renzizzata', è la richiesta della minoranza. Anche se i numeri (salvo sorprese) hanno disinnescato le larghe intese con Forza Italia. "Il Pd non è interessato a un governo con i 5 Stelle", ha tra l'altro chiarito Rosato spazzando via un'ipotesi fino a qualche giorno fa da incubo per i dem. Occhi puntati anche sulle mosse di Dario Franceschini. Per paradosso, proprio una percentuale troppo bassa (con il partito troppo fragile) potrebbe stoppare le pretese degli anti renziani. Anche per questo qualche democratico già in nottata invocava un intervento dei padri nobili come Walter Veltroni e Romano Prodi. Ma sembra impossibile da evitare l'apertura della discussione sulla linea e sulle scelte di Renzi già nelle prossime ore. Tra i dem, circola già l'ipotesi della richiesta di una Direzione da convocare prima dell'avvio delle consultazioni. Renzi ha sempre negato l'intezione di voler cedere il passo. "Resterò fino a 2021", ha chiarito solo pochi giorni fa. Ma un Pd sotto il 20% è un risultato nemmeno ipotizzato nei giorni scorsi che aprirebbe scenari inattesi. Tanto che lo stesso Rosato, di fronte una domanda sul futuro del segretario, ha spiegato: "Deciderà lui".

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