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Pd, fuori Matteo Renzi e dentro Carlo Calenda: toh, che caso, proprio dopo il disastro del 4 marzo...

di Giulio Bucchi domenica 11 marzo 2018

2' di lettura

In poche ore torna in campo e fa tremare il Pd. Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo stimatissimo in ambienti trasversali (dal Quirinale fino ad Arcore), si è tenuto opportunamente lontano dalla campagna elettorale, senza essere candidato, forse per giocarsi fino in fondo le sue carte da premier nella prospettiva di un governo di larghe intese. Piani sconvolti dal voto e dal trionfo di M5s e Lega, e ora il ministro su Twitter cala gli assi. Prima, un post molto polemico lunedì sera con il segretario dimissionario del Pd Matteo Renzi: "Condivido in pieno linea su no Governo con 5s - esordisce -. Non commento percorso congressuale e timing dimissioni perché non sono iscritto al Pd, trovo fuori dal mondo l'idea che la responsabilità della sconfitta sia di Gentiloni, Mattarella (x voto 2017) e di una campagna troppo tecnica". Insomma, punto per punto, smonta la tesi auto-difensiva di Renzi. Martedì mattina, l'annuncio-bomba: "Non bisogna fare un altro partito ma lavorare per risollevare quello che c'è. Domani mi vado ad iscrivere al Pd". Non bisogna fare un altro partito ma lavorare per risollevare quello che c'è. Domani mi vado ad iscrivere al @pdnetwork. https://t.co/5Jem2aDZfO — Carlo Calenda (@CarloCalenda) 6 marzo 2018 Strane coincidenze: Renzi sulla strada dell'addio, Calenda sulla porta d'ingresso. E visto che i rapporti tra i due non sono mai stati morbidi, non può essere un caso. Come non può essere un caso che a dargli il benarrivato siano stati, tra i primissimi, Paolo Gentiloni e Maurizio Martina. Guarda caso, due tra i più duri con Renzi, a cui avrebbero chiesto (insieme a Graziano Delrio) le dimissioni immediate al posto di quelle solo annunciate. Grazie Carlo! https://t.co/OIpELxF36p— Paolo Gentiloni (@PaoloGentiloni) 6 marzo 2018

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