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Altro che voto a giugno. Il "codicillo": perché si torna al voto tra un anno (forse)

di Giulio Bucchi domenica 6 maggio 2018

1' di lettura

La crassa ignoranza di Luigi Di Maio (ex vicepresidente della Camera, di regolamenti dovrebbe intendersene) ha rilanciato l'idea di un ritorno al voto a giugno. Impossibile, mancano i tempi tecnici (la legge sugli italiani all'estero indica un minimo di 60 giorni di preavviso per avviare le procedure elettorali) e dunque al massimo se ne potrebbe parlare per luglio.  In ogni caso, però, manca la volontà. Quella di Matteo Salvini, che alla faccia dell'appello grillino ora vuole ritentare la via di un governo, e soprattutto quella di Sergio Mattarella. Il retroscena di Marzio Breda sul Corriere della Sera sottolinea come il presidente della Repubblica consideri addirittura un "orrore" il voto anticipato a settembre/ottobre, perché in mancanza di una legge elettorale diversa (e non è detto che in estate questo Parlamento riesca ad accordarsi per rifarla) i risultati in autunno potrebbero essere drammaticamente simili a quelli del 4 marzo, la fotografia di uno stallo impossibile da superare. E anche ammesso si trovasse una maggioranza, i tempi tecnici per alcuni passaggi fondamentali come la legge di Stabilità sarebbero a detta del Colle troppo stretti. In entrambi i casi, l'Italia non rischierebbe solo "l'esercizio provvisorio" ma pure l'esposizione "a nuove speculazioni finanziarie". Facendo due conti, dunque, il Quirinale potrebbe caldeggiare un "governo di tregua" (variante fantasiosa del governo del presidente, o governissimo) che traghetti l'Italia almeno al 2019. Un anno dopo le ultime politiche. 

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